La tragedia della General Slocum

15 giugno 1904, la prima grandissima sciagura che vide coinvolta New York e numerosi suoi innocenti cittadini in un mortale matrimonio di acqua e fuoco

La tragedia della General Slocum Vi sono tragedie che per portata e drammaticità entrano nell’immaginario collettivo di una città e di una nazione.

Prima dell’undici settembre, due semplici parole evocavano nella mente dei newyorchesi e degli americani la peggior disgrazia che avesse mai colpito la Grande Mela: General Slocum.

Un inferno di acqua e fiamme scatenatosi il 15 giugno 1904. 1.021 vittime, in gran parte donne e bambini.

In termini di perdita di vite umane, un triste primato rimasto imbattuto fino agli sconvolgenti attacchi terroristici al World Trade Center.

La tragedia della General Slocum: la nave a vapore

La PS General Slocum era una nave a vapore mossa da ruote a pale, un colosso di legno di quercia bianca e pino giallo con una chiglia lunga 72 metri e uno scafo largo 12.

Tre ponti, tre compartimenti stagni, un impianto di illuminazione costituito da 250 lampadine elettriche, tre motori fabbricati dalla W. & A. Fletcher Company e due ruote da 26 pale ciascuna, per quasi dieci metri di diametro.

Un gioiello di ingegneria navale progettato da Divine Burtis Jr., che seguì tutte le fasi della costruzione, fino al varo avvenuto nel 1891.
Un battello spazioso e dall’estetica elegante, pensato per operare come imbarcazione da diporto nella baia di New York, un mezzo di trasporto dedicato a gite, feste ed escursioni turistiche.

Ma sin dai primi mesi di attività, la sua non fu una storia fortunata.

La nave a vapore PS General Slocum
foto: la PS General Slocum in tutto il suo splendore

La tragedia della PS General Slocum: gli incidenti

Quasi a voler annunciare la catastrofe che si sarebbe verificata nel 1904, i tredici anni di vita della General Slocum furono funestati da incidenti più o meno gravi.

Soltanto quattro mesi dopo il varo si incagliò e fu necessario utilizzare dei rimorchiatori per liberarla.
Nel 1894 si arenò più volte davanti a Coney Island e si scontrò con il rimorchiatore R. T. Sayre, riportando gravi danni.

Nel 1898 un’altra collisione con l’Amelia.
E nel 1901, addirittura una rivolta a bordo: sulla nave c’erano 900 passeggeri, in seguito identificati come estremisti anarchici: alcuni di loro diedero vita a una sommossa e tentarono di prendere il controllo dell’imbarcazione. Solo la pronta reazione dell’equipaggio e del capitano, che riuscirono a contrastare gli anarchici e a chiuderli nelle cabine dei passeggeri, evitò un drammatico epilogo. La Slocum attraccò al porto della polizia e 17 uomini vennero arrestati.

Nel 1902, ancora un incidente di minore entità, l’ultimo.
Poi, nel 1904, l’appuntamento con la sciagura.

Un'immagine della nave a vapore PS General Slocum
foto: un'immagine pubblicitaria della PS general Slocum

General Slocum: mercoledì 15 giugno 1904, la genesi di una tragedia

È un’assolata e umida mattina newyorchese, una come tante altre. L’estate è alle porte. Sulla banchina del molo della terza strada una lunga fila di persone attende di salire a bordo della General Slocum, la “steamboat” che opera nell’area di New York trasportando turisti e gitanti.

Quel giorno, la nave a vapore accoglierà sui suoi tre ponti un nutrito gruppo di fedeli appartenenti alla Chiesa Evangelica Luterana di St. Mark, situata a Little Germany, il quartiere a più alta densità di immigrati tedeschi della città. La comunità religiosa ha affittato l’imbarcazione per 350 dollari, una sorta di tradizione, una gita che viene organizzata ogni anno. Un modo per stare insieme tra connazionali, percorrendo le acque dell’East River, spostandosi verso est attraverso il Long Island Sound per poi sbarcare a Locust Grove, Long Island, luogo prescelto per concludere i festeggiamenti con un pic-nic.

