Il Vampiro, bevitore di sangue

Tra le creature mostruose è forse la più famosa, affascinante e diffusa in ogni cultura e folklore della Terra

Il Vampiro, bevitore di sangue

La morte è l'ultima frontiera, il traguardo definitivo a cui tutti dobbiamo giungere, per quanto possiamo cercare di evitarlo. Non è strano, dunque, che fin dall'antichità l'uomo abbia tentato di darle una forma, per renderla meno ignota e forse più accettabile, e che il folklore e le leggende abbiano dato origine a innumerevoli versioni dell'aldilà e storie di coloro che, in un modo o nell'altro, da esso fanno ritorno.

Fantasmi, spettri, zombie, sono solo alcuni degli esseri che non trovano pace nel riposo eterno e continuano ad aggirarsi tra i viventi per tormentarli e, spesso, far sì che si uniscano a loro. Tra questi, i Vampiri sono di certo alcuni dei più affascinanti, per via della loro forte ambivalenza e del loro ciclico ritorno in auge, in varie forme, nella letteratura e nella cinematografia, includendo le recenti versioni efebiche e glitterate del romanzo/film Twilight.

Ciò che più colpisce nella figura del vampiro è il suo essere eternamente a cavallo tra due realtà contrapposte, una dicotomia che non si limita all'essere un morto vivente, cosa comune anche agli altri esseri citati, spingendosi ben oltre. Il vampiro è potente ma anche debole, è vittima e carnefice, dannato e dannazione, fascino e terrore. Soprattutto, è al tempo stesso Eros e Thanatos, amore – o più precisamente sesso – e morte.

Laddove i fantasmi possono a volte avere uno struggente lato romantico, destinato però a restare spirituale, e gli zombie sono carne morta, una violazione alle leggi naturali che disgusta più che spaventare e deve la sua pericolosità più al numero che alle sue capacità – nonostante le più recenti versioni adrenaliniche su pellicola – il vampiro ha connotazioni prettamente sessuali, dalle sue capacità di seduttore al suo modo di nutrirsi delle proprie vittime lasciandole languide e deboli. Un sistema che non a caso richiede un determinato tipo di penetrazione e scambio di fluidi, e al termine genera una nuova creatura che condivide tratti di entrambi i suoi "genitori".

Di certo non è incidentale che il vampiro, pur morto a tutti gli effetti, sia ancora in grado di procreare, sebbene la sua stessa progenie, il dampyr, sia per lui causa di sventura.

Vampiri: le origini del mito

Di vampiri, o quantomeno di esseri proni a nutrirsi dell'altrui linfa vitale, si parlava già nell'antica Grecia, ma il vampiro nella sua più nota forma moderna affonda le sue radici nel folklore dell'est Europa del diciassettesimo secolo.

Sono di questo periodo le prime testimonianze scritte di presunti casi di vampirismo, come quello del bracciante croato Jure Grando che, pur morto, veniva visto aggirarsi nei villaggi vicini a nutrirsi di sangue e molestare le donne locali.

Fu però il secolo successivo a vedere un picco degli episodi di vampirismo, giunto in alcuni casi a scatenare l'isteria di massa. Non sono infrequenti le documentazioni scritte di vere e proprie epidemie di questa piaga, oggi facilmente riconducibili a malattie di origine ben più terrena, che aiutano a spiegare alcuni dei tratti caratteristici di questi esseri.

Non è difficile, infatti, immaginare come il diffondersi di sintomi di debolezza e consunzione all'interno della famiglia di un defunto abbia potuto portare alla credenza che un vampiro possa entrare in casa solo se invitato: quale migliore spiegazione per il fatto che proprio i suoi cari fossero le sue prime vittime?

A questo stadio, però, il vampiro è ancora distante dalla figura affascinante che sarebbe poi diventato. Pur essendo già presente, in maniera più o meno spiccata, la sua componente sessuale, il fascino e l'erotismo devono la loro insorgenza alla letteratura più che alla leggenda.

