Recensione Romanzo Horror
Non mi uccidere

Libri > Recensioni > Non mi uccidere, di Chiara Palazzolo, edito da Piemme nel 2005 al prezzo di 16.50 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di Non mi uccidere di Chiara Palazzolo Questa, sia chiaro miei infedeli lettori, intende essere insieme recensione ed espiazione, ammissione di colpa e lavaggio pubblico di panni sporchi, un modo come un altro per cominciare un nuovo percorso con voi telanerini, bello puro e splendente, come lavato con la candeggina…

L’ammissione più grave è quella che, perlomeno per il sottoscritto, non esiste recensione o critica oggettiva né, tanto meno, pienamente obbiettiva.
Se entro in sala a vedere un film e ho alle spalle una giornata di lavoro particolarmente stressante oppure ho mangiato pesante potete stare tranquilli che vedrò il film in maniera diversa che, poniamo, se avessi potuto dormire fino a mezzogiorno insieme a tre modelle di Penthouse. Se poi in sala ci sono venticinque marmocchi che fanno casino e mettono in atto la terza guerra milanese dei telefonini, ecco che esce fuori un film ancora diverso.
Non si scappa. Per quanto professionale mi sforzi di essere.
Stessa cosa con i libri, quindi.

Entro in un noto book store del centro, qualche mese fa, e mi spunta sotto gli occhi, fungo nerastro e malefico, una pila dell’ultimo libro di Chiara Palazzolo, Non mi uccidere.

Era un periodo stressante della mia vita. Storie che non riuscivano a chiudersi, non avevo sufficienti piastrine nel sangue per riuscire a chiudere e rimarginare le ferite e proiettavo all’esterno certo disagio interiore. Mi vedo questo tomo, copertina rigida (le odio, preferisco sempre l’edizione tascabile), immagine davvero stereotipata con un pipistrello sullo sfondo della luna piena, titolo che richiama quello di Giorgio Faletti, prezzo alto, editore importante…

Chiaramente non lo compro e ne penso tutto il male possibile, fra invidia (questa *#@§ ha pubblicato su Piemme e io che sono centomila volte meglio ho fatto l’errore di pubblicare a pagamento!) e scarso interesse verso quella che mi sembrava un parto sghembo a metà strada fra Isabella Santacroce e Anne Rice, due autrici che ho letto molto e che non mi sono mai piaciute. Passa qualche settimana e sul forum di una nota rivista online dedicata all’horror vengo stuzzicato da un user semianonimo che mi chiede cosa penso del libro. Scatto come una vipera e rispondo che non recensisco libri di case editrici che non si degnano nemmeno di inviarmeli gratis. Very professional, Elvezio style.

La smerdata è dietro l’angolo: qualche settimana dopo il direttore del circuito di siti di cui fa parte anche la nota rivista mi porge una copia del libro dicendo che l’autrice (o qualcuno della casa editrice, ora non ricordo) avrebbe gradito un mio parere.
Arrossisco (bella forza, basta una brezza di vento con il sottoscritto) e ficco il libro nello zaino.

(A questo punto o state ancora leggendo e avete dimostrato tutto il vostro amore per Elvezio oppure siete già andati su Google a cercare recensioni serie di Non mi uccidere e male ve ne incoglierà, in quanto questa è la recensione migliore che voi possiate trovare, giuro…)

Qualche giorno dopo inizio a leggere e inorridisco: le prime pagine del romanzo contengono due elementi di stra-banaltà stra-paesana che mi spingono a interrompere la lettura bruscamente. Viene elogiata la notte come molto più misteriosa del giorno (yawn…, la mandibola mi si sloga) e durante il funerale… incomincia a piovere!!! Nemmeno negli horror di serie Z piove più durante i funerali!

Medito una stroncatura da zero stellette mentre il libro vegeta in fondo allo zaino.
Il resto la storia di un innamoramento. Di quelli casuali, probabilmente estivi, da spiaggia (dico probabilmente perché io in 34 anni non ho mai vissuto un amore da spiaggia, sigh…). Riprendo a leggere la vicenda di Mirta fra un viaggio e l’altro in metrò e scatta qualcosa. Chiara Palazzolo si riscalda, come un diesel e prende a macinare pagine intense, coinvolgenti. Delinea un personaggio vivo, fulgido, credibile nella sua ciclotimia fra furia e amore, fra momenti adolescenziali e dialoghi alti con i filosofi, fra Cat Stevens e i Nirvana.

Cancellate, vi prego, cancellate ogni paragone con (santa)croci e vampiri di New Orleans, quelle sono lingue morte e artificiose laddove la scrittura di questa autrice è fin troppo viva. Frasi brevi, brevissime, assenza di dialoghi, controllo smaliziato dell’alternanza fra azione e riflessione, amministrazione esemplare dei momenti di gore e splatter (pochi, ma proprio per questo ancora più potenti) e una capacità di mettere il lettore di fronte al dato soprannaturale come se fosse n evento quotidiano e perfettamente plausibile.

Ho divorato le quattrocento e passa pagine alternando sorrisi e corrugamenti della fronte, senza mai annoiarmi. E quindi, laviamoli questi panni sporchi. Ero prevenuto nei confronti di Chiara, ora la saluto come la vera, tanto attesa regina dell’horror italico, autentica dark lady nazionale che non ha bisogno di presenzialismi noir o chiacchiere erotiche da salotto per far emergere potente tutta la sua bravura.

Leggete Non mi uccidere, difficilmente ne resterete delusi, specie se lo confronterete con il misero panorama horror nostrano, a partire dai raccontini del sottoscritto e su su fino a quei quattro gatti che pensano di essere il gotha italico del brivido. C’è da sentirsi piccoli e sprovveduti di fronte alla capacità di costruzione e tenuta i trama della Palazzolo e se proprio dovessi trovare un qualche difetto (ma lo faccio più per un distorto senso del dovere che per altro) punterei il dito verso un editing che avrebbe potuto essere un po’ più duro (sfrondare il romanzo di un 10% circa avrebbe reso la narrazione ancora più potente, feroce e incisiva). L’altra cosa che non mi è piaciuta (anche se comprendo alla perfezione le motivazioni) è il finale che vira verso i territori di X-Files e degli uomini in nero, fra complotti, guerre segrete e organizzazioni occulte. Sono semi sparsi al vento per facilitare futuri sviluppi della vicenda, dando il via a una interminabile sfilza di sequel.

Ecco, mi piacerebbe pensare a Non mi uccidere come a una vicenda chiusa, impermeabile alle leggi editoriali. Ma già immagino la scrittrice al lavoro su un nuovo capitolo di sopramorti e già annuso le possibili cadute di stile e contenuto ci verranno spiegati alcuni perché e alcuni percome e io non ne voglio sapere nulla.
Pazienza, nulla di quel che accadrà potrà offuscare questo romanzo brillante dove chi cerca azione horror la trova fra zombie che volano e squarci nella carne/anima mentre chi vuole la storia di angst adolescenziale trova sufficienti dosi di Kurt Cobain, canne e spade che si infilano sottopelle.

Brava, Chiara. Perdona la mancanza di fiducia iniziale di questo pischello invidioso e incapace di separare emotività da scrittura.

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Recensione del libro Non mi uccidere
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 11/07/2005

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