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Licantropi e Lupi Mannari

Alla scoperta di uno dei più famosi mostri del folklore mondiale

Licantropi e Lupi Mannari La parola “licantropo” deriva dal greco: è semplicemente il risultato dell’unione tra i vocaboli lykos (lupo) e ànthropos (uomo) e identifica quello sfortunato essere umano maledetto dal destino e costretto, in determinate circostanze (la più nota, ma non l'unica, è il plenilunio), a barattare le proprie usuali sembianze con quelle, ferine, del lupo.

Licantropo deriva dal greco, come detto, ma questo non vuole affatto dire che la storia dell’uomo lupo inizi in Grecia.

Nel poema babilonese Gilgamesh, per esempio, la dea Ishtar trasforma per punizione un pastore in lupo, mettendogli perfidamente contro parenti e amici.

La narrazione biblica, attraverso le parole del profeta Daniele, offre poi la storia del delirio zooantropico di Nabuccodonosor, sovrano di Babilonia.

Preceduto da un periodo di intensa attività onirica, con incubi terrificanti e premonitori, si abbatte sul re un prostrante stato allucinatorio nel quale egli, sentendosi simile a una belva, abbandona la sua comunità ed erra, nudo, per i boschi, fino a subire vere e proprie metamorfosi fisiche: “il pelo gli crebbe come le penne alle aquile e le unghie come agli uccelli” (Danele, 4:30). Sette anni di tormento, poi la guarigione e il ritorno al proprio trono.

Questi sono solamente due esempi, ma ugualmente sono sufficienti a dimostrare quanto antica sia la mitologia riguardante il Lupo Mannaro (termine, a proposito, che presumibilmente deriva dal latino lupus hominarius, e cioè lupo umanoide, “che cammina eretto come un uomo”).

Il suo aspetto ci è stato marchiato a fuoco negli occhi da una pletora di pellicole horror Hollywoodiane: un essere antropomorfo, ricoperto di pelo, dal volto bestialmente mutato in una grottesca maschera di zanne sbavanti, dotato di artigli micidiali e di un insano appetito per la carne umana.
Ma non è detto che le cose stiano esattamente così.

Locandine di film horrro con lupi mannari


Il folklore vuole infatti che il licantropo sia “solamente” un lupo più grosso della taglia media della sua razza, dotato di forza e velocità soprannaturali e di una feroce, maligna intelligenza.

Solitamente il lupo mannaro conserva occhi umani, guardando i quali si potrebbe riuscire a riconoscerlo. Spesso non ha la coda perché, si dice, solo Dio può compiere veri miracoli mentre le trasformazioni operate dal diavolo devono necessariamente essere incomplete. Talvolta è di pelame scuro o addirittura nero, altre volte candido come la neve.

In certe circostanze il licantropo è in grado di ragionare come un uomo ma quasi mai di articolare parole di senso compiuto. Può camminare eretto e manipolare oggetti, sebbene rozzamente, ma per lo più trotta sulle quattro zampe, lasciando dietro a sé delle orme inconfondibili, diverse da quelle del lupo comune perché più grosse e fornite di cinque tacche, corrispondenti ad altrettante unghie, anziché le usuali quattro.

Il lupo mannaro del film horror Ginger SnapsA titolo esemplificativo, ecco come viene descritto dalle cronache dell’epoca il celebre licantropo tedesco Peter Stubbe quando muta la sua forma:
(…) un essere somigliante a un lupo insaziabile e avido di prede, forte e possente, con grandi occhi profondi che di notte splendevano come lame di luce: aveva poi una bocca larga e spalancata piena di denti acuminati e crudeli; un corpo enorme e zampe smisurate.

In certi casi, però, la fantasia umana li ha dipinti come mostruosità deformi, grosse come vacche, con inserti provenienti da altre specie animali simili nella loro folle morfologia alle proteiformi creature dei bestiari medievali.

