Recensione Romanzo horror
Predatori dell'abisso

Libri > Recensioni > Predatori dell'abisso, di Ivo Torello, edito da Edizioni Hypnos nel 2022 al prezzo di 16,90 euro. Leggi la trama.

Clicca per leggere la scheda editoriale di Predatori dell'abisso di Ivo Torello Predatori dall’Abisso è uno straordinario romanzo di genere fantastico, che merita di essere letto e riletto da appassionati e non.

L’autore, Ivo Torello, vive in Veneto ed è originario di Genova, classe 1974, vincitore del premo Lovecraft con il racconto Voci nel 2000 e con il racconto Major Terata nel 2003, vincitore della prima edizione del premio MortErotica nel 2003 con il racconto Con le Dita e con la Lingua.

Predatori dall’Abisso è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2012 e nel 2022 riproposto da Edizioni Hypnos in una versione ampliata, con nuovi personaggi e sottotrame, una maggiore attenzione alla dimensione onirica e all’ambientazione. Nel frattempo, Ivo Torello ha pubblicato il romanzo La Casa delle Conchiglie nel 2018 e la serie di romanzi brevi degli Strani casi di Ulysse Bonamy tra il 2019 e 2021, sempre con Edizioni Hypnos.

Predatori dall’abisso è stato definito da Pietro Guarriello, massimo esperto italiano dell’opera di H.P. Lovecraft, “il miglior romanzo weird da moltissimi anni a questa parte”. Ed è verissimo, ma non è sufficiente.

Predatori dall’abisso è un classico moderno di letteratura fantastica, che spazia dall’horror alla fantascienza, ma anche un godibilissimo romanzo d’avventura, nonché un documentato romanzo storico, vista la perfetta ambientazione nella Scozia di fine ‘800 e, in particolare, in un paese immaginario non lontano da Inverness, gradevole cittadina sulle rive del famoso Loch Ness.

Piacerà di certo moltissimo a chi ama il fantastico, le suggestioni letterarie evocate da H.P. Lovecraft, ma anche l’occulto, la magia e i misteri… e non soloPredatori dall’Abisso è una lettura accessibile a tutti, per quanto l’orrore cosmico aleggi costantemente tra le pagine ed emerga con prepotenza nel lungo finale pirotecnico. Potrebbe forse non gradire questo romanzo soltanto chi proprio non digerisce il fantastico; e sarebbe un vero peccato, perché si perderebbe un’opera davvero validissima, sotto molteplici aspetti.

Il primo accostamento che mi è venuto in mente durante la lettura è stato quello a Susanna Clarke e al suo eccezionale romanzo fantasy/ucronico Jonathan Strange & il signor Norrell (Longanesi, 2005) - vincitore dei premi Hugo, World Fantasy e Locus - sia per la centralità del ruolo della magia, che per l’ambientazione, lo stile, i richiami bibliografici e il rapporto tra i due protagonisti.

Scontati i numerosi riferimenti alle opere e alla visione dell’immenso H.P. Lovecraft, padre del moderno genere letterario new weird, tra cui, in particolare, il meraviglioso racconto I gatti di Ulthar (1920), per l’abbondante presenza di felini, in un ruolo di particolare rilevanza, Il richiamo di Chtulhu (1928), per la figura dell’artista tormentato da incubi, e vari altri titoli, per l’orrore cosmico incombente, il ruolo secondario, marginale, svolto dagli esseri umani nell’universo e la suggerita, inquietante presenza di entità ultraterrene terrificanti.

La descrizione degli esseri senza forma, che si muovono tra gli alberi intorno a Kirsdale, ricorda poi le fattezze mutevoli della creatura extraterrestre liberata dai ghiacci dell’Antartide nel celeberrimo racconto di fantascienza di John W. Campbell Jr. La cosa da un altro mondo (1953), da cui il regista John Carpenter ha tratto il mitico film La cosa (Universal Pictures, 1982).

Si coglie una similitudine d’atmosfera anche con il film di Tim Burton Il mistero di Sleepy Hollow (Paramount Pictures, 1999), per le investigazioni sugli omicidi avvenuti in un paese isolato e nebbioso; pellicola, quest’ultima, ispirata al racconto di Washington Irving La leggenda di Sleepy Hollow (1820).

Altro accostamento che sorge spontaneo è quello con il romanzo capolavoro di Umberto Eco Il pendolo di Foucault (Bompiani, 1988), per le numerose e colte citazioni esoteriche ed ermetiche, le ricerche dei protagonisti legate all’occultismo, all’alchimia, alla magia; e anche quello con la sua versione più popolare, ovvero il best-seller di Dan Brown Il Codice da Vinci (Arnoldo Mondadori Editore, 2003).

