Recensione Romanzo
L'estate della paura

Libri > Recensioni > L'estate della paura, di Dan Simmons, edito da Gargoyle Books nel 2006 al prezzo di 17.50 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di L'estate della paura di Dan Simmons Come già detto in passato la Gargoyle Books è da sempre sembrata una casa editrice in evoluzione e particolarmente attenta al feedback di pubblico e critica. Con la ristampa de L’estate della paura di Dan Simmons l’editore romano raggiunge il punto qualitativamente più alto di questo suo 2006 e il volume rappresenta ideale antipasto in vista dell’atteso sequel annunciato da qualche tempo.
Su Dan Simmons ho già speso più di una pagina e il tentativo di scrivere qualcosa di originale su un romanzo su cui molti critici hanno già detto la loro è reso ancora difficile dalla presenza di un’ottima postfazione di Riccardo D’Anna che mi brucia parecchi argomenti lasciandomi a brancolare in cerca di quattro frasi da mettere insieme.
L’estate della paura (Summer of Night) è un romanzo che inevitabilmente, per le tematiche affrontate, richiamerà alla memoria del fan un poco addentro alla letteratura horror, il romanzo fiume per eccellenza di Stephen King, IT. Ma non si spaventi il lettore: non si tratta di un sterile clone quanto di un approccio totalmente diverso a un tema sostanzialmente simile.
Dan Simmons evita complicati giochi di flashback, organizza la materia in modo molto lineare concedendosi poche divagazioni e mette in gioco un cast di personaggi tutto sommato limitato rispetto al bulimico pachiderma kinghiano.

Scavallate le prime ardue pagine del romanzo, dove Simmons imbastisce un dettagliato quadro storico della zona con particolare riguardo alla nascita e allo stile architettonico della scuola, l’orrore di Elm Haven esplica ben presto la sua natura di slow burner dall’inarrestabile e implacabile marcia e ben presto ci ritroveremo a girare compulsivamente le pagine vivendo giorno dopo giorno l’estate di questi ragazzini. Lo scrittore riesce ad ammaliarci grazie a una gestione pressoché perfetta di diversi aspetti dell’arte narrativa. Dopo l’overflow iniziale Simmons continua a spargere elementi storici e riferimenti epocali per poter meglio caratterizzare la collocazione cronologica della storia ma si tratta di elementi doppiamente inutili: da un lato la vicenda presentata ha un chiaro valore atemporale che non necessita di una cornice precisa e in particolare per noi lettori italiani alcuni particolari risulteranno di scarso interesse se non totalmente sconosciuti.
I personaggi sono credibili come poche volte accade nella letteratura di genere. Anche in questo caso crescono di interesse sotto i nostri occhi man mano che procediamo nella lettura e si diversificano non in base a semplici descrizioni quanto alle loro azioni e parole. L’autore non allestisce la solita galleria di bambini monodimensionali caratterizzati da una sola specificità, stratagemma spesso usato anche dal Re di Bangor: c’è il secchione, il narratore, il capo, la belloccia, il grassone ecc ecc e ognuno di loro sa far bene praticamente una sola cosa che è esclusa dal campo di competenze degli altri.
Al contrario, Simmons manipola un magma inizialmente indistinto di marmocchi che condividono gli stessi gusti, le stesse attività e persino un taglio di capelli più o meno simile. Su questo innesta una serie progressiva di dettagli e caratterizzazioni spesso trasversali e comuni a più di un personaggio. Ecco quindi che se è pur vero che Mike è il capo riconosciuto, ci sono spesso altri personaggi che decidono, comandano e osteggiano la sua autorità. Duane è il lettore/scrittore ma sa anche lavorare in campagna e altri suoi amici condividono la passione per i romanzi (tanto che alla fine il suo ruolo sarà preso da un altro) e così via. Come accade in realtà, dove per fortuna non ci sono persone facilmente confinabili a un solo aggettivo o ruolo.
Grande maestria anche nella gestione del paesaggio, con frequenti cambi città/campagna e interni/esterni, senza contare le differenti condizioni climatiche e l’alternanza di giorno e notte che riescono a creare un setting vivo e, di nuovo, credibile e non uno scenario di cartapesta dove far muovere quattro burattini. Anche il ritmo e i twist di trama sono strettamente funzionali, senza nessuna concessione a capricci o virtuosismi: nel primo terzo del romanzo accade ben poco, si assestano le psicologie dei vari personaggi e si delineano le fazioni e i problemi per poi premere maggiormente sull’acceleratore dell’azione nel secondo terzo e infine abbandonare ogni indugio e scatenare tutti gli agenti soprannaturali nell’ultimo terzo.
Ogni pedina è disposta ad arte e anche i personaggi minori (Memo, dal nome omen, o Cordie Cooke, la piccola deus ex machina che spunta sempre al momento giusto…) appaiono ben tratteggiati e tridimensionali.
L’escalation degli elementi esoterici e paranormali è amministrata attraverso un ampio spettro di immagini e totem perturbanti: enormi vermi simili a lamprede che scavano giganteschi tunnel sotterranei, soldati morti da decenni che tornano dalla tomba per infettare i vivi, preti zombie, camion assassini in pieno stile Duel e, naturalmente, l’intera scuola maledetta e infestata, autentico ricettacolo vivente del Male, che lentamente si trasforma in un organismo vivente, in un tripudio di gore fatto di pareti carnose, pavimenti fungosi che emanano muffe venefiche e tanto altro ancora che scoprirete, mi auguro, con la lettura del volume.

In occasione di romanzi di questo tipo si cede volentieri alla tentazione di usare il termine di romanzo di formazione e se è vero che, tolto il coté horror della vicenda si possono individuare alcuni elementi tipici del Bildungsroman, è anche vero che non ci troviamo di fronte a un gruppo di giovani holden alle prese con la brutta scuola cattiva e spesso l’affanno della ricerca del sottotesto a tutti i costi può privare del piacere di una sana lettura d’evasione.
Evasione che nei romanzi di Simmons è sempre garantita in virtù di una scrittura potente e sicura, in grado di strapparci totalmente dalla realtà nella quale viviamo per trasportarci in altri posti, siano essi una cittadina di provincia dominata dalla maledizione di una antica campana maledetta o i deserti di un lontano pianeta nel quale un orrido dio crucimorfo semina una inspiegabile devastazione.
Un plauso alla Gargoyle che ci ha deliziato con questa sorpresa e ora ci lascia in astinenza fino alla prossima uscita simmonsiana!

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Recensione del libro L'estate della paura
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 10/01/2007

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