Vespa di mare (Chironex fleckeri)

La Chironex fleckeri, conosciuta come Vespa di mare o Medusa di fuoco, è l'essere acquatico più velenoso dell'intero pianeta

Vespa di mare (Chironex fleckeri) Nome comune: Vespa di mare (ITA) / Sea wasp (ENG) / Fire medusa, Indringa (AUS)

Nome scientifico: Chironex fleckeri

Nota: il nome “Vespa di mare” viene attribuito anche alla meno pericolosa cugina Chiropsalmus quadrigatus, così come spesso e volentieri a diverse altre specie di vere meduse o cubomeduse. In questo articolo utilizzerò “Vespa di mare” per riferirmi unicamente a Chironex fleckeri.

Classificazione: phylum Cnidaria, classe Cubozoa, ordine dei Chirodropida

Vespa di mare: Distribuzione e habitat

Possiamo incontrare questa magnifica creatura evanescente in Australia settentrionale e nelle acque tropicali di Nuova Guinea, Brunei, Indonesia, Filippine, Vietnam, sempre nelle aree costiere. La maggior parte degli esemplari sono stati registrati lungo le coste nord dell’Australia: tra Exmouth, Golfo di Carpentaria fino a Bustard Heads, vicino a Agnes Water.

Non c’è in verità certezza riguardo agli avvistamenti extra-australiani, non sappiamo se si tratti sempre proprio di lei: potrebbe infatti trattarsi della cugina giapponese (meno pericolosa e scoperta solo nel 2009, molto simile nell’aspetto): Chironex yamaguchii.

La si incontra in estate, quindi tra novembre e maggio, specialmente presso spiagge sabbiose e vicino agli estuari dei fiumi dove pare vada a riprodursi (i piccoli – detti polipi – sono stati avvistati in acqua dolce) o vicino a paludi di mangrovie.

Un cartello segnala il rischio di essere punti da una Vespa di mare
foto: Il rischio di imbattersi in una pericolosa Vespa di mare è alto in certe zone dell'Australia.

Vespa di mare: Aspetto

Chironex fleckeri fa parte del gruppo delle “box jellyfish” (o “cubomeduse”), non è quindi una vera medusa. Come le altre “boxfish” caratterizzata da una campana (o ombrello) squadrata, con quattro facce ben distinte.
La campana è azzurrina diafana, praticamente invisibile nell’acqua in una giornata soleggiata. Ha leggeri segni e motivi che da certe angolazioni ricordano un teschio umano.

Di notevoli dimensioni all’interno del suo gruppo, i tentacoli si possono estendere fino a 3 metri, mentre la campana misura fino a 30 cm di diametro negli adulti e l’animale può raggiungere il peso di 2 Kg.
Da ogni angolo della campana si diparte un singolo fascio comprendente fino a 15 tentacoli (tendenzialmente sono di più rispetto a cubomeduse simili, che ne hanno tra 7 e 14). Questo significa che la Nostra dispone in totale di uno sviluppo tentacolare di ben 180 metri.

In genere le più grandi sono avvistate a fine stagione, ma esistono eccezioni e qualche volta già in agosto si sono segnalate Chironex adulte. Più vicino all’equatore in genere sono più piccole e appaiono più presto.

È in grado di raggiungere una velocità considerevole: fino a 3-4 nodi (1,5-2 m/s; circa 7 Km/h – ovvero no, non puoi seminarla a nuoto), grazie a un vero e proprio sistema a reazione.
Quando nuota i tentacoli si contraggono diventando lunghi tra 5 e 15 cm, per mezzo centimetro di spessore. Si estendono invece lunghi e sottilissimi quando caccia.

Dispone di quattro fasci oculari con 24 occhi ciascuno (un fascio per lato della campana, per una vista a 360°), dotati di iride, cornea e retina. È molto discusso quanto sia efficiente il senso della vista, né sappiamo quanto siano in grado di riconoscere o seguire oggetti con lo sguardo. Anche perché, non avendo sistema nervoso centrale, non sappiamo come processino immagini e luce. Alcuni test paiono in ogni caso dimostrare siano in grado di riconoscere oggetti di determinati colori (come il nero) ma non altri (come il bianco). Pare addirittura il rosso le metta in fuga.

