Recensione Romanzo
Nuova California

Libri > Recensioni > Nuova California, di Pietro Angelini, edito da Nuovi Equilibri nel 2007 al prezzo di 10.00 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di Nuova California di Pietro Angelini Romanzo noir sul ’77 e la fine della politica. Così recita la copertina e aggiungerei sul ritorno, sul passato che dal niente o dalla profondità del mare resuscita senza i piedi e parla da un luogo lontano nella memoria e vicino nella realtà attraverso un telefono come accade al protagonista del libro. È un romanzo di fughe e partenze rimandate, di treni persi della vita. E sull’amicizia, sugli ideali che la tengono salda ancorati a un’epoca e ai suoi segreti, neri o rossi, non fa differenza per chi li tradisce e si ripresenta trent’anni dopo con un nuovo travestimento sociale.
Dov’è il noir? All’inizio e alla fine – tra apologo ed epilogo - come in tutte le pagine, intrise di quella malinconia, cinismo, lirismo di Lemma, un nome un destino, che vaga alla ricerca di un amico o meglio del ricordo dello stesso, tra incontri surreali e luoghi della memoria, personale e di un’epoca, il ’77, un ’68 bis italiano, di rivoluzione, di pugni chiusi e molotov, espropri proletari e grandi ideali dietro l’angolo, salvo essere traditi dagli stessi che quegli ideali li hanno messi a caratteri cubitali sui manifesti di lotta.
Così quelli sopravvissuti si sono riciclati, hanno cambiato pelle, faccia o solo la camicia, o sono rimasti se stessi, pochi, e stanno ai margini della società, della cosiddetta “Nuova California”. Personaggi improbabili, creature da bar di paese e aperitivo alle cinque, ex tossici e non, bulli malvestiti che giocano ai gangster, sbirri infami, tutti pronti a difendere qualcosa, il passato o soltanto la faccia forse, o magari la memoria di quello che ne resta. E allora ecco una carrellata di nomignoli - sarà per la privacy? - Ciano, Ronzo, Karpo, lo Yeti, Folgore, il Cuoco e Brivido, improbabili quanto studiati, animali notturni da via crucis nei soliti quattro locali, dove sono immancabili presenze come il bancone. Tra queste figure allucinate e allucinanti il protagonista sbroglierà la matassa che parte da una telefonata nel cuore della notte, imbocca una videocassetta un po’ hard e finisce in un grattacielo.
Pietro Angelini, studioso di culture orientali e dopo aver curato tre volumi di Fiabe tibetane sempre per Stampa Alternativa, come dice la breve bio, cambia decisamente registro, mette in scena una Rimini molto diversa da quella tutta ombrelloni e solleone con uno stile tra il poetico e il gergo “da portuale” come il mestiere quasi dimenticato di uno dei protagonisti, il pescatore d’inverno con la pilotina, un mix incisivo, letale perché le nostre spalle non sono mai sufficientemente larghe come ribadisce Pinketts nella prefazione: “Questo romanzo è un breve ‘lungo addio’ chandleriano con il cinismo di ‘Arrivederci amore ciao’. Non il romanzo di Carlotto, la canzone.”
All’autore va’ un altro merito, o almeno uno per quanti dissentono dalla mia recensione, l’aver coniato un termine nuovo, che in un genere è di per sé un mezzo successo, quello che dà il titolo e la copertina esprime bene, la Nuova California, la Rimini invernale invece che la Bologna e dintorni dei colleghi giallisti più famosi: “Tutto diverso è in inverno: il mare ribolle avanzando con basse nebbioline che s’insinuano fra i calanchi della terra e ne risalgono lentamente le crepe. È la stagione fredda (la Grande Umida – viene ancora chiamata nei bar del porto), quando la gente s’adatta a vivere nella nebbia come sott’acqua, in una sorta di fondale marino riempito degli echi che ribobola la terra. Anche i pensieri fluidificano nella nebbia e i desideri cattivi diventano fantasmi senza patria, svolazzanti sui decoltè di qualche fragile coscienza.”
E non è più tenero con i suoi abitanti: “Popolo di viaggiatori, i neocaliforniani hanno saggiato tutti i terreni e sono venuti dentro tutte le passere. Istrioni e smargiassi, hanno portato le loro imprese dappertutto, fin dentro le budella del mondo”.
Un romanzo che va oltre l’etichetta abusata del genere, per questo consigliato a tutti perché come ci confessa l’autore la Nuova California non è soltanto noiosi inverni infiniti ma anche “una bella pupa che ti balla davanti parlandoti adagio… e fra le cosce ha una serratura d’oro che s’apre con un segreto”. Qual’è la chiave? La risposta è fra le righe.

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Recensione del libro Nuova California
Recensione scritta da: Fabio Marangoni
Pubblicata il 19/04/2007

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