Vampiri: la narrativa

Sebbene si possa pensare che la figura del vampiro moderno risalga al Dracula di Bram Stoker, in effetti quest'ultimo deve molta della sua genesi a opere precedenti, a partire da Il Vampiro di Polidori, il cui protagonista Lord Ruthven è probabilmente l'antesignano di un'intera generazione vampirica che arriva fino alla contemporanea Ann Rice.

Non da meno è Carmilla, la languida e decisamente omosessuale vampira di Sheridan Le Fanu, dalla quale nasce anche la spesso ridicolizzata abitudine dei vampiri di anagrammare il proprio nome per mascherare la propria identità.

È da simili esempi, e attorno alla figura storica di Vlad l'impalatore, che nasce colui che viene ancora considerato il vampiro per antonomasia, divenuto, a volte suo malgrado, protagonista di innumerevoli vicende apocrife più o meno fedeli all'originale romanzo di Stoker.

In Dracula è già in nuce la citata dicotomia dei signori della notte, la cui condizione è al tempo stesso dono e dannazione. Da un lato i loro grandi poteri contrapposti alle loro vulnerabilità a elementi del quotidiano, come la luce del sole o l'aglio – e di certo è assai più facile trovarsi in casa una po' d'aglio che un fucile a pallettoni con cui far saltare la testa a uno zombie o un'arma d'argento contro i licantropi – dall'altro la loro natura di tentatori più che assalitori, del tutto in grado di ottenere il loro nutrimento con la forza, ma più portati a farlo con il loro potere di sedurre e ipnotizzare le vittime, non di rado unito al loro fascino personale e a quello del proibito.

Anzi, qui più che mai il vampiro è il segreto visitatore notturno che sottrae giovani donne ai loro promessi sposi per farle sue in ben più di un senso.

Queste caratteristiche attecchiranno nella letteratura degli anni a seguire, a volte facendo prevalere un lato oscuro ma romantico, come nei romanzi di Anne Rice, altre spingendosi più su quello erotico, fino al ciclo di Anita Blake di Laurell K. Hamilton, giunto a virare nella pornografia spicciola.

Comunque sia, è la letteratura a ridefinire i vampiri, amplificando le parti di loro che li allontanano dall'essere semplici mostri per portarli allo stadio di creature ambigue e attraenti, tanto da dare origine a vere e proprie comunità di sedicenti vampiri.

Vampiri: variazioni e tipologie

Un'adeguata trattazione di tutte le varianti di vampiro esistenti richiederebbe un volume dal cospicuo numero di pagine. Si tratterebbe, infatti, di elencare e descrivere un numero immane di creature provenienti dalle più svariate leggende, tutte in qualche modo assimilabili ai vampiri, spesso dissimili solo per alcuni particolari.

Può valer la pena citare l'Upyr russo, dalle grandi zanne e complicatissimo da uccidere, o il bello e letale Vurdalak, o il tedesco Nachzehrer, il masticatore di sudari che si nutre dell'energia dei viventi senza mai lasciare la sua bara. Come pure sarebbe interessante potersi spingere a visitare le più strane e improbabili creature vampiriche delle diverse tradizioni, fino a giungere alle angurie vampiro(!) dei balcani.

Nonostante tutto questo, però, il vampiro per eccellenza resta, nell'immaginario collettivo, quello immortalato da carta e celluloide, figlio di una mescolanza di folklore, tradizioni e invenzioni.

Si tratta dell'essere, spesso di nobili origini o comunque dai modi ricercati, che sfugge la per lui letale luce del giorno e arretra di fronte ai simboli religiosi. È colui che regna nella notte – come ogni amante che si rispetti – e al mattino si dilegua, in grado di mutare il suo aspetto in maniera tale da potersi introdurre pressoché ovunque, ma al tempo stesso incapace di entrare in un'abitazione senza esservi stato invitato.

Colui che nell'uccidere – un po' alla volta – le proprie vittime le rende simili a lui, accogliendole per l'eternità nel proprio mondo. Corrompendole o, forse, solo invitandole ad abbracciare il loro lato più tenebroso... e ammaliante.

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Il Vampiro, bevitore di sangue
Articolo scritto da: Carmelo Massimo Tidona
Pubblicato il 30/12/2010

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