Leggi la scheda del volume
Casa Editrice: Einaudi
Anno Edizione: 2007
Codice ISBN: 9788873940722
Pagine: 3007
Prezzo: 16.00€
Genere: Romanzo Horror
|
Mentre qui in Italia la critica, specie quella non di genere, comincia ad accorgersi con drammatico e incolmabile ritardo dell’importanza di autori quali Stephen King e cade nell’inevitabile errore di esaltarne proprio i cascami e gli scritti di una tarda maturità che sarebbe meglio definire declino, per fortuna all’estero si è molto più attenti alla narrativa horror nel suo complesso e a determinati nuovi scrittori in particolare.
Diventato famoso con The Zombie Survival Guide (anch'esso tradotto qui da noi per i tipi di Einaudi, con il titolo Manuale per sopravvivere agli zombi) è proprio con questo World war Z. La guerra mondiale degli zombi, suo secondo parto letterario, che Max Brooks riesce a sorprendere, confermando tutto quel che di buono aveva già lasciato intravedere nell’opera precedente e riuscendo al contempo a limare parecchi difetti e leggerezze, sfornando un capitolo imprescindibile in quella che è la letteratura zombi e più in generale conquistandosi uno spot di rilievo all'interno della narrativa horror.
Così come è sempre importante spiare la bibliografia di un qualsiasi saggio diventa altrettanto degno di nota dare un’occhiata ai ringraziamenti contenuti alla fine delle opere di narrativa e quando fra i nomi citati compare quello di Studs Terkel dovrebbero suonarvi alcuni campanelli d’allarme e mettervi in guardia sulla serietà e capacità dell’autore che cita influenze di questo tipo invece di limitarsi a dichiarare facili influenze a casaccio fra Barker, Laymon o qualsiasi random autore.
Studs Terkel è un intellettuale americano che ha firmato dei veri e propri capisaldi della storia orale, impegnandosi su temi quali seconda guerra mondiale, depressione, mondo del lavoro, contrasti razziali e così via fino a raggiungere il Premio Pulitzer nel 1985 per The Good War, un libro che raccoglie decine e decine di interviste a chi quella guerra l’aveva vissuta in prima persona.
Questo, chiaramente, è lo stesso percorso che sceglie Max Brooks in World war Z. La guerra mondiale degli zombi: si immagina, al termine della lunga e terribile guerra dell’umanità contro i non-morti, di essere incaricato dalla United Nation’s Postwar Commission a girare il mondo intero e raccogliere una serie di interviste che possano aiutare a redigere un rapporto finale sulla piaga degli zombi dalla sua nascita alla sua sconfitta.
Forte di una preparazione e documentazione profondissime, aiutato da una cultura generale impressionante e dotato di uno stile poliedrico come ho raramente avuto modo di vedere prima, e capace di sfruttare alla perfezione tutta la sua esperienza come scrittore di testi comici per il Saturday Night Live Show, il figlio di Mel Brooks e Anne Bancroft riesce a narrare l’intero arco della piaga zombi con una serie di finte interviste a soggetti di estrazione e percorsi di vita totalmente diversi: si spazia dal dottore cinese che per primo ha visto diffondersi il virus a vari capi di stato e generali (o comunque figure importanti) fino ai soldati, improvvisati o meno per arrivare a malati di mente, outcast, ricchi paranoici che si sono isolati in fortezze artiche e tantissimo altro ancora.
Brooks sorprende per la capacità di immaginare e conseguentemente coprire qualsiasi tipo di problematica inerente la lunga guerra con gli zombi, dal modo in cui le armi tradizionali quali aerei e bombe diventino obsolete fino al nascere di nuovi tipi di stress e sindromi passando per i drastici cambiamenti nell’economia mondiale (vi basti dire che Cuba diventa una nazione fondamentale sia dal punto di vista strategico che economicamente parlando) e nel ruolo dell’umanità stessa, costretta a rivedere valori, mestieri e ruoli.
Accantonata o meglio, messa sotto strettissimo controllo la sua naturale inclinazione all’ironia e all’umorismo, Brooks passa attraverso centinaia di situazioni (alcune delle quali genuinamente terrorizzanti, tutte comunque impressionanti per accuratezza della “ricostruzione”) scritte con una variazione di lingua e stile che posso solo augurarmi vengano rese in maniera adeguata in caso di traduzione del volume in Italia.
È in cantiere, come al solito, anche un film tratto dal libro, a cura della Plan B di Brad Pitt ma, a conferma di quanto di buono si può pensare su uno scrittore così serio e preparato, Max Brooks ha rifiutato di scriverne la sceneggiatura.
Non è nemmeno possibile un confronto con l’opera precedente (il Survival Guide del 2003) se non guardandola come una prova generale e insieme un complemento utilissimo a questo World war Z. La guerra mondiale degli zombi che al momento mi pare l’uscita più importante a cavallo fra 2006 e 2007 nell’intero genere horror.
Testo originale apparso su Mal-Pertuis, il blog ufficiale di Elvezio Sciallis.
Elvezio Sciallis
Recensione del libro World war Z. La guerra mondiale degli zombi
Scritta da Elvezio Sciallis
Pubblicata il 31/12/2007
|