Vespe di mare in dettaglio
foto: Due magnifici esemplari di Vespa di mare, belli e mortali.


Vespa di mare: Dieta

I lunghi tentacoli sono coperti da decine di migliaia di nematocisti: organuli veleniferi che compongono le cellule dette cnidoblasti (o cnidociti o cnidocisti), responsabili della somministrazione del veleno che causa nelle prede shock e arresto cardiaco.

Cacciano di giorno, mentre di notte riposano appoggiate al fondo di acque basse (non sappiamo se dormano effettivamente, ma l’impressione è quella).
Le loro prede d’elezione sono piccoli pesci e crostacei.
Sono predate invece dalle tartarughe, invulnerabili grazie alla corazza e all’epidermide spessa e dura alle armi sottili di Chironex.

Alcune Vespe di mare, praticamente trasparenti
foto: Vespe di mare vicine alla superficie, quasi invisibili.

Vespa di mare: Come ti ammazza

Quando il tentacolo ti tocca, gli cnidoblasti vengono fatti “scattare” da una sorta di grilletto noto come cnidociglio, e estroflettono un filamento acuminato e cavo che contiene il veleno. Ti perfora la pelle fino a 1 mm di profondità grazie a barbigli acuminati. E inietta.
Molto dolore.
Estremo dolore. Tanto più intenso quanto più ampia è la superficie tentacolare che ti ha colto. La tua reazione naturale, istintiva, è un fortissimo strappo all’indietro, più che sufficiente per staccare il tentacolo all’animale.
Tuttavia, così facendo il tentacolo stesso ti si avvinghia addosso più strettamente aumentando la superficie di contatto e attivando ulteriori nematocisti.

Adesso hai circa tre minuti di vita.

Ti ho parlato di un tentacolo. Ma ricorda che Chironex ne ha circa 60, e ognuno è più che sufficiente per uccidere un uomo adulto. Niente le impedisce, se lo vuole, di avvinghiarti anche con tutti i suoi tentacoli insieme.

Ma sei stato fortunato, e nel tuo caso pare proprio tu te la sia cavata con un solo tentacolo, ancora stretto attorno al tuo malaugurato polpaccio nudo e abbronzato.

Un’altra naturale reazione potrebbe essere quella di strappartelo via. Anche perché il dolore urticante che provi – e intanto sei in acqua, te lo ricordo – è simile, come hanno descritto alcune vittime, alla sensazione di essere marchiati a fuoco, o presi a frustate. Se lo fai, esponi al contatto con gli aculei anche mani e braccia, segnando così un tuo destino ancora più rapido – e molto probabilmente non ci riesci nemmeno, a strapparlo via.

Mentre raggiungi la riva, hai la sensazione di andare a fuoco.

Le cicatrici lasciate dal tocco della Vespa di mare
foto: Le cicatrici lasciate dai tentacoli della Vespa di mare.


Il veleno attacca il sistema nervoso, brucia la pelle, e mira diretto il tuo cuore.
Quando raggiungi la riva, se ce la fai, ti rendi conto già agonizzante e in stato di shock che la zona colpita è segnata da lividi rosso vivo, circondata da macchie rosse ineguali che disegnano arabeschi. I segni delle punture luccicano al sole come ghiaccio, mostrando le nematocisti sui resti del tentacolo, dove sono visibili barre orizzontali.
Lo chiamano effetto “scala ghiacciata”: se non fosse la tua gamba, quella, penseresti quasi che è una bella immagine.
Intanto il tuo battito cardiaco è irregolare, non riesci a respirare e senti come acqua nei polmoni.
Ma la cosa più terribile è la sete.

Muori prima di renderti conto di altro, per arresto cardiaco o respiratorio.

Se ti salvi, in poco tempo i lividi diventeranno scuri e la pelle andrà in necrosi nel giro di 12-18 ore, gonfiandosi intorno ai marchi, lasciando profonde cicatrici.
Il bruciore invece ti terrà compagnia ogni notte, per sei settimane.

