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Cherubini

I Cherubini sono angeli della prima sfera dei Cori Angelici, che godono di una completa conoscenza di Dio.

Cherubini Cos’è un cherubino?
Può darsi che molti abbiano in mente un’immagine ben precisa, quella di un angioletto, spesso con le sembianze di un bambino paffuto, dotato di un paio di ali bianche, che fa capolino tra soffici nuvolette. Questa rappresentazione, in realtà, deve essere associata ai cosiddetti putti, o amorini, d’ispirazione mitologica.

I cherubini invece hanno un’origine ben diversa, inizialmente legata alla religione ebraica e, successivamente, a quella cristiana, fino ad approdare a quella islamica.

Il fatto che i cherubini possano essere confusi con gli amorini è un errore dovuto alla loro particolare rappresentazione, infatti vengono spesso raffigurati con bellissimi volti sorretti da quattro ali, soprattutto negli stemmi nobiliari, dove talvolta le ali sono incrociate. Però quelle immagini non corrispondono alla realtà, secondo quanto è testimoniato dal profeta Ezechiele nel libro della Bibbia che porta il suo nome.

Cosa sono quindi i cherubini?
È inequivocabile dall’aspetto con cui compaiono nella storia dell’arte che si tratti di angeli, ovvero di puri spiriti, emanazione diretta dell’amore di Dio. È comune a molte tradizioni religiose il fatto che un angelo sia un essere spirituale che serve Dio, o più in generale gli dei, e assiste l'uomo nella sua esistenza terrena a beneficio della sua crescita spirituale.

Per quanto riguarda l’origine dei cherubini, non si può essere precisi, dato che le Sacre Scritture non la approfondiscono, ma considerano la loro esistenza un dato di fatto.

La questione sull’origine degli angeli era così dibattuta tra varie scuole di pensiero che una sua analisi approfondita ci porterebbe troppo oltre gli scopi di questo articolo. Basti ricordare la "lezione angelologica" di Beatrice dei canti XXVIII e XXIX del Paradiso della Divina Commedia, dove Dante Alighieri esprime le proprie teorie con solidi argomenti filosofici in contrapposizione con tesi all’epoca già affermate. È nel primo di quei due canti che Dante cita proprio i cherubini: "E quella [Beatrice] che vedea i pensier dubi / ne la mia mente, disse: «I cerchi primi t’hanno mostrato Serafi e Cherubi. / Così veloci seguono i suoi vimi, / per somigliarsi al punto quanto ponno; / e posson quanto a veder son soblimi..." (Paradiso, XXVIII 97-102).

Illustrazione dell'Arca dell'Alleanza con i due cherubini Nel testo dantesco i cherubini e i serafini (un altro tipo di angeli) vengono chiamati Serafi e Cherubi, forme vicine a quelle ebraiche Seraf e Cherub. I "vimi" sono i legami d’amore che li uniscono a Dio. Per la loro vicinanza al Creatore, loro ne hanno una perfetta visione e quindi la somiglianza con Dio è la massima possibile, capacità che invece ha un grado d’intensità progressivamente minore per le altre creature.

In quanto angeli fanno parte, secondo la tradizione, di una complessa gerarchia di cui potremmo avere qualche riminiscenza scolastica ricordando proprio i canti del Paradiso citati poco sopra.

I cosiddetti "Cori Angelici" fanno la loro comparsa nei primi secoli del Cristianesimo quando lo Pesudo-Dionigi scrive il suo De Coelesti Hyerarchia in cui cui si descrivevano, sulla base di alcune lettere del Nuovo Testamento attribuite a San Paolo, tre Sfere di angeli ognuna suddivisa in tre Cori.

Della prima Sfera, quella più prossima a Dio, secondo lo Pesudo-Dionigi, facevano parte Serafini, Cherubini e Troni. Nelle Sfere successive prendevano posto altri generi di angeli fino ad arrivare agli Arcangeli e agli Angeli, propriamente detti.

