Ragno di Sabbia a Sei Occhi (Sicarius hahni)

Chiamato anche Ragno-Granchio a sei occhi o l'Assassino di terracotta, il Sicarius hahni è il ragno più velenoso esistente

Ragno di Sabbia a Sei Occhi (Sicarius hahni) Oggi sulle pagine di LaTelaNera.com dedicate agli animali pericolosi ti parliamo di un "simpatico esserino" che sono in pochi a conoscere: il ragno Sicarius, un aracnide che vive nel deserto del Kalahari (Africa meridionale) e che ha un nome che è tutto un programma.

Per quanto affascinante e interessante sia, prega di non ricevere mai da lui un morso, altrimenti per te saranno guai serissimi.


Nome comune: Sicarius hahni: Ragno di sabbia a sei occhi, Ragno-granchio a sei occhi. Sicarius testaceus: nessun nome comune noto.

Nome scientifico: Sicarius è un genere che comprende più di 20 specie, tutte molto velenose. Le più temibili sono Sicarius hahni (Assassino di Hahn, dal nome del suo scopritore, Carl Wilhelm Hahn), e Sicarius testaceus (Assassino di terracotta, in virtù del suo colore e del suo aspetto).
Sicarius terrosus, meno pericolosa, è la specie più nota e allevata del gruppo.

Classificazione: Artropode aracnide, Ordine Araneae, famiglia Sicariidae.


Ragno Sicarius: distribuzione e habitat

Sicarius hahni e testaceus vivono tra le sabbie rosse del deserto del Kalahari, in particolare nell'area fossile sudoccidentale. Altre specie di Sicarius sono presenti in Centro e Sud America.


Ragno Sicarius: aspetto

Il Sicarius è un fossile vivente, essendo rimasto invariato da tempi antichissimi. Dal suo aspetto molto insolito il suo nome comune di "ragno-granchio".

In effetti la somiglianza c'è.
Il corpo è lungo fino a 1,5 centimetri, mentre le zampe raggiungono i 5 centimetri: è quindi di media taglia.

Il colore varia dal giallognolo al bruno-rossastro. Le zampe si dipartono direttamente verso l'esterno partendo dai fianchi e non da sotto l'addome (sono laterigrade), è molto appiattito e di forma piuttosto circolare. Ha sei occhi, disposti in tre diadi.

È imparentato con i Reclusi, ragni diffusi in tutto il mondo (presenti anche in Italia) con varie specie, ai quali somiglia vagamente. Negli Stati Uniti il Brown Recluse (o Ragno Eremita, di cui abbiamo parlato sulle pagine di LaTelaNera.com mesi fa) è molto temuto e responsabile di vari decessi.

È anche uno dei ragni più longevi, capace di raggiungere i 15 anni di età in cattività.

Una femmina di Sicarius hahni

Ragno di sabbia a sei occhi: dieta

"Sicarius" è un nome molto adatto per questo animale: non perché faccia fuori uomini, che lo incontrano davvero di rado e in pochissimi l'hanno visto nel suo ambiente naturale (in particolare testaceus), ma per il suo metodo di caccia, da vero "sicario professionista".
Velocissimo, preciso, invisibile e pulito.

Il nostro si auto-sotterra con velocissimi movimenti delle zampe, divenendo indistinguibile sotto un leggero velo di sabbia. Anche quando non è sotterrato, resta invisibile grazie al perfetto mimetismo: il colore è corrispondente alle tinte della sabbia della zona in cui vive, e inoltre il suo corpo fa aderire a sé i granelli di sabbia, così da crearsi una "divisa mimetica".
Una volta sotterrato, aspetta. Anche mesi. Appena percepisce le vibrazioni della preda, colpisce dal basso in un frammento di secondo.

La foto di due Sicarius hahni
foto: Due Sicarius hahni a confronto | Photo credit: M. Heule


Ragno Sicarius: come ti ammazza

A differenza di quello di altri ragni velenosi già trattati su LaTelaNera.com, il morso di Sicarius non è doloroso. Tanto che potresti persino non accorgerti che ti ha preso.
L'azione non è nemmeno molto veloce. È probabile passino ore prima che gli effetti comincino a manifestarsi, e tu, ignaro di tutto, pensi forse di esserti ferito con una spina, o che ti abbia punto qualche insetto innocuo. O ancora, se ti sei accorto che è stato uno strano ragno dall'aspetto di un granchio a colpirti, pensi solo che era proprio un ragno insolito e che, ehi, somigliava un sacco a un granchio!
Poi.