La coda avanza, la gente sale a bordo. Dal ponte principale dell’imbarcazione la musica della banda accoglie le famiglie.
Poco prima delle nove e mezza i portelloni si chiudono e il capitano William Van Schaick, sessantotto anni, dà ordine all’equipaggio - composto da 23 persone - di avviare i motori. Le enormi ruote della General Slocum prendono a girare.

La prua della nave General Slocum
foto: la vista della prua della General Slocum


Gli oltre 1.300 passeggeri prendono posto, alcuni si sporgono dalle balaustre per salutare amici e parenti rimasti a terra.
Sono in gran parte donne e bambini.

“Mentre salpava, stagliandosi contro il fiume, le sue bandiere sventolavano, la banda suonava un’aria vivace, e i suoi tre ponti erano affollati da una moltitudine allegra che si aspettava una piacevole gita a Locus Point”, riporterà il 16 giugno il New York Times.
Nessuno, quella mattina, immagina che una giornata di festa stia per tramutarsi in una delle più scioccanti disgrazie newyorchesi.

La nave è salpata da circa mezz’ora quando un grido si leva sopra le risate e gli inni luterani.
“Al fuoco! Al fuoco!”
La General Slocum si trova a est della 90° strada, nel punto sinistramente soprannominato “Hell’s Gate”, un tratto dell’East River noto per i suoi gorghi micidiali. Il capitano Van Schaick viene avvisato dieci minuti dopo la scoperta dell’incendio: quando corre verso prua e vede ciò che sta accadendo, è come se stesse guardando dritto nei suoi peggiori incubi.

La General Slocum divorata dalle fiamme
foto: la barca a vapore General Slocum ormai divorata dalle fiamme


Le fiamme sono divampate in sala luci, forse a causa di un mozzicone di sigaretta mal spento. Le lampade a olio e la vernice con cui è stata riverniciata poche settimane prima la nave alimentano il rogo. La parte anteriore dell’imbarcazione impiega pochi minuti a incendiarsi.

Mentre i passeggeri terrorizzati tentano di trovare riparo dal calore e dal fuoco accalcandosi sui ponti, il capitano ordina all’equipaggio di srotolare le manichette antincendio. Poi si mette al timone e lancia la General Slocum verso North Brother Island, un’isola dell’East River situata tra il Bronx e Riker’s Island, a circa un chilometro e mezzo di distanza.
A tutta velocità.
Una decisione dalle conseguenze nefaste.

Si tenta di spegnere ciò che resta della General Slocum
foto: una nave amica cerca di spegnere i resti della General Slocum


La tragedia della General Slocum: negligenze fatali

Ancora oggi, non è chiaro perché Van Schaick guidò la nave a vapore verso North Brother Island, invece di cercare immediatamente un punto di approdo.
Durante il processo dichiarò che aveva tentato di evitare alcuni depositi di combustibile e abitazioni che si trovavano lungo le sponde del fiume.

Una sola cosa è sicura: il capitano comunica all’equipaggio di impostare i motori a pieno regime e il battello accelera verso la sua ultima destinazione. Il vento alimenta l’incendio e il fuoco si propaga come un cancro che divora legno e persone. Van Schaick mantiene il suo posto al timone incurante delle vampate incandescenti, dei lapilli, delle urla.
“Rimasi al timone finché il mio cappello non prese fuoco” dichiarerà al processo.

Intanto l’equipaggio, costituito da soli 23 uomini su un totale di quasi 1.400 passeggeri, si adopera per placare le fiamme e portare in salvo più persone possibile.
Ma li attende una terribile sorpresa. Appena gli idranti vengono aperti, le manichette si squarciano sotto la pressione dell’acqua. Sono marce. Nessuno ha mai provveduto alla manutenzione.

In più, i marinai non hanno mai eseguito esercitazioni antincendio: quando le manichette esplodono, alcuni di loro si fanno prendere dal panico e il terrore dilaga tra i passeggeri.