Altri schemi successivi, sviluppati nel Medioevo, fecero in modo che gli Arcangeli fossero invece collocati nella prima Gerarchia al posto dei Troni.

In ogni caso, i Cherubini seguono immediatamente i Serafini. Questi ultimi appartengono all’ordine più elevato, sono posti accanto al trono di Dio, di cui sono i guardiani, e ne tessono continuamente le lodi.

Illustrazione dell'Arca dell'Alleanza con i due cherubini Anche i Cherubini godono di una completa conoscenza di Dio, superata soltanto dall'amore dei Serafini. Hanno perciò la capacità di contemplare il Divino e, a loro volta, lo trasmettono senza il desiderio di tenerlo tutto per loro, senza avarizia perciò, alle Gerarchie inferiori, e senza invidiare i Serafini, che godono di una vicinanza superiore. Per questi esseri odio, avarizia e invidia sono sentimenti sconosciuti: solo gli "angeli caduti", ovvero Lucifero e i suoi seguaci, li avevano provati, secondo la tradizione, e vennero scaraventati sulla Terra diventando demoni.

La loro prima rappresentazione è segnalata nella Bibbia, infatti una coppia di cherubini adornava il coperchio dell’Arca dell’Alleanza, che conservava le Tavole della Legge dettate da Dio a Mosè. Chi avesse visto il famoso film I predatori dell’arca perduta ha un’idea hollywoodiana di come poteva essere il coperchio dell’Arca.

Inoltre, altre rappresentazioni vengono spesso citate come ornamento anche in altri passi dell’Antico Testamento: nel Genesi, nell’Esodo, nel primo libro di Samuele, nel primo e secondo libro dei Re, nel primo e secondo libro delle Cronache, nei Salmi, in Isaia e in Ezechiele. Vengono poi ricordati in alcune lettere del Nuovo Testamento attribuite a San Paolo, in particolare nella lettera agli Efesini e in quella ai Colossesi, oltre che citati dall’autore della lettera agli Ebrei.

I cherubini sono caratterizzati dalla loro vicinanza a Dio, ma sono depositari anche di una missione di protezione che gli è stata affidata. Infatti, sono i guardiani del giardino dell'Eden e del trono di Dio.
Nel Genesi (3,24) si dice:

"Così egli [Dio] scacciò l'uomo [Adamo] e pose a oriente del giardino d'Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita."


Il libro dell’Esodo, invece, li cita più volte solamente come ornamento, in particolare sull’Arca dell’Alleanza che custodiva le Tavole della Legge (Esodo 25,18-22):

"Farai due cherubini d'oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fa' un cherubino ad una estremità e un cherubino all'altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l'uno verso l'altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio. Porrai il coperchio sulla parte superiore dell'arca e collocherai nell'arca la Testimonianza che io ti darò. Io ti darò convegno appunto in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull'arca della Testimonianza, ti darò i miei ordini riguardo agli Israeliti."


Nel primo libro dei Re, le rappresentazioni dei cherubini ad ali spiegate sono citate come ornamento del tempio di Gerusalemme, che sostituì al tempo di Salomone la tenda mobile nella quale era conservata l’Arca dell’Alleanza.
Nel libro di Samuele e nei libri dei Re, viene detto che il Dio di Israele siede sui cherubini (2Re 19,15):

"Signore Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra."