Una gamba completamente segnata dal tocco di una Vespa di mare
foto: La gamba di una sfortunata vittima dei tentacoli di una Vespa di mare.

Vespa di mare: Consigli di sopravvivenza

Aceto. Il semplice aceto inibisce tutte le nematocisti non ancora attivate. Occorre versarne abbondantemente sulla zona colpita per almeno 30 secondi.
Nelle aree “infestate” da Chironex, sulle spiagge australiane sono infatti disponibili bottiglioni di aceto appositi.

Assolutamente non usare alcol o nulla di alcolico, né sfregare le ferite: entrambe le cose aiuterebbero il rilascio del veleno. Anche rimedi “popolari” come ammoniaca e urina sono inutili. Quindi risparmiamoci pure di fare pipì addosso al malcapitato, che già sta abbastanza male di suo.
Dal 2005 le autorità mediche e gli esperti sconsigliano anche il bendaggio a pressione (molto utile invece nel caso di morso di serpente velenoso), perché anch’esso rischia di sollecitare le nematocisti, scaricando ulteriore veleno.

Detto questo, e riavvolgendo di qualche minuto, i consigli riguardano ovviamente come sempre la prevenzione: se individuare una Chironex nuotando è sostanzialmente impossibile, e di conseguenza non c’è modo di evitare un contatto in caso di incontro ravvicinato (per molti anni tanti morti australiani sono rimasti infatti senza un “colpevole”, come si trattasse di un fantasma dei mari), è vero che possiamo benissimo evitare di nuotare durante l’estate sulle spiagge della costa nord dell’Australia.

Un cartello ci avvisa su cosa fare se punti da una Vespa di mare Dall’acqua, Chironex non esce di sicuro. Quindi a riva possiamo stare tranquilli.
In alcune spiagge sono state anche montate reti anti-Vespa, così da tenerle lontane dalle spiagge. Qui possiamo recarci se non possiamo fare a meno della nostra nuotata…
Naturalmente se invece indossiamo una muta non dovremmo preoccuparci.
Oppure se volete potete provare, nell’interesse della scienza, a indossare un costume rosso, visto che come dicevamo questo colore pare spaventarle. Però poi non prendetevela con me se non funziona…

Tornando a dopo il trattamento a base di aceto.
Innanzitutto occorre rimuovere il tentacolo: questo lo si deve fare in maniera intelligente. Ovvero non a mani nude, esatto, avete capito. Conviene usare delle pinze oppure dei guanti spessi e resistenti.
Ricordiamoci che i tentacoli possono continuare a pungere anche separati dall’animale, e continueranno a farlo finché il tentacolo non si decomporrà naturalmente. Anche quando secca. Addirittura, se è seccato e ci versiamo sopra dell’acqua, si rivitalizza.

Rimosso il tentacolo, ci accorgeremo che la vittima è agonizzante e spesso cade preda dell’isteria, anche a causa dell’estremo dolore. Dobbiamo cercare di tranquillizzarla, impedirle di agitarsi e distenderla: i movimenti e gli sforzi muscolari aiutano infatti la diffusione del veleno. Ricordiamo alla vittima che esiste l’antidoto, che quindi deve tenere duro e stare tranquilla fino all’arrivo dei soccorsi.
Ricordiamole anche che la maggior parte degli avvelenamenti di Vespa di mare non hanno esito grave perché la superficie tentacolare interessata è in genere ridotta e non tutte le nematocisti vengono attivate.

Scorte di aceto sulle spiagge australiane Molti saranno colti da panico anche dovuto alle numerose leggende metropolitane, mitologia e disinformazione attorno alla Vespa di mare: più di un articolo, specialmente in rete, racconta storie dell’“unico sopravvissuto a un attacco di Vespa di mare” o sparate del genere. Spieghiamo alla vittima che le cose non stanno così e che la gran parte dei feriti ne è uscita viva.