Si cerca di salvare qualche sopravvissuto
foto: soccorritori in barca a remi cercano di salvare qualche sopravvissuto


Come se ciò non bastasse, i salvagente sono legati ai parapetti o posizionati in luoghi irraggiungibili. I giubbotti di salvataggio, costruiti con tela e sughero, non sono mai stati controllati e sono rimasti esposti agli elementi dal 1891, anno del varo. Sono delle trappole mortali. Il sughero vecchio, polverizzato all’interno degli involucri di tela, assorbe acqua trasformandosi in una zavorra: madri disperate fanno indossare i giubbotti ai figli e li lanciano nel fiume solo per vederli sprofondare tra i flutti.

Anche le scialuppe di salvataggio sono inutilizzabili: non solo sono legate, ma sono state verniciate al ponte. Sono incollate.

La situazione è fuori controllo e l’unico modo per scampare alle fiamme che ormai avvolgono la Slocum è lanciarsi fuoribordo. Ma pochi, pochissimi sanno nuotare, e in quel punto l’acqua è profonda, la corrente impetuosa. Molte donne, appesantite dall’abbigliamento dell’epoca, vengono tirate sott’acqua dalle vesti zuppe, trascinandosi dietro i figli che stringono al petto. Qualche passeggero riesce a raggiungere riva, la maggior parte affoga.

Soccorritori attorno ai resti della Genral Slocum
foto: altre imbarcazioni cariche di soccorritori. O forse no...


Sul battello, la ressa di disperati in cerca di salvezza è diventata una masnada urlante accalcata sui ponti, che non reggono e collassano insieme a numerose vite umane.

Nel frattempo, sulle sponde dell’East River si è radunata una piccola folla che assiste con sgomento alla tragedia. La General Slocum è ormai una pira galleggiante lanciata sul fiume. Molti passeggeri si tuffano e periscono maciullati dalle pale delle ruote ancora in funzione, altri vengono avvolti dalle fiamme sempre più alte.

Il battello, ridotto a uno scheletro nerastro avvolto da una luce abbacinante, continua il suo tragitto verso North Brother Island.
L’ultimo, tremendo viaggio della General Slocum sta per giungere a termine.

La tragedia della General Slocum: cronache di eroismo e meschinità

Molte persone assistono da riva al terribile spettacolo, e molte cercano di portare soccorso ai passeggeri del battello a vapore. Vengono lanciate corde per trarre in salvo donne e bambini in balia della corrente, alcuni uomini formano vere e proprie catene umane per trascinare a riva i feriti in balia del fiume.

Il capitano di un rimorchiatore che si trova in zona guida la sua nave sul luogo del disastro e si affianca alla General Slocum, esponendo alle fiamme voraci imbarcazione ed equipaggio, riuscendo così a trarre in salvo un centinaio di persone.

Testimoni della tragedia sull'East River
foto: numerosi testimoni impotenti della tragedia avvenuta sull'East River


Quando la nave sta per terminare la sua corsa spiaggiando sulle coste di North Brother Island, entrano in gioco pazienti e personale del Riverside Hospital, un’enorme struttura eretta sull’isola nel 1885 per ospitare portatori di malattie infettive. Anche loro si adoperano per fare qualcosa. Medici e pazienti si lanciano in acqua per aiutare i passeggeri.

Le cronache dell’epoca parlano di un uomo colpito da una grave forma di febbre che, nonostante le precarie condizioni di salute, non esita a tuffarsi e a portare in salvo alcuni bambini. Tanti piccoli gesti di pietà e solidarietà si susseguono in una giornata di dolore.

Le vittime sono tantissime
foto: alcune delle numerose vittime allineate sulla riva del fiume...


Ma non c’è solo questo: emerge anche il lato più infido dell’animo umano. Il capitano di un grande yacht bianco presente nell’area assiste alla tragedia senza alzare un dito. Curiosi alla ricerca di macabri souvenir bazzicano nei paraggi, e quando i primi cadaveri vengono trascinati a riva dalle correnti, gli sciacalli sono pronti a trafugare gioielli e monili.

La General Slocum raggiunge le rive di North Brother Island circa un’ora dopo lo scoppio dell’incendio.
Una carcassa in fiamme.
I soccorritori accorsi sul posto, impotenti e disperati, scoppiano in lacrime alla vista dei numerosi cadaveri che galleggiano sulle acque dell’East River. Lo storico Edward Ellis scriverà:

“Nell’acqua galleggiavano corpi anneriti e insanguinati, carbonizzati e dilaniati. I giornalisti veterani guardavano e piangevano”.

I cadaveri vengono portati via dalle acque Acqua e fuoco, i due elementi contrastanti per antonomasia, si sono uniti in una combinazione mortale.
Il bilancio finale di quel 15 giugno di 106 anni fa è un’ecatombe: dei quasi 1.400 passeggeri saliti a bordo della General Slocum la mattina, si contano solo 321 superstiti.

Il capitano Van Shaick e diversi membri dell’equipaggio sono tra questi: alcuni dei testimoni riferiranno che sono stati tra i primi ad abbandonare la nave, salendo sul rimorchiatore.

La tragedia della General Slocum: il processo

La notizia della catastrofe fa subito il giro della nazione e la macchina degli aiuti si mette in moto. Nei giorni seguenti comincia anche il triste compito del riconoscimento delle salme: migliaia di persone si recano sul posto, dove i cadaveri sono già stati ricomposti nelle bare.
61 corpi, completamente carbonizzati, non furono mai identificati.

Il 20 giugno, cinque giorni dopo il disastro, si apre il processo che terrà viva per settimane l’attenzione dei giornali e dell’opinione pubblica. È necessario trovare i colpevoli, attribuire delle responsabilità. Un gran jury federale incrimina sette persone: il capitano Van Schaick, due collaudatori e quattro rappresentanti della Knickerbocker Steamship Company, la compagnia proprietaria del battello. Tra di loro c’è anche il presidente della società.
Ma i riflettori sono tutti puntati su Van Schaick.

Troppe le domande cui deve rispondere, troppi i dubbi e le incongruenze.
Perché proprio lui, l’ultimo che avrebbe dovuto abbandonare la nave, rientra tra i pochi superstiti?
Perché non si è mai preoccupato delle condizioni dell’equipaggiamento antincendio e di salvataggio?
Perché ha accelerato invece di trovare un punto di approdo?
Perché i suoi uomini non erano preparati a gestire una simile evenienza?

Il capitano William J. Van Schaick Il capitano, che ha perso un occhio durante l’incidente, tenta una debole difesa, spiega che ha fatto il possibile per evitare una tragedia ben peggiore: e se la nave in fiamme avesse raggiunto i depositi di combustibile?

La stampa, però, lo mette alla gogna. Seguono mesi di scambi di accuse tra gli imputati, indagini, udienze su udienze.

Durante il processo emergono particolari sconcertanti: alcuni giubbotti di salvataggio sono stati appesantiti con barre di ferro per raggiungere il peso regolamentare e la ditta proprietaria della General Slocum ha falsificato i registri dei collaudi.

Alla fine del processo, però, la pena ricadrà su uno solo dei sette imputati, il capro espiatorio perfetto: William J. Van Schaick, condannato per negligenza criminale, mancata esecuzione di esercitazione antincendio e mancata manutenzione degli estintori.

Il verdetto è terribile, soprattutto per un uomo della sua età: dieci anni di lavori forzati a Sing Sing, uno dei più famigerati penitenziari degli Stati Uniti.

La Knickerbocker Steamship Company, invece, se la cava con una multa irrisoria.

Van Schaick sconterà tre anni e sei mesi in carcere, poi verrà rilasciato per buona condotta. Theodore Roosevelt si rifiutò di perdonare il capitano della General Slocum, e il perdono presidenziale arrivò nel 1912, concesso da William H. Taft.

Il capitano Van Schaick morì nel 1927, a 91 anni. I fantasmi della General Slocum lo accompagnarono fino alla fine dei suoi giorni.

General Slocum: dopo la tragedia

Le conseguenze del disastro della General Slocum furono molteplici e ridisegnarono persino la struttura sociale della città di New York.

