I Lemmings e il leggendario suicidio di massa

Un film della Disney ha dato vita a una leggenda metropolitana suicida...

La storia dei Lemmings e del loro famoso suicidio di massa

Pesano un massimo di 120 grammi, misurano fino a 15 centimetri di lunghezza, hanno un pelo lucido e rado e una coda corta: chi sono?
Nessuna risposta?

Ok, riproviamo.
Sono conosciuti per i suicidi di massa e perché protagonisti di un famoso videogioco dove vestivano tutine blu, portavano i capelli color verde e in cui si suicidavano in gruppi numerosi.

Ebbene sì: sono i Lemmings.

Questi piccoli roditori artici sono stati portati alla ribalta nel 1958 dalla Disney grazie a un documentario che vinse l’Oscar, White Wilderness (Artico Selvaggio).

Col successo di quel documentario i lemmings non abbandonarono più l’immaginario collettivo di grandi e piccini grazie a quella loro risaputa determinazione che li portava, ogniqualvolta incontrassero un dirupo, un predatore o uno specchio d’acqua sufficientemente profondo a perseguire con tutti i loro sforzi il suicidio di massa.

Nel 1991 giunse la definitiva consacrazione grazie a uno dei più famosi videogiochi della storia, Lemmings appunto, che, pubblicato inizialmente su Commodore Amiga, raggiunse tutte le principali piattaforme videoludiche arrivando a vendere milioni e milioni di copie. Scopo del gioco era di aiutare gruppi numerosi di lemmings ad attraversare scenari sempre più impervi contabilizzando il minor numero di vittime.

Ma è vero che i lemming si suicidano?
Assolutamente NO.

Si tratta, come avrai ben capito, di una leggenda metropolitana.

La locandina di White Wilderness


L’interesse degli studiosi fu da sempre attratto dai picchi improvvisi di natalità dei gruppi di lemming seguiti da altrettanto improvvisi picchi di mortalità. Questo li portò a teorizzare la possibilità che i lemming attuassero una sorta di autocontrollo del numero della loro popolazione per sopperire alla mancanza di cibo che sarebbe susseguita a un loro eccessivo aumento.
Nulla di più sbagliato.

In verità secondo Olivier Gilg, del Dipartimento di Ecologia dell’Università di Helsinki, Iikka Hanski dell’Università francese di Montferrier sur Les Cedex e Benoit Sittler dell’Università di Friburgo, la chiave di questi cicli periodici va ricercata nel rapporto fra i lemming e i loro predatori.

In pratica, all’aumentare del numero di lemming, aumenta anche la concentrazione di attività predatorie in quel dato territorio. Inoltre, si è osservato che un aumento sconsiderato della popolazione porta i lemming a migrare in cerca di cibo e il viaggio che ne consegue è mortale per una larga parte di loro.

Lemmings nella neve artica


Abbandonata la teoria del suicidio di massa viene da chiedersi come abbia fatto la Walt Disney a realizzare il documentario vincitore di premio Oscar proprio mostrando un suicidio di gruppo dei lemming, immagini che hanno di fatto generato la leggenda metropolitana degli "animali suicidi".

Ebbene, il produttore Albert Scweitzer, il regista James Algar e la loro troupe semplicemente presero un gruppo di lemming (che inquadrarono da più angolazioni per farli sembrare in numero maggiore), li portarono nell’Alberta in Canada (dove non ci sono lemming e non c’è l’oceano in cui suicidarsi) e li costrinsero al suicidio di massa posizionandoli vicino a un dirupo e approfittando della scarsa vista dei poveri roditori.

Lemmings nella tundra


Potremmo quasi dire scherzando che la Disney fu l’antesignana degli snuff movie!
A parziale discolpa della Disney non esiste prova che i suoi dirigenti fossero a conoscenza del particolare metodo utilizzato per ottenere quelle straordinarie immagini.

Che la verità si sappia o meno, oramai i lemming sono consegnati alla conoscenza popolare e alla storia come animali suicidi, forse un po’ stupidi, sicuramente assai simpatici e costituiscono l’esempio più lampante di come la realtà che tutti conosciamo non sia altro che il frutto di un’abile, e a volte contraffatta, narrazione.


Lemmings nella tundra
foto: il videogioco Lemmings.

