Il museo del paranormale di John Zaffis, il collezionista dell'occulto

Una collezione di oggetti decisamente particolare per uno studioso dell'esoterismo più nero...

Il museo del paranormale di John Zaffis, il collezionista dell'occulto Oggi parliamo di pupazzi, bambole e orsacchiotti. Come dite? Non vi mettono paura? Aspettate un secondino e cambierete idea.
Dovete entrare nel museo tutto speciale di John Zaffis, guardare i giocattoli che il suddetto esperto d’occultismo ha raccolto nel corso degli anni, e ascoltare la storia di ciascun oggetto. Dietro quei volti di plastica dipinta e quei musetti di peluche ci sono forze malefiche al lavoro, energie negative che, prima di arrivare al museo, causavano svariati fenomeni paranormali che spaventavano a morte i proprietari.
Prendiamo il pupazzo Simon, per esempio. Si tratta di uno di quei fantocci con la bocca mobile che i ventriloqui tengono sulle ginocchia. Non è un bambolotto meccanico, c’è bisogno di una mano per fargli muovere la bocca, questo va sottolineato prima di proseguire. Simon è vestito di tutto punto, ha due occhi spiritati e le lentiggini. A prima vista, piuttosto simpatico. A prima vista. Il bimbo a cui è stato regalato comincia a lamentarsi del fatto che Simon vuole parlare con lui di continuo. I genitori sorridono: il frugoletto ha una fervida fantasia e ha volontariamente fatto diventare il suo amico di plastica un bel chiacchierone. Poi, un giorno, la mamma si ferma sulla soglia della cameretta del figlio e lo sente parlare. Quando mette piede nella stanza non lo trova con Simon sulle ginocchia, ma ben lontano dal pupazzo che, all’angolo opposto del locale, muove la bocca da solo. Che brividi. Il seguito della storia è facilmente intuibile: Simon viene sfrattato dall’abitazione e accolto nel museo di Zaffis dove tutt’ora se ne sta a fissare il nulla come un mentecatto dentro una teca di vetro.

Prendiamo l’orsacchiotto tutto bianco di nome Oscar. Viene sempre ritrovato nei posti più disparati della casa, posti in cui non era stato lasciato in precedenza. Poca cosa, rispetto all’episodio che fa rizzare i capelli in testa a tutti i membri della famiglia, riuniti a guardare la tv, la sera in cui lo si vede ruzzolare giù dalle scale. Al piano superiore non c’è nessuno. La famiglia passa il peluche a Zaffis, richiede un esorcismo per l’abitazione che, poco tempo dopo, abbandona.

Prendiamo la vecchia bambola, senza nome, con gli occhi azzurri e i capelli biondi che una restauratrice di giocattoli non è riuscita a riparare perché “avvertivo una sgradevole sensazione ogni volta che la toccavo.” E via anche lei, un’altra cliente per Zaffis.

Prendiamo Mister Bojo, un pupazzo molto antico, di stoffa grigia, cucito alla meno peggio, con un sospetto passato da bambola woodoo. L’ultima proprietaria, dopo averlo acquistato in un negozio d’antiquariato, ha vissuto momenti di terrore: le porte della casa si chiudevano e aprivano da sole, le luci si spegnevano e accendevano, orrendi incubi la tormentavano di notte. Riguardo a questo oggetto, John Zaffis non ha alcun dubbio: non è stato costruito per il diletto di un bambino, ma per scopi malefici.

Prendiamo il clown con la faccia di ceramica e il corpo imbottito d’ovatta, i cui occhietti maliziosi guardano eternamente verso sinistra ma sembrano pronti a muoversi nella vostra direzione in ogni momento. Chi ne ha dipinto il volto ha voluto dotarlo di un’espressione birichina che sembra voglia dire: “Se solo sapessi cosa ho in mente…” Qualcosa deve averla intuita la sensitiva amica di Zaffis, esperta in psicometria (la capacità di ricevere sensazioni da un oggetto attraverso il tatto) nel momento in cui lo ha lasciato cadere dopo averlo tenuto tra le mani appena un momento. L’ultima acquirente lo ha spedito al museo perché non ne poteva più degli incubi che aveva regolarmente quando il clown si trovava nella sua stanza.

Mr. Bojo - Museo di Jonh Zaffis Nel museo non ci sono solo giocattoli, ma anche oggetti comuni (ma che comuni non sono) come l’orologio a pendolo ereditato da un nonno che, in vita, non era molto simpatico. Odore di pipa e correnti d’aria gelida attorno all’orologio, nonché la sgradevole sensazione di una presenza malefica in casa. Rimosso l’orologio, rimosso il problema. Per gli amanti della musica c’è il piccolo organo che un restauratore (al pari della restauratrice di bambole) non è stato in grado di rimettere in sesto per via del malessere psicofisico che lo coglieva ogni volta che si avvicinava allo strumento. La decisione di regalarlo a Zaffis è stata presa una sera quando, lavorando su altri strumenti fino a tarda notte, ha sentito l’organo suonare per conto proprio. Chi ha un debole per i cimeli militari può godersi l’antica giacca che pare regali stranissime sensazioni quando indossata. L’ultima persona a infilarla è stata una ragazza che ha sfiorato l’esaurimento nervoso: stregata dalle voci e dai suoni che udiva, non poteva più fare a meno di mettersela. Resasi conto che l’attendeva una veloce discesa verso la follia, si è sbarazzata dell’indumento. Per il nostalgico dei tempi della scuola c’è la classica sedia da auditorium (di quelle con annessa la tavoletta per scrivere) versione old-style (legno scrostato) che sembra sia in grado di muoversi in giro per la stanza appena qualcuno ci si siede.

Prima di entrare a far parte ufficialmente del museo, gli oggetti vengono sottoposti a un rituale religioso di “purificazione”. I più resistenti sono rinchiusi in una teca di vetro, come Simon. Malgrado tali precauzioni, molti visitatori dichiarano di avvertire un’atmosfera malsana e, spesso, i più sensibili escono precipitosamente.
Nessuno conosce il passato di questi giocattoli e oggetti di uso quotidiano. L’ipotesi è che i primi detentori, li abbiano “imbevuti”, giorno dopo giorno, di brutti pensieri e di brutte emozioni. Rabbia, odio, tristezza, paura. Quale positività possono generare tali stati d’animo? Nessuna. Ambienti e cose, si dice, sono in grado di trattenere l’energia e conservarla a lungo. E quando capitano tra le mani di una persona che riesce ad avvertirla, ne stravolgono l’esistenza.

Sto per terminare questo articolo e mi volto a guardare il mio vecchio orso di peluche. Che ce l’abbia con me per tutte le volte che, da piccola, l’ho trascinato per un orecchio? No, non mi sto lasciando suggestionare. Ma scherziamo? Quale persona adulta e razionale sono perfettamente consapevole che non potrebbe mai… non è in grado di… è solo un giocattolo, in fondo.

Okay, lo chiudo nell’armadio. E se comincia a fare strani scherzi, lo regalo al signor Zaffis.


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Il museo del paranormale di John Zaffis, il collezionista dell'occulto
Articolo scritto da: Laura Cherri
Pubblicato il 24/11/2006

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