Behemoth, il guardiano notturno degli inferi

Un mostro biblico divenuto demone, Behemoth in demonologia è il guardiano notturno degli inferi derivato dalla dea egizia Taweret

Behemoth, il guardiano notturno degli inferi Secondo la demonologia moderna Behemoth è il guardiano notturno degli inferi ed è considerato uno dei sei capi dell’inferno.

In realtà stiamo parlando di un antico demone che sembra derivare dalla dea egizia Taweret (vedi la foto sottostante), ovvero la dea ippopotamo rappresentata come un essere antropomorfo con corpo di ippopotamo, