OOPArt: il Papiro Tulli, gli alieni tra i faraoni

Il papiro Tulli, un misterioso oggetto (un OOPArt?) che ha destato per decenni la curiosità di Egittologi, Ufologi e semplici appassionati

OOPArt: il Papiro Tulli, gli alieni tra i faraoni Le vicende legate al Papiro Tulli, sono numerose e misteriose. L'oggetto è un autentico OOPArt? E' un falso? Descrive realmente degli alieni?
Andiamo insieme a scoprirlo...

Tutto inizierebbe nel 1934, con il Professor Alberto Tulli, allora direttore del Pontificio Museo Egizio. Pare quindi, che durante un viaggio di studio in Egitto, con suo fratello Monsignor Tulli, scovò presso un antiquario de Il Cairo un papiro che stuzzicò notevolmente la sua curiosità.

L'oggetto in questione presentava strane e particolari cancellature, e narrava una vicenda davvero incredibile.
Il professore non riuscì ad acquistare l'oggetto, vista la cifra esorbitante che gli veniva richiesta, ma ottenne di poterlo trascrivere. Coadiuvato dall'Abate E. Drioton, direttore del Museo del Cairo copiò il testo che poi trascrisse dallo ieratico al geroglifico.

Esiste però anche un'altra versione, il principe sudtirolese Boris de Rachewiltz, egittologo e appassionato di esoterismo afferma di aver effettuato una traduzione del papiro, partendo da un originale, rovinato dal tempo e dall'uomo. Un originale trovato a suo dire tra i documenti del Professor Alberto Tulli, dopo la sua morte.
Nel 1956 De Rachewiltz pubblicò la traduzione del papiro dapprima nel volume di H. T. Wilkins Flying Saucers Uncensored e poi sulla rivista The Doubt. A suo dire, il papiro era poi, soltanto una parte di un documento più ampio, risalente al tempo di Tuthmosis III (1504- l450, circa a. C.).

Il faraone Tuthmosis III Il testo del papiro riportava la storia di una prodigiosa vicenda, una serie di strani avvistamenti di misteriosi oggetti nel cielo, cui avrebbero assistito il Faraone Thuthmosis III e di molti suoi sudditi.

Nessun'altro si interessò alla particolare vicenda fino al gennaio del 1964, quando la rivista Clypeus, fondata e diretta da Gianni Settimo, pubblicò, proprio nel suo primo numero, la traduzione in italiano del testo geroglifico.
La traduzione fu esposta integrandola con note esplicative che ne interpretavano il contenuto in chiave clipeologica e che tentavano di interpretare le lacune date dalle cancellature.

Ecco come compariva, sulle colonne di Clypeus il misterioso testo che qui di seguito è riportato in corsivo e grassetto:

«... il ventiduesimo giorno del terzo mese d'inverno, alla sesta ora del giorno (non si può definire con precisione il mese e l'ora, poiché non conosciamo ancora con esattezza il calendario degli antichi egizi), gli Scribi, gli Archivisti e gli Annalisti della Casa della Vita si accorsero che un cerchio di fuoco (aveva dunque un alone il cerchio che si spostava?) (lacuna) ... (Nella interruzione doveva figurare la direzione nello spazio e forse altri importanti dettagli).

Dalla bocca emetteva un soffio pestifero
(bocca anteriore o posteriore? La definizione farebbe pensare alla parte anteriore; si potrebbe pensare ad un bolide. Il soffio invece dà l'idea della propulsione. Pestifero? Forse non è un'esatta traduzione del papiro o lo storico l'ha usato impropriamente nel senso peggiorativo), ma non aveva «testa» («Testa» non corrisponde ad un'esatta traduzione del geroglifico; si può dedurre anche dal fatto che la traduzione riporta il termine tra virgolette. Ma la testa è sede di comando, quindi non era visibile la cabina di comando che d'altra parte essi, anche figurando, non avrebbero allora potuto riconoscere), il suo corpo misurava una pertica per una pertica (era perciò circolare e misurava circa cinquanta metri) ed era silenzioso (avvalora tanto la tesi meteorica che quella clipeologica).

Ed i cuori degli Scribi, degli Archivisti tutti furono
(da ciò) atterriti e confusi ed essi si gettarono nella polvere col ventre a terra ** (lacuna) ** essi riferirono allora la cosa al Faraone. Sua Maestà ordinò di ** (lacuna) ** (probabilmente di ricercare se analoghi fatti fossero stati in precedenza registrati nei papiri della Casa della Vita) ** è stato esaminato ** (lacuna) ...ed egli stava meditando su ciò che era accaduto, che era registrato dai papiri della Casa della Vita (si noti come le lacune siano, nella traduzione del papiro, proprio nei tratti forse più interessanti e per noi posteri - diciamo - punti chiave per importanti deduzioni storiche ed anche scientifiche).

