Recensione Manuale
Crime Classification Manual

Libri > Recensioni > Crime Classification Manual, di Autori Vari, edito da Centro Scientifico nel 2008 al prezzo di 29.00 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di Crime Classification Manual di Autori Vari Per capire un po' meglio l'importanza del Crime Classification Manual, dobbiamo rifarci agli anni passati quando si è stretta l'alleanza tra tecnici delle investigazioni e scienziati del comportamento.

Nel 1972 viene creata la Bheavioral Science Unit (BSU), l'unità di Scienze del Comportamento per opera di Jack Kirsch. Nel 1976 Robert Ressler e John Douglas, agenti FBI, iniziano a intervistare in carcere i serial killer per scoprire i rapporti tra scena del crimine e personalità dell'aggressore. In questa ricerca cura la parte più strettamente psicologica e comportamentale la psichiatra Ann Burgess.

Nel 1979 Ressler e Douglas introducono il concetto di modello organizzato/disorganizzato che ormai tutti conosciamo grazie e romanzi, film e telefilm. Nel 1983 nasce il VICAP, Violent Criminal Apprehension Program: un programma standardizzato di ricerca e investigazione sui delitti. Nel 1992 esce la prima edizione del Crime Classification Manual che nasce dall'unione delle competenze degli psichiatri e degli agenti speciali: per la prima volta i reati violenti sono classificati in relazione al movente dell'autore.

Il volume, alla sua seconda edizione negli Stati Uniti, si divide in quattro parti. La prima è una sorta di introduzione in cui ci viene spiegata la differenza tra Modus Operandi e Signature, oppure come riconoscere lo Staging, cioè la messa in scena effettuata dall'offender per depistare gli investigatori. Si parla di come si è arrivati alla classificazione dei crimini in base alla gravità e dell'attività del VICAP che ha festeggiato i vent'anni.

Le parti seguenti illustrano i singoli codici fornendo esempi presi dalla realtà, i case study, che aiutano a capire i criteri di classificazione. Ecco che ci scorrono sotto gli occhi delitti famosi, casi celebri, analizzati dal punto di vista dell'investigatore. E lentamente anche noi riusciamo a districarci tra tracce e moventi, riuscendo a capire come funziona il modus operandi che porta all'arresto dei colpevoli, siano incendiari o serial.

Ad ogni crimine viene attribuito un codice e può essere classificato a seconda del tipo, del genere e del numero delle vittime. Il sistema utilizza tre cifre, la prima rappresenta la categoria principale: l'omicidio va da 1 a 199, l'incendio doloso e l'attentato dinamitardo da 200 a 299, lo stupro e le aggressioni a sfondo sessuale da 300 a 399, i crimini non letali da 400 a 499 e i crimini informatici da 5 a 599. Le ultime due categorie sono presentate per la prima volta in questa edizione.

La seconda cifra del codice divide i crimini in quattro sottogruppi: omicidi maturati nell'ambito di un'organizzazione criminale (100-109), omicidi per movente personale (120-129), omicidi per movente sessuale (130-139), e omicidi in relazione all'appartenenza a un gruppo (140-149).
La terza cifra del codice rimanda a una specifica distinzione all'interno di questi insiemi.

Per esempio una persona che uccide per vendetta avrà il codice 125. Chi invece uccide la moglie per avere i soldi dell'assicurazione avrà come codice: 122, omicidio domestico, 122.02 omicidio con messa in scena, 107.01 movente per profitto individuale. L'idea è che più si è in grado di raccogliere informazioni sul crimine per arrivare alla sua classificazione più elementi utili ci saranno per arrivare al colpevole.

Una avvertenza: leggere questo libro ha alcune controindicazioni: nessun romanzo vi sembrerà in grado di reggere il confronto con la realtà e, se siete donna, vi scoprirete a sbirciare di soppiatto il vostro maschio caucasico, consapevoli di quello che potrebbe fare.

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Recensione del libro Crime Classification Manual
Recensione scritta da: Ioreth
Pubblicata il 10/05/2009

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