Poi ti accorgi che c'è una piccola macchia scura, violacea, sul dito ferito.
Una macchia che si fa più larga. E quel dito ti si stacca e cade a terra nerastro.

Ma no, non si ferma a dove si è stati morsi: ricavando una fenditura tra i tessuti corrosi, il veleno ti entra nei vasi sanguigni, dove per prima cosa attacca i globuli rossi e li fa esplodere. Così cominci a rimanere senza globuli rossi, e quindi in debito d'ossigeno, e la necrosi peggiora dappertutto, ma non c'è da preoccuparsi, perché i globuli rossi possono essere rimpiazzati, no?

No, perché i cadaveri dei globuli rossi non è che spariscono. Si ammassano. Creano una marea sanguigna di membrane afflosciate trascinate a fatica dal tuo flusso sanguigno, e destinate a intasarsi nei reni che non riescono a filtrare più il sangue divenuto denso e morto.

E neanche il fegato riesce più a assorbire questa sorta di melassa che hai in circolo. Così i reni vanno in tilt. E i capillari ti si occludono perché il sangue crea coaguli sempre più diffusi, troppo spessi perché passino dai tuoi vasi più sottili. Il sangue comincia a non arrivare alle zone periferiche, che vanno in necrosi anche loro, anche molto lontano da dove sei stato morso.

Intanto esplodono anche le cellule che compongono i vasi sanguigni, che si sfondano, e vene e arterie vengono forate e sfilacciate. Il tuo sangue filtra fuori sempre più copioso, dando origine a una serie di emorragie interne, e arriva fino all'epidermide.
Hai capito bene: cominci a trasudare sangue, e si aprono ferite e piaghe dall'interno che vomitano fuori sangue e carne morta e senti l'odore del tuo corpo che marcisce.

Intanto, tra gli spasmi e le fitte dal cuore che sta scoppiando, sei ancora molto vivo, mentre dita delle mani e dei piedi ti si staccano a una a una. E hai insieme tutti gli effetti della lebbra, combinati con quelli dell'ebola, tutto concentrato in minuti.

Un esemplare di Sicarius hahni
foto: un magnifico esemplare di Sicarius hahni | Photo credit: M. Heule


Ragno di sabbia a sei occhi: consigli di sopravvivenza

Non esistendo alcun antidoto, e i danni essendo irreversibili anche in caso di sopravvivenza, il consiglio vivissimo di sopravvivenza è quello di non farci mordere. Come si diceva, individuare il ragno nel momento in cui è nascosto sottoterra, così da starne alla larga, è impossibile.

Fortuna vuole che seguire il consiglio sia comunque abbastanza facile. In effetti, farci mordere da Sicarius, anche volendo, non sarebbe affatto semplice, trattandosi di un ragno davvero raro, che vive in ambienti desertici e in un areale ben preciso, per di più cacciatore da imboscata che se ne sta bello tranquillo interrato per giorni finché non gli capita a tiro un bocconcino.

Noi, per buona grazia, non siamo considerati bocconcini, e perché decida di morderci dovremmo proprio metterci a provocarlo apposta e con una certa insistenza. La sua strategia di difesa, in caso di pericolo, non è infatti il morso ma l'auto-sotterramento o il fingersi morto, o semplicemente l'attesa che lo scocciatore se ne vada. In alcuni casi corre via qualche metro e si auto-sotterra di nuovo, ma il morso non pare proprio – anche a detta di allevatori di terrosus e hahni, che li descrivono come animali estremamente docili – far parte delle sue normali strategie di difesa. Sicarius è un tipo tranquillo e pacifico, insomma.

Mettergli un piede sopra, per altro, se calziamo un bel paio di scarpe non dovrebbe essere troppo infausto, siccome le sue zanne non sono lunghe a sufficienza per forarle.

In sintesi, dobbiamo solo evitare di andare a scavare in terra a mani nude se ci troviamo nel Kalahari (cosa in ogni caso sconsigliabile).

Nell'improbabile caso di un morso, non diamoci per spacciati e non abbandoniamoci a scene pietose: come tutti i ragni (anche quelli velenosi già trattati nei dossier de LaTelaNera.com), Sicarius può infliggere morsi a secco, ovvero senza iniettare veleno – e come tutti i ragni spesso il veleno viene riservato per le prede, e non per la difesa.

Inoltre, considerando il lento tempo d'azione del veleno, è possibile avere il tempo di raggiungere una struttura di pronto soccorso dove sarà possibile quantomeno cercare – tentar non nuoce – di arginare i danni in caso il morso sia effettivamente avvelenato.