Ho trovato qualcosa, soprattutto nel finale, anche del romanzo di H.G. Wells La macchina del tempo (prima edizione italiana 1902) e del film Alien vs. Predator (20th Century Fox, 2004).

Il romanzo, preceduto da una breve introduzione alla nuova edizione, a firma di Andrea Vaccaro, patron della Edizioni Hypnos, si apre con due epigrafi, dell’astronomo William Whiston e dell’autore della Gerusalemme liberata Torquato Tasso, è lungo 480 pagine e suddiviso in 46 capitoli.

La narrazione è in terza persona, col classico narratore esterno onnisciente: una voce narrante, appunto, - quella dello scrittore - che conosce tutto dei personaggi di cui racconta le vicende, ma resta sempre occulto, nascosto, senza mai interviene a commentare o giudicare le loro azioni e i loro pensieri, ma riportandoli al lettore in modo oggettivo. Un tipo di narratore tradizionale, utilizzato nei romanzi dell’Ottocento e Novecento, oggi spesso ritenuto desueto, ma che Ivo Torello sa utilizzare con grande maestria.

I personaggi sono caratterizzati in modo indiretto, attraverso le descrizioni del narratore onnisciente, approfondite anche per quanto riguarda l’ambientazione, suggestiva e coinvolgente. I due protagonisti, Julius Milton e Thaddeus Walkley, emergono dalle pagine con forza, coi loro caratteri diversi, spesso in conflitto, uno più tormentato e prudente, l’altro indomito e affamato di conoscenza; anche i numerosi personaggi secondari restano impressi per la loro caratterizzazione peculiare.

I dialoghi sono resi in un linguaggio moderno, che non appare fuori luogo. La narrazione ha un ottimo ritmo, costante e piacevolissimo; non mancano scene e dialoghi ironici e divertenti. La storia evolve più attraverso le scoperte e le deduzioni dei due protagonisti, che per mezzo di colpi di scena, secondo una sorta di continuo climax, che conduce al finale in un crescendo costante (ed è proprio in questo che sta il vero godimento del lettore, nel lungo, affascinante percorso di scoperta, forse più che nella rivelazione ultima). Lo stile è elegante, il lessico ricco.

Pochi e trascurabili i refusi nel testo, disponibile solo in cartaceo.

La veste editoriale dell’oggetto libro è originale e piacevolmente vintage, con progetto grafico, copertina e impaginazione a cura dello stesso Ivo Torello. Il formato del volume è quasi quadrato, compatto e massiccio.

La legatura è in brossura, con una copertina senza risvolti, che riporta una illustrazione settecentesca tratta dalla Physica sacra (1731-35) di Johan Jakob Scheuchzer - un medico e uno studioso di scienze naturali, che interpretò i reperti fossili del suo tempo come vestigia del Diluvio universale - particolarmente elegante e significativa per il contenuto dell’opera, con il titolo incorniciato da fregi.

In quarta di copertina è ben descritta la trama, sono riportate brevi note di critica e un’essenziale biografia dell’autore. Nelle ultime pagine del volume, infine, è presente un utile elenco di tutte le pubblicazioni della casa editrice.

Uno degli aspetti interessanti del romanzo è che nel testo vengono citati numerosi libri e pseudobiblia, gli uni realmente esistenti, gli altri immaginari.

Nella prima categoria rientrano, per esempio, Il martello delle streghe o Malleus Maleficarum (1487) di Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, un delirante trattato sulla stregoneria, che si configura come una sorta di orrido vademecum per i membri dell’Inquisizione, e Picatrix (1256) di Abū-Maslama Muhammad Ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī, un trattato di occultismo, alchimia e astrologia, citato dal compianto Valerio Evangelisti, nella sua straordinaria serie di romanzi e racconti con protagonista l’inquisitore Nicolas Eymerich (pubblicati tra il 1994 e il 2018), e da Umberto Eco, nel già menzionato Il pendolo di Foucault.

Alla categoria degli pseudobiblia, ovvero i libri immaginari, appartengono invece, tra gli altri, il Libro di Eibon, un grimorio inventato da Clark Ashton Smith e ripreso da H.P. Lovecraft in vari racconti e da altri autori, come Robert Bloch, e gli Unaussprechlichen Kulten di Friederich von Juntz, inventato da Robert E. Howard e ripreso più volte sempre da H.P. Lovecraft.

Nel leggere Predatori dall’Abisso, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un meccanismo narrativo raffinato, costruito dall’autore con grande attenzione e cura, un’opera in cui nulla è stato lasciato al caso e nella quale si moltiplicano i collegamenti, le simbologie, i significati esoterici, quasi invitando il lettore a cimentarsi nello scoprirne quante più possibile, in una specie di stimolante gioco letterario, che va oltre la trama.