Noi intanto possiamo renderci conto della reale gravità della situazione anche semplicemente considerando l’ampiezza della zona rossa: se si tratta di piccoli segni di frustata possiamo stare relativamente tranquilli. Se la zona è ampia (per esempio un’intera gamba è rossa), e se la pelle inizia a necrotizzarsi, allora la situazione è più che seria.

Accertiamoci che le vie respiratorie siano libere. Se la vittima non respira effettuiamo la respirazione artificiale. Se ci rendiamo conto che è in arresto cardiaco – che può sopravvenire molto rapidamente –, operiamo il massaggio cardiaco.

Presso molte spiagge australiane l’antidoto è disponibile direttamente in loco: in questo caso somministriamo 3 ampolle intramuscolari (facendo molta attenzione perché la vittima non sentirà dolore) oppure, se è presente un esperto, è preferibile un’iniezione endovena.

Per punture leggere, dove non si notino larghe macchie sulla pelle, la respirazione è normale e non notiamo segni di shock, il trattamento sarà a base di aceto, ghiaccio, antistaminici e antidolorifici.

I maschi sono tendenzialmente più difesi perché i peli creano un minimo di barriera. Donne e bambini (questi ultimi doppiamente, per ovvie ragioni di massa corporea) sono quindi soggetti più a rischio.

Vespa di mare: Veleno

Lo cnidoblasto ospita i nematocisti, gli organuli veleniferi, che vengono attivati dallo cnidociglio per pressione o stimolanti chimici presenti sulla pelle delle vittime. Non è chiaro se gli cnidoblasti agiscano indipendentemente, oppure se esista un controllo centrale. Alla base dello cnidociglio si trova un ago cavo e allungato, raccolto a spirale e incapsulato nello cnidoblasto, contenente il veleno. Questi aghi-filamenti hanno dei dentelli che li rendono simili a microscopici trapani. Vengono spinti a pungere dal meccanismo a molla, che si attiva nel compartimento strutturale di collagene della cellula. È probabile che funzioni tramite un’improvvisa rimozione di ioni calcio, che creano un forte e rapido accrescimento della pressione osmotica nel fluido della capsula.

Il veleno viene iniettato tramite questi aghi-filamenti appuntiti, sufficientemente lunghi (1 mm) da penetrare l’epidermide e raggiungere vasi sanguigni. Il veleno, oltre a essere contenuto in questi filamenti, li riveste esternamente. Quando e se i filamenti forano un vaso sanguigno, il veleno può andare quindi a “colare” direttamente in circolo.
La maggior parte del veleno viene invece raccolta dal sistema linfatico dopo essere stata iniettata nel derma dalla punta dei filamenti.

Un primo piano di una vespa di mare
foto: Un primo piano di una Vespa di mare, l'essere più velenoso dei mari.

Il veleno è primariamente cardiotossico, ma possiede anche significativi effetti neurotossici (anche se non sono ben chiari), e dermatonecrotici.

Il veleno di Chironex è una complessa miscela di polipeptidi e proteine che include catecolamina, istamina, ialuronidasi, fibrinolisina, kinina, fosfolipasi, e varie altre tossine.

L’LD50 è pari a 0,004 mg/Kg, il valore in assoluto più basso (quindi più letale) registrato negli animali velenosi.Ben 33 volte più potente rispetto a quello di una Phoneutria nigriventer (nota come il Ragno delle Banane) o 80 volte quello di un Mamba Nero. Pari potenza rispetto a quello di un Polpo ad anelli blu – ma la Vespa di mare è in grado di un dosaggio ben maggiore.

Tutto questo vale a Chironex fleckeri il podio, con il 3° posto, nella classifica degli animali più velenosi del mondo.

Vespa di mare: Body count

67 morti in Australia confermati dal 1883.
Sicuramente il numero totale è più alto, visto che casi di annegamento sono senza dubbio stati causati da attacchi di Vespa di mare. Difficilissimo stabilire i morti non australiani, in quanto non c’è certezza sulla diffusione dell’animale e molte aree sono rurali e i casi potrebbero non essere stati registrati.


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Vespa di mare (Chironex fleckeri)
Articolo scritto da: Daniele Bonfanti
Pubblicato il 28/07/2011

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