In ogni caso i licantropi sono pericolosi, quasi sempre letali. Solo eccezionalmente la tradizione cavalleresca e cortese li ha descritti come esseri benevolenti, gentili, che offrono soccorso anziché costringere a cercarlo.

La descrizione del lupo mannaro nella sua forma umana risente invece, anche nel folklore più antico, di una sorta di stereotipo lombrosiano di “uomo bestiale”: occhi infossati, sopracciglia folte e unite tra loro, villosità eccezionale in ogni parte del corpo, mani larghe, unghie lunghe e adunche, dito medio molto sviluppato. Spesso poi questi uomini hanno volto e corpo coperti dalle cicatrici rimediate durante i combattimenti sotto forma di lupi.

Con tutte queste caratteristiche fisiche vennero, per esempio, descritti alcuni famosi imputati di licantropia negli atti dei loro processi, ma quanto ci sia di vero e quanto di astutamente calcolato non è dato di sapere.

Il lupo mannaro è un personaggio eccezionalmente tragico, shakespeariano. Si ritrova costretto a uccidere da una brama che non gli appartiene, da una ferocia che rigetta.
È vittima prima che carnefice.

Storia dei licantropi di Luca BarbieriMillenni di evoluzione umana gli impediscono di abbandonarsi agli istinti animali che urlano – o meglio, ululano – dentro di lui, ma è tuttavia incapace di porre fine alla propria condanna con le sue stesse mani. È uomo moderno, novecentesco, dubbioso e complicato, quasi sempre irresoluto, costantemente infelice.

In talune circostanze questo suo comportamento lo trasforma in un essere patetico e penoso, un cucciolo che latra anziché una belva che ringhia. Elargisce dolore ma cerca amore, perché è l’amore il solo, vero, antidoto alla sua maledizione. Solo chi ama l’uomo che si nasconde dietro il lupo, può trovare il coraggio di porre fine al dolore che lo lacera.

Il licantropo non è però l’unico ibrido uomo/animale sbocciato sopra la fertile superficie della mitologia umana, anche se certamente è il più famoso: altre creature altrettanto terribili oppure semplicemente bizzarre lo affiancano, almeno tante quante sono le razze animali sul pianeta.

Ci sono uomini che intrecciano il loro destino a quello di serpenti e coccodrilli, altri che dividono il loro pasto con orsi e iene. Altri ancora che muovono i propri passi insieme a quelli, eleganti, di giaguari e pantere.

In pratica non esiste cultura umana che non contenga all’interno del suo folklore almeno un esempio di trasformazione zooantropica, cacofonica definizione che stigmatizza proprio quanto appena detto: la trasformazione di uomo in animale e viceversa.

Nonostante questo, però, il licantropo resta il più conosciuto mutaforma del pianeta: perché?

A questa domanda, e a molte altre, proverò a rispondere nel mio saggio Storia dei licantropi.


Luca Barbieri, autore di Storia dei licantropiLuca Barbieri, nasce a Genova nel maggio del 1976. Dopo la laurea in Giurisprudenza e la faticosa conquista di un posto di lavoro, si dedica nei ritagli di tempo alla sua più grande passione, la scrittura, arrivando alla pubblicazione di quattro libri, svariati racconti brevi e alcune sceneggiature di fumetti.

Storia dei licantropi, edito da Odoya nel Settembre 2011, è il suo ultimo lavoro. con la casa editrice aveva già pubblicato Storia dei pistoleri (2010).

Tra i numerosi riconoscimenti, ricordiamo il premio di Lucca Comics and Games 2008 e il Trofeo Rill 2009, entrambi per il miglior racconto fantastico inedito.

Vive ad Arenzano (GE) con la sua meravigliosa famiglia: la moglie Ilaria e i figli Matteo e Giulia.

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Licantropi e Lupi Mannari
Articolo scritto da: Luca Barbieri
Pubblicato il 11/10/2011

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