È lecito quindi chiedersi se i nomi di certi personaggi non contengano riferimenti più o meno nascosti: così, per esempio, l’highlander Arthur McFadden sembra richiamare per assonanza Arthur Machen, scrittore inglese del fantastico in generale e dell’orrore in particolare, autore dell’inquietante romanzo breve Il grande dio Pan (1894); e l’ispettore Fawcett potrebbe riportare a Percy Fawcett, archeologo inglese visionario, scomparso in circostanze mai chiarite nel folto della giungla brasiliana, insieme al figlio, mentre era alla ricerca di una misteriosa civiltà scomparsa; figura che ispirò Arthur Conan Doyle nella stesura del romanzo fantastico Il mondo perduto (1912) - che avrebbe poi influenzato Michael Chrichton, al punto da dare lo stesso titolo al seguito dell’amatissimo romanzo Jurassic Park (1990) – e alla quale, tra l’altro, è stato dedicato lo splendido film Civiltà perduta (Eagle Pictures, 2016), tratto dal romanzo di David Grann Z la città perduta (Corbaccio, 2010).

Impossibile, poi, non accostare la figura di uno dei due protagonisti, Thaddeus Walkley, a quella di Charles Hoy Fort, scrittore e, anche lui, “cacciatore di mostri” come il personaggio creato da Ivo Torello, che impegnò la propria intera esistenza a raccogliere migliaia di annotazioni su fenomeni apparentemente inspiegabili, da cui nacquero diversi volumi, tra cui Il libro dei dannati (1919). Proprio come Walkley, Fort era aperto a ipotesi che andavano al di là di quanto ufficialmente riconosciuto dalla scienza e precorse almeno due pseudoscienze: l’ufologia - uno dei cui campi di interesse è quello della mutilazione del bestiame, fenomeno caratterizzato dal ritrovamento di carcasse animali totalmente prive di sangue, proprio come accade ai capi di bestiame rinvenuti nella torbiera da Julis e Thaddeus, in Predatori dall’Abisso - e la criptozoologia - ovvero la ricerca di animali leggendari, come il mostro di Loch Ness, o ragionevolmente ritenuti estinti.

Fondamentale nel romanzo è il conflitto tra scienza e pseudoscienza, tra scienza e magia. E proprio la magia è la scienza occulta di cui parla Cornelio Agrippa, alchimista, astrologo ed esoterista – che si rivela figura di importanza capitale nella vicenda narrata in Predatori dall’Abisso - all’interno della sua monumentale opera De occulta philosophia (1531), ripetutamente citata da Ivo Torello.

E cos’è il conflitto tra scienza e magia, se non un riflesso del desiderio umano di esplorare nuovi confini, di spingersi sempre oltre l’orizzonte, oltre i propri limiti?

E questo nonostante la fragilità fisica, che si fa tanto più evidente di fronte all’immensità insondabile e schiacciante del firmamento, alla vastità dell’universo e al terrificante mistero delle inimmaginabili forme di vita che lo spazio profondo può ospitare.

In definitiva, Predatori dall’Abisso, come tutti i grandi romanzi, ci parla della natura umana, di quel desiderio profondo, atavico, che alberga in ognuno di noi, che ha portato la nostra specie a diffondersi in tutti i continenti, a partire dalla culla africana, ed oggi a esplorare altri pianeti, spingendoci verso Marte e oltre, tra le stelle, sempre più lontano. Quel desiderio che Dante Alighieri, il Sommo Poeta, descrive alla perfezione attraverso le parole di Ulisse, nella Divina Commedia (1321), Canto XXVI dell’Inferno: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Questo avvincente classico moderno, magistrale prova di scrittura, ci dice tra le righe che, per quanto spaventoso, alieno e ostile possa essere l’ignoto, non dobbiamo mai lasciare che si spenga la scintilla dell’intelligenza, mai perdere la sete di conoscenza che ci rende umani.

Predatori dall’Abisso è molto più di un ottimo romanzo weird: è un inno alla conoscenza. Un inno alla vita.


Enrico Graglia

Nato a Torino nel 1980, laureato in legge, Enrico Graglia vive in Piemonte, sulle colline del Monferrato astigiano. Il Cerchio di Pietre (goWare, 2020) è il suo primo romanzo. Vincitore dell’edizione 61 del NeroPremio e di vari altri concorsi letterari italiani, ha pubblicato racconti nelle raccolte Il Crono Emozionale (Amazon, 2020), Horror Academy vol.1 (Independet Legions Publishing, 2021), Figlio del Tuono, Storie dal NeroPremio (Silele Edizioni, 2022), New Italian Horror (Independent Legions Publishing, 2022) e sul quarto volume della rivista Molotov Magazine (Indepent Legions Publishing, 2022).



Recensione del libro Predatori dell'abisso
Recensione scritta da: Enrico Graglia
Pubblicata il 04/06/2022

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