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Pan, il dio grande fecondatore

Il dio Pan, rappresentazione della natura in tutta la sua forza selvaggia, divenuto poi ingiustamente simbolo di malvagità

Pan, il dio grande fecondatore Rappresentazione della natura in tutta la sua forza selvaggia, il dio Pan è sempre stato visto come la forza generatrice in forma maschile, e ancor oggi viene riconosciuto dalla religione wiccan come il padre benefico, contrapposto alla Dea, la Terra, Gea, che è la forza primaria.

In quanto fecondatore ha avuto fin dall'inizio una grande connotazione sessuale, che assieme al suo aspetto repellente ne hanno fatto il simbolo della supremazia maschile.

Le grandi corna, le zampe irsute e gli zoccoli, la coda, la folta barba, nonché la forte carica sessuale, la capacità di generare panico solo con il suo aspetto e con il suo urlo, resero inevitabile che con l'avvento del cristianesimo venisse identificato col diavolo. Oppure, come dichiarano alcuni studiosi, che sia stato assimilato alla religione cristiana con questo nome.

Da sempre a Pan e ai suoi satiri sono state associate le ninfe, creature primordiali, spiriti stessi della natura, che da essa sono state generate. Fanciulle bellissime, anch'esse depositarie di una forte carica sessuale, al punto che dal loro nome è derivata, in tempi moderni, la parola ninfomane.

Le ninfe e i satiri sempre si sono accoppiati nel folto delle foreste, sotto le fronde di querce millenarie, in un gioco sessuale antichissimo. Era quella l'occupazione primaria di siffatte creature, esseri creati dalla natura stessa e da essa dominati.

Ninfe e Satiri si accoppiano nei boschi
foto: "Nymphs and Satyr" (Nymphes et Satires) un dipinto del 1873 di William-Adolphe Bouguereau

Generare. Generare la vita, i raccolti, le messi, ogni specie vegetale, e le greggi, e gli animali selvatici. Protettori dei boschi e dei campi, conducevano una vita semplice e bucolica, suonavano i loro flauti, dormivano all'ombra dei vecchi alberi, assaggiavano tutti i piaceri del sesso.

Il cristianesimo cambiò tutto, assimilò le vecchie religioni adattandole, e poiché non vi era posto per loro in Paradiso, furono gettati all'Inferno.

Pan divenne Satana, e i suoi satiri i diavoli. Le lascive ninfe divennero perfide streghe, e i piacevoli svaghi di satiri e ninfe nel cuore della foresta divennero sabba infernali dove le streghe si accoppiavano con diavoli caprini e deformi.

Le statue e i dipinti che raffiguravano queste unioni innaturali e blasfeme fin troppo assomigliavano a quelle più festose dell'accoppiamento tra i satiri e le ninfe.

Il dio Pan intento a suonare il flauto Pan, incontrastato dio della natura, fu trasformato nel signore degli Inferi, titolo che sarebbe stato senz'altro più appropriato per Ade. Ancora una volta il povero Pan era stato tradito dal suo aspetto bestiale. Il dio della natura, della crescita, della vita stessa, il generatore, colui che donava il sostentamento agli uomini, ora era ritratto come il distruttore, simbolo di ogni malvagità e corruzione.

Come si era giunti a questo? Come mai le timide ed eteree ninfe si erano trasformate nelle perfide streghe? Perché le loro gioie terrene erano diventati abominevoli sabba?

Ovviamente una religione che reprimeva il sesso e che lo considerava causa di ogni sventura non poteva accettare una mitologia che del sesso aveva fatto la propria stessa ragione di vita. Non poteva semplicemente dimenticarli e consegnarli all'oblio, ma era necessario demonizzarli, perché fossero sempre di monito agli uomini.

L'unione stessa di fanciulle all'apparenza umane con esseri di discendenza animalesca, era ai loro occhi un abominio, che hanno cercato di cancellare in secoli e secoli di oppressione e inquisizione.

L'accoppiamento tra i satiri e le ninfe, della donna con la bestia, era penetrata nell'immaginario collettivo come rappresentazione di quanto più repellente, e allo stesso tempo conturbante, la mente umana fosse in grado di concepire. Il fondamento stesso del proibito, che attraeva e provocava repulsione allo stesso modo. Un'unione spontanea, primitiva, selvaggia, slegata dal concetto cristiano di amore, ma dominata solo dalla lussuria e dal piacere. Un desiderio irrefrenabile di queste fragili fanciulle del puro atto sessuale, accompagnato all'altissima carica sessuale di questi esseri umanoidi, estremamente dotati al punto che una donna normale sarebbe fuggita solo vedendoli.

Quale altra immagine avrebbe potuto essere più invisa al cristianesimo?

Pan si aggira nella Natura Nel ricordo sbiadito di Pan e delle sue ninfe, migliaia e migliaia di donne hanno affrontato il rogo, chi colpevole di averlo incontrato solo nei propri sogni, chi di aver amato la natura e accettato i suoi doni, chi innocente vittima delle circostanze.

Questa assimilazione fu quanto mai strana perché Pan è l'unica divinità ellenica di cui esista un mito sulla sua morte.

Quindi l'unico dio, e perciò immortale, che sia comunque morto. Anzi, la morte di quell'essere amante delle selve, dei prati e delle montagne, che pascolava le sue greggi e allevava le api, un dio perennemente allegro, legato in modo così viscerale alla natura e ai piaceri della carne, gettò il mondo intero nell'angoscia, quando venne data notizia della sua scomparsa.

Con esso scomparivano la natura selvaggia, i boschi impenetrabili ora violati dall'uomo, gli animali liberi sempre più decimati, l'equilibrio stesso su cui era fondata l'esistenza.

Un mito, quello dell'essere caprino, che aveva le proprie radici in un passato lontanissimo e le cui tracce si potevano trovare in molte mitologie tra le più disparate. In Italia il suo nome era Fauno, e la sua specie veniva chiamata con i nomi di fauni e silvani, già molto prima che venissero identificati con i satiri. Esseri magici che sempre, in epoca pre-cristiana, erano considerati ovunque divinità benevole, portatrici di vita.

Sono dovuti trascorrere quasi due millenni prima che a Pan fosse restituito il suo ruolo primordiale di divinità pagana.


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Pan, il dio grande fecondatore
Articolo scritto da: Stefano Pastor
Pubblicato il 08/01/2011

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