Recensione Romanzo Horror
World war Z. La guerra mondiale degli zombi

Libri > Recensioni > World war Z. La guerra mondiale degli zombi, di Max Brooks, edito da Cooper nel 2007 al prezzo di 16.00 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di World war Z. La guerra mondiale degli zombi di Max Brooks Mentre qui in Italia la critica, specie quella non di genere, comincia ad accorgersi con drammatico e incolmabile ritardo dell’importanza di autori quali Stephen King e cade nell’inevitabile errore di esaltarne proprio i cascami e gli scritti di una tarda maturità che sarebbe meglio definire declino, per fortuna all’estero si è molto più attenti alla narrativa horror nel suo complesso e a determinati nuovi scrittori in particolare.

Diventato famoso con The Zombie Survival Guide (anch'esso tradotto qui da noi per i tipi di Einaudi, con il titolo Manuale per sopravvivere agli zombi) è proprio con questo World War Z. La guerra mondiale degli zombi, suo secondo parto letterario, che Max Brooks riesce a sorprendere, confermando tutto quel che di buono aveva già lasciato intravedere nell’opera precedente e riuscendo al contempo a limare parecchi difetti e leggerezze, sfornando un capitolo imprescindibile in quella che è la letteratura zombi e più in generale conquistandosi uno spot di rilievo all'interno della narrativa horror.

Così come è sempre importante spiare la bibliografia di un qualsiasi saggio diventa altrettanto degno di nota dare un’occhiata ai ringraziamenti contenuti alla fine delle opere di narrativa e quando fra i nomi citati compare quello di Studs Terkel dovrebbero suonarvi alcuni campanelli d’allarme e mettervi in guardia sulla serietà e capacità dell’autore che cita influenze di questo tipo invece di limitarsi a dichiarare facili influenze a casaccio fra Barker, Laymon o qualsiasi random autore.

Studs Terkel è un intellettuale americano che ha firmato dei veri e propri capisaldi della storia orale, impegnandosi su temi quali seconda guerra mondiale, depressione, mondo del lavoro, contrasti razziali e così via fino a raggiungere il Premio Pulitzer nel 1985 per The Good War, un libro che raccoglie decine e decine di interviste a chi quella guerra l’aveva vissuta in prima persona.

Questo, chiaramente, è lo stesso percorso che sceglie Max Brooks in World war Z. La guerra mondiale degli zombi: si immagina, al termine della lunga e terribile guerra dell’umanità contro i non-morti, di essere incaricato dalla United Nation’s Postwar Commission a girare il mondo intero e raccogliere una serie di interviste che possano aiutare a redigere un rapporto finale sulla piaga degli zombi dalla sua nascita alla sua sconfitta.

Forte di una preparazione e documentazione profondissime, aiutato da una cultura generale impressionante e dotato di uno stile poliedrico come ho raramente avuto modo di vedere prima, e capace di sfruttare alla perfezione tutta la sua esperienza come scrittore di testi comici per il Saturday Night Live Show, il figlio di Mel Brooks e Anne Bancroft riesce a narrare l’intero arco della piaga zombi con una serie di finte interviste a soggetti di estrazione e percorsi di vita totalmente diversi: si spazia dal dottore cinese che per primo ha visto diffondersi il virus a vari capi di stato e generali (o comunque figure importanti) fino ai soldati, improvvisati o meno per arrivare a malati di mente, outcast, ricchi paranoici che si sono isolati in fortezze artiche e tantissimo altro ancora.

Brooks sorprende per la capacità di immaginare e conseguentemente coprire qualsiasi tipo di problematica inerente la lunga guerra con gli zombi, dal modo in cui le armi tradizionali quali aerei e bombe diventino obsolete fino al nascere di nuovi tipi di stress e sindromi passando per i drastici cambiamenti nell’economia mondiale (vi basti dire che Cuba diventa una nazione fondamentale sia dal punto di vista strategico che economicamente parlando) e nel ruolo dell’umanità stessa, costretta a rivedere valori, mestieri e ruoli.

Accantonata o meglio, messa sotto strettissimo controllo la sua naturale inclinazione all’ironia e all’umorismo, Brooks passa attraverso centinaia di situazioni (alcune delle quali genuinamente terrorizzanti, tutte comunque impressionanti per accuratezza della “ricostruzione”) scritte con una variazione di lingua e stile che posso solo augurarmi vengano rese in maniera adeguata in caso di traduzione del volume in Italia.

È in cantiere, come al solito, anche un film tratto dal libro, a cura della Plan B di Brad Pitt ma, a conferma di quanto di buono si può pensare su uno scrittore così serio e preparato, Max Brooks ha rifiutato di scriverne la sceneggiatura.

Non è nemmeno possibile un confronto con l’opera precedente (il Survival Guide del 2003) se non guardandola come una prova generale e insieme un complemento utilissimo a questo World war Z. La guerra mondiale degli zombi che al momento mi pare l’uscita più importante a cavallo fra 2006 e 2007 nell’intero genere horror.

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Recensione del libro World war Z. La guerra mondiale degli zombi
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 31/12/2007

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