Una foto ravvicinata di un Sicarius hahni
foto: un Sicarius hahni visto da molto vicino | Photo credit: M. Heule


Ragno Sicarius: il veleno e la tossina Sphingomyelinase D

Sicarius dispone di una tossina chiamata Sphingomyelinase D (o smd), e si tratta di un enzima che dissolve i tessuti. A differenza di tanti altri ragni il suo veleno non è neurotossico, ma citotossico, emolitico-necrotossico.

Ne inietta una dose massiccia, più di qualunque altro ragno che abbia un veleno simile. Secondo gli studi di Binford e Wells, del Dipartimento di Biochimica e Biofisica Molecolare dell'Università dell'Arizona, rispetto al temuto Brown Recluse o Ragno Eremita – come si diceva assai temuto in America, suo collega a livello di tipo di veleno e cugino a livello biologico – ne inietta dosi un ordine di grandezza superiore: 193,2 microgrammi di molecola nel caso di S. hahni. Addirittura 331,4 microgrammi nel caso di S. testaceus, mentre i Reclusi del genere Loxosceles più veleniferi arrivano a 30 microgrammi.

I test effettuati su conigli hanno mostrato che la necrosi causata dall'azione dell'enzima si diffonde a macchia: dapprima si formano lividi in luogo del morso, che si estendono in lesioni di 50-100 millimetri con un'area centrale necrotica di 30 millimetri, che si disgrega completamente al tocco. I conigli osservati sono tutti morti dopo 5-12 ore. Le autopsie hanno rilevato danno esteso sottocutaneo, emorragia a petecchie su cuore, fegato e polmoni, drastico crollo della quantità di piastrine (trombocitopenia), e le conseguenze della coagulazione intravascolare diffusa (dic). La causa della morte è il collasso respiratorio.

Il veleno quindi agisce contemporaneamente danneggiando i vasi sanguigni in cui circola e causando così diffuse e gravissime emorragie interne. Le cellule sanguigne formano trombi che intasano i vasi stessi. Il processo è rovinoso per il sistema circolatorio e questo spiega come un eventuale antidoto (attualmente inesistente), a differenza degli antidoti per veleni neurotossici, anche laddove potesse arrestare il processo, non potrebbe in ogni caso porre rimedio ai danni sistemici subiti.

Insomma: da un morso di Phoneutria nigriventer (il Ragno delle Banane) o di Atrax robustus, se curati, si può uscire – dopo la convalescenza – al 100%. Da un morso di Sicarius si esce o morti o sempre gravemente menomati.
E non c'è nulla da fare per evitarlo.

Sphingomyelinase D è una tossina ancora poco studiata, anche a causa della scarsissima incidenza di morsi di Sicarius, che non richiede quindi alcun approfondimento medico urgente. Alcuni esperti ipotizzano un LD50 di circa 0,004: un valore spaventoso (simile a quello della Vespa di mare, di cui abbiamo già parlato su LaTelaNera.com). È probabile che presto ne sapremo di più sulla tossina, siccome ha recentemente suscitato interesse medico nell'ambito della lotta contro il cancro.

La profonda impressione destata da tutte queste considerazioni inquietanti, per quanto le informazioni e la documentazione su Sicarius siano vaghe e non conclusive dal punto di vista scientifico – gli studi dei due biologi sudafricani Newlands e Atkinson sono ampi, ma sono quasi i soli che hanno davvero approfondito la conoscenza con Sicarius – ce lo fa collocare nell'ambito di questa nostra classifica su LaTelaNera.com (che, come spiegato nell'introduzione, scientificamente valida in ogni caso non vuole né può essere) al secondo posto tra gli animali più velenosi del mondo.

Un esemplare di Sicarius terrosus

Ragno-granchio a sei occhi: body count

Esistono solo due casi riportati di morsi di Sicarius (anche se c'è persino chi sostiene si tratti di leggende metropolitane, ma sono confermati anche da fonti autorevoli – come Toxicon, pubblicazione del Dipartimento di Anatomia dell'Università di Potchefstroom in Sudafrica, e dai già citati Binford e Wells).
Due uomini adulti: Il primo morto, al secondo è stato necessario amputare un braccio.

È possibile esistano casi non documentati nelle zone di residenza naturale del ragno.


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Ragno di Sabbia a Sei Occhi (Sicarius hahni)
Articolo scritto da: Daniele Bonfanti
Pubblicato il 02/07/2012

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