Ora, dopo che fu trascorso qualche giorno, ecco che queste cose divennero sempre più numerose nei cieli d'Egitto
(il termine «cosa» si è usato anche recentemente per indicare i Dischi Volanti, avendo il più delle volte forme varie ed indefinibili; è un termine quindi universalmente accettabile come definizione logica che l'uomo di ogni epoca abbia dato agli U.F.O.). Il loro splendore superava quello del sole (tale ed insolita doveva apparire la loro luminosità, specie notturna; è da tenere presente che, di giorno, poi, anteposti allo stesso sole, sono stati scambiati per il sole medesimo) ed essi andavano e venivano liberamente per i quattro angoli del cielo (lacuna) (è evidente che la lacuna poteva precisare importanti dati sulla direzione e sulla velocità degli UFO, ma già quel «per i quattro angoli» dice tutta la remota provenienza di quei corpi celesti, per i quali non esisteva limite d'orizzonte). Alta e sovrastante nel cielo era la stazione (chiarissima descrizione della nave-madre-astronave cosmica ) da cui andavano e venivano questi cerchi di fuoco (altra logica e chiara definizione dei ricognitori spaziali U.F.O.). L'esercito del Faraone la osservò a lungo con lo stesso Re (era quindi pressoché immobile). Ciò accadde dopo cena (visione notturna). Di poi questi cerchi di fuoco salirono più che mai alti nel cielo e si diressero verso il Sud.

Pesci ed uccelli caddero allora dal cielo
(apporti abituali in tali manifestazioni). Grande fenomeno che mai a memoria d'uomo fu in questa terra osservato ** (lacuna) ** e il Faraone fece portare dell'incenso per rimettersi in pace con la Terra (s'intenda per Terra l'altare sacro al dio Sole egiziano, Amon-Ra, tenendo presente che gli Egiziani reputavano queste manifestazioni energetiche una emanazione voluta da quello stesso dio, quale segno d'ira verso gli uomini) ** (segue ancora una lacuna in cui non è improbabile che si precisasse qualcosa che poneva in stretto legame la remota origine del culto solare con tali avvistamenti) ** e quanto accadde il Faraone diede ordine di scriverlo e di conservarlo negli Annali della Casa della Vita, affinché fosse ricordato per sempre dai posteri**».

Gianfranco Nolli però bollò comunque come falso il papiro Tulli, mettendo in dubbio la preparazione del suo predecessore alla direzione della sezione Egizia dei Musei Vaticani.

Il famoso papiro Tulli

Un nuovo e parrebbe definitivo esame del controverso oggetto è del 2006. In una community on line italiana (Egittologia.net) si cominciò a studiare il "caso" partendo dalla traduzione del testo ex novo, traendolo dall'immagine pubblicata da de Rachewiltz. I numerosi frequentatori del forum, iniziarono a trovare delle "stranezze" nella traduzione finché Franco Brussino esperto di egittologia, notò la similarità tra alcuni passi del papiro e delle frasi provenienti da testi noti.

La ricerca bibliografica portò a ritrovare le medesime frasi del papiro Tulli in un testo fondamentale sulla scrittura egizia l'Egyptian Grammar di sir Alan A. Gardiner, pubblicato già nel 1927.

Il testo del papiro Tulli, sarebbe quindi, secondo Brussino copiato dell'Egyptian Grammar. Le abrasioni che tanto avevano fatto parlare, sono soltanto servite a dare maggiore coerenza e a gettare un alone di mistero. Ad ulteriore conferma della posteriorità del papiro rispetto al testo di studio, si incontrano due errori di trascrizione, presenti nelle prime edizioni del volume del Gardiner e presenti anche nel papiro Tulli.

Il Brussino fa di più, ritrova e pubblica l'elenco della frasi del papiro Tulli copiate dalla Grammatica del Gardiner, citando, caso per caso, il paragrafo della grammatica e la fonte originale, così come ivi indicata.

Il papiro della controversia è dunque un falso, una truffa o magari una burla.

Mi piacerebbe però il beneficio del dubbio, da profana mi chiedo, perché mai inventare una burla o una truffa su esseri venuti da un altro mondo già nel 1934?

Certo è possibile che il famoso antiquario del Cairo abbia copiato delle parti a caso dai testi e poi spacciato il papiro per originale, ma farlo credere tale al direttore di un museo di Egittologia?

Non credo neanche plausibile che sia stato il Tulli, che come alcuni sostengono, una volta accortosi della truffa subita abbia fatto sparire il papiro per non perdere credibilità.

Mi risulta anche difficile credere che lo stesso De Rachewiltz abbia architettato la burla. Soprattutto perché cita proprio Gardiner, l'autore dell'Egyptian Grammar subito dopo la traduzione del papiro. Se burla o truffa doveva essere, perché lasciare un indizio così evidente. O forse proprio il fatto di aver citato la fonte della burla, renderebbe la stessa ancora più comica.

Ovviamente la mia visione romantica della cosa è più una speranza che un parere, dettata dalla voglia di credere, che non siamo soli nell'universo.


Font:
http://it.wikipedia.org/wiki/Papiro_Tulli
http://www.edicolaweb.net/ufost04b.htm
http://www.egittologia.net/Articoli/MisteriSvelati/tabid/56/ItemId/133/View/Details/AMID/517/
http://www.webtre.it/il-papiro-tulli.html
http://www.mistic.it/egitto/papiro.htm

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OOPArt: il Papiro Tulli, gli alieni tra i faraoni
Articolo scritto da: Polissena Cerolini
Pubblicato il 22/12/2010

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