Il quartiere di Little Germany, da cui proveniva la maggior parte delle vittime, incontrò un veloce declino. Famiglie intere erano state cancellate dalla furia del fuoco. Numerosi padri di famiglia, che quel mercoledì mattina si trovavano al lavoro, persero mogli e figli nel disastro. Il distretto cominciò a spopolarsi e i residenti si trasferirono in altre zone della città. La chiesa luterana venne trasformata in una sinagoga.

I giornali con la cronaca dell'accaduto
foto: i giornali diedero ampio spazio per settimane alla cronaca degli eventi


Due anni dopo, a Tompkins Square, si tenne una giornata in ricordo delle vittime. Fu inaugurato un monumento che raffigurava due bambini rivolti verso il mare e l’inscrizione “They were earth’s purest, children young and fair”, in memoria delle piccole vite spezzate il 15 giugno 1904.

Come tutte le disgrazie, anche quella della General Slocum fu di insegnamento.
Le norme di sicurezza navali furono riviste e il presidente Roosevelt stabilì criteri rigorosi per le imbarcazioni adibite al trasporto passeggeri: porte antincendio, estintori automatici a bordo, salvagente a norma, uno per ogni passeggero e membro dell’equipaggio, manichette che potessero reggere una pressione di 100 kilopond e scialuppe di salvataggio facilmente accessibili.

La tragedia della General Slocum: curiosità

I resti della General Slocum vennero recuperati e trasformati in una chiatta. L’imbarcazione affondò nel 1911 durante una tempesta.

L’ultima superstite del disastro è morta nel 2004, a cento anni. Si chiamava Adella Wotherspoon e all’epoca della tragedia aveva sei mesi. Quel 15 giugno le sue due sorelle avevano perso la vita.

L’Ulisse di James Joyce si svolge in una sola giornata, il 16 giugno 1904. In una scena, un personaggio legge un quotidiano e riflette sulla tragedia del giorno precedente.

La processione funebre in onore di alcune delle vittime
foto: la processione funebre dedicata alle vittime dell'incendio della General Slocum


La novella Time Ablaze, dello scrittore di fantascienza Michael Burstein, viene nominata nel 2005 per l’Hugo Awards. È la storia di un viaggiatore nel tempo del ventunesimo secolo che torna nel 1904 per indagare sulla tragedia.

L’ospedale di North Brother Island, dopo essere stato convertito in una struttura per giovani tossicodipendenti nel 1950, chiuse i battenti agli inizi degli anni ’60. Oggi l’isola è completamente disabitata e chiusa al pubblico. È un luogo spettrale e desolato, e, dicono alcuni, infestato dai fantasmi.


L'Autore Luigi Musolino nasce nel 1982 in provincia di Torino, dove risiede e lavora. Affascinato dall’universo fantastico e horror sin da bambino, comincia a scrivere durante gli anni del liceo, pubblicando racconti su riviste e fanzine.
Nel 2008 inizia a collaborare con la Dagon Press, la piccola casa editrice guidata da Pietro Guarriello che pubblica Studi Lovecraftiani, rivista di approfondimento e studio delle opere del "Gentiluomo di Providence", H.P. Lovecraft. Per la stessa casa editrice cura e traduce due antologie di racconti di Carl Jacobi, autore dell’epoca d’oro del pulp americano, inaugurando così una nuova collana intitolata I Giganti del Weird.
Ha vinto diversi concorsi di narrativa fantastica, come il 300 parole per un incubo, il SANguinario Valentino, il Rill, il NeroPremio e il Circo Massimo.
Ha pubblicato racconti per Delos Books e Il Mondo Digitale Editore.
Nel 2010 inizia la sua collaborazione con la casa editrice Edizioni XII, per la quale ha tradotto il capolavoro horror-apocalittico di Brian Keene I vermi conquistatori.
Blog personale: Weirdiana.blogspot.com


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La tragedia della General Slocum
Articolo scritto da: Luigi Musolino
Articolo pubblicato il 02/05/2011

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