Ma solo nelle visioni descritte dal profeta Ezechiele i cherubini acquistano un aspetto ben definito, per quanto estremamente enigmatico e difficile da visualizzare (Ezechiele 10,1-22):

"Io guardavo ed ecco sul firmamento che stava sopra il capo dei cherubini vidi come una pietra di zaffìro e al di sopra appariva qualcosa che aveva la forma di un trono. […] Ora i cherubini erano fermi a destra del tempio, quando l'uomo vi andò, e una nube riempiva il cortile interno. La gloria del Signore si alzò sopra il cherubino verso la soglia del tempio e il tempio fu riempito dalla nube e il cortile fu pieno dello splendore della gloria del Signore. Il fragore delle ali dei cherubini giungeva fino al cortile esterno, come la voce di Dio onnipotente quando parla. […] Io stavo guardando: i cherubini avevano sotto le ali la forma di una mano d'uomo. Guardai ancora ed ecco che al fianco dei cherubini vi erano quattro ruote, una ruota al fianco di ciascun cherubino. Quelle ruote avevano l'aspetto del topazio. Sembrava che tutte e quattro fossero di una medesima forma, come se una ruota fosse in mezzo all'altra. Muovendosi, potevano andare nelle quattro direzioni senza voltarsi, perché si muovevano verso il lato dove era rivolta la testa, senza voltarsi durante il movimento. Tutto il loro corpo, il dorso, le mani, le ali e le ruote erano pieni di occhi tutt'intorno; ognuno dei quattro aveva la propria ruota. Io sentii che le ruote venivano chiamate «Turbine». Ogni cherubino aveva quattro sembianze: la prima quella di cherubino, la seconda quella di uomo, la terza quella di leone e la quarta quella di aquila. I cherubini si alzarono in alto: essi erano quegli esseri viventi che avevo visti al canale Chebàr. Quando i cherubini si muovevano, anche le ruote avanzavano al loro fianco: quando i cherubini spiegavano le ali per sollevarsi da terra, le ruote non si allontanavano dal loro fianco; quando si fermavano, anche le ruote si fermavano; quando si alzavano, anche le ruote si alzavano con loro perché lo spirito di quegli esseri era in loro. La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all'ingresso della porta orientale del tempio, mentre la gloria del Dio d'Israele era in alto su di loro. Erano i medesimi esseri che io avevo visti sotto il Dio d'Israele lungo il canale Chebàr e riconobbi che erano cherubini. Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d'uomo sotto le ali. Il loro sembiante era il medesimo che avevo visto lungo il canale Chebàr. Ciascuno di loro procedeva di fronte a sé."


La cosa sorprendente del brano di Ezechiele è l’insistenza con cui il profeta ripete certi particolari. Sembra che voglia raccontare quello che ha visto senza aver compreso a pieno ciò a cui ha assistito, e senza avere la possibilità di mostrarlo con immagini, ma solo a parole. In particolare i riferimenti alle quattro "ruote" e quelle "mani d’uomo" che compaiono sotto le ali sono estremamente enigmatiche, così come il fatto d’essere "pieni di occhi", oltre alle quattro sembianze con cui si presentano contemporaneamente: di cherubino, d’uomo, di leone e d’aquila.

Non poi è così stravagante che qualcuno abbia visto nella descrizione di Ezechiele un qualche tipo di veicolo spaziale alieno mosso da quattro ruote denominate "turbine".

Cosa abbia visto veramente il profeta nella sua visione non ci è dato sapere: per lui si trattava di cherubini. La sua figurazione di questo tipo di angelo è la più completa che ci sia pervenuta attraverso le Sacre Scritture. Il fatto che sia successiva alla rappresentazione che di loro si faceva sull’Arca dell’Alleanza, molto più tradizionale, lascia il dubbio su cosa il profeta abbia visto veramente, ma un’indagine ulteriore su questo particolare meriterebbe un articolo a parte.

I Cherubini dipindi da Raffaello


Fonti:
http://www.laparola.net
http://www.angelologia.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Serafino
http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo
http://it.wikipedia.org/wiki/Cherubino
http://it.wikipedia.org/wiki/Arcangelo
http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo
http://it.wikipedia.org/wiki/Arca_dell’alleanza
http://it.wikipedia.org/wiki/Gerarchia_degli_angeli


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Cherubini
Articolo scritto da:
Pubblicato il 21/08/2012

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