Spielberg Junior VS Lemming

Un racconto scritto da Maurizio Bertino ispirato alla leggenda metropolitana sui lemming suicidi

Primo piano di un bambino, sette anni, possessore di telefono smartphone di ultima generazione con effetti video integrati per la videocamera. Immagine mossa.
- Ehm… Ciao a tutti… Sono Spielberg Junior… Ehm…
L’immagine si muove, alberi, fiume, rumore di carta. Il bambino torna in primo piano, sta leggendo degli appunti su un foglio stropicciato. Guarda in camera.
- Ehm… Oggi, per il primo documentario della Spielberg Junior Pro… - torna a leggere il foglio - Production! - il bambino sorride.
Silenzio.
L’immagine si muove nuovamente: alberi, fiume, piedi del bambino, animale in gabbia.
Voce fuori campo del bambino.
- Spielberg Junior Production… Spielberg Junior Production!
Nuovo primo piano del bambino, si schiarisce la gola.
- Ricomincio. Ciao a tutti… Sono Spielberg Junior e oggi, per il primo documentario della Spielberg Junior Production… Ehm… Ehm… Quello è un Lemming!
L’immagine si sposta a inquadrare l’animale nella gabbia.
Voce fuori campo del bambino.
- Ho visto un documentario della Disney, no? E dice che i Lemming si uccidono da soli, no? E poi ho visto un gioco, ma era brutto, la grafica era brutta. Però c’erano i Lemming, e nel gioco avevano i capelli verdi. E camminavano tutti in fila. E se c’era un salto alto alto ci finivano dentro. Però io potevo mettere un ponte, no? Prima che arrivavano al salto io potevo mettere il ponte. Così loro non cadevano. Però c’èra un gatto dopo il ponte. E loro andavano verso il gatto, che aveva fame. Così ho messo una scala, prima del gatto, e loro sono saliti sulla scala e c’era una porta e ci sono entrati tutti, così li ho salvati. Ma se io non mettevo il ponte… e neanche la scala… i lemming si uccidevano tutti da soli… Che scemi…
Il bambino torna in primo piano.
- Ieri era il mio compleanno e ho chiesto a mamma e papà un Lemming, no? E adesso sono venuto nel bosco sotto casa e lì c’è il fiume… - il bambino indica con la mano libera, nell’altra tiene il telefono smartphone, ciò di cui sta parlando - E là c’è il salto, papà dice che non ci devo salire perché se cado mi faccio male e poi finisco nel fiume e mi bagno tutto… ehm... E in mano ho lo smartphone che Babbo Natale mi ha portato a Natale e con lo smartphone faccio il film perché da grande voglio fare Spielberg… E lì vicino all’albero c’è il Lemming e il documentario Disney che mi è piaciuto tanto diceva che si uccidono… e… e bon… - il bambino sorride.
Un dipinto con Lemmings che si suicidano Il primo piano indugia sul bambino, sta riflettendo.
- E poi volevo dire ancora una cosa… Ah sì! Ehm… Adesso vediamo il lemming che si uccide da solo!
Inquadratura sulla gabbia. Avvicinamento. Una mano del bambino la apre.
Voce fuori campo del bambino.
- Adesso il lemming esce, sale sul salto, si butta nel fiume e si uccide.
Inquadratura fissa sulla gabbia, il lemming rimane fermo, non esce, si volta a fissare la camera.
Ancora la voce del bambino fuori campo.
- Lemming ucciditi!
Il lemming si sposta sul fondo della gabbia in posizione rannicchiata.
Inquadratura sul bambino.
- Il lemming non si uccide - sopracciglia aggrottate, sta pensando - Mamma e papà mi hanno regalato un lemming stupido!
Il bambino guarda la gabbia, non succede nulla.
- Forse non vede il salto - dice il bambino.
Movimento di camera verso la gabbia, una mano l’afferra e l’alza, il lemming si rannicchia ancora di più.
Voce fuori campo del bambino.
- Ehm… Sposto il lemming sul salto, magari non l’ha visto, non è tanto furbo…
Ora sono inquadrati i piedi del bambino, un passo dopo l’altro, una salita, fiatone.
Voce fuori campo.
- Poso il lemming vicino al salto, così deve solo uscire e tirarsi giù.
La mano del bambino posa la gabbia al suolo, proprio vicino a un piccolo dirupo che porta al fiumiciattolo sottostante.
Inquadratura sul bambino.
- Ora guardiamo il lemming che si uccide.
Inquadratura sulla gabbia, ma non succede niente.
Silenzio.
Voce fuori campo.
- Buttati stupido! Buttati buttati buttati!
Il lemming rimane nella gabbia.
L’inquadratura si avvicina alla gabbia, un piede la raggiunge e la spinge fino a farla cadere nel fiume.
L’inquadratura indugia sulla gabbia che viene trascinata via dal fiume. Il lemming, ancora intrappolato dentro, cerca di tenere la testa fuori dall’acqua.
Voce fuori campo.
- Il lemming era troppo stupido per uccidersi da solo, no? Così ho spinto la gabbia, no? E adesso sta affogando, ma perché non ha voluto lui uscire dalla gabbia. Lo sapeva che finiva nel fiume. Il lemming ha voluto uccidersi.
Inquadratura sul bambino, sorride.
- Ciao! - movendo la manina in gesto di saluto.
Nero.



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I Lemmings e il leggendario suicidio di massa
Articolo scritto da: Maurizio Bertino
Pubblicato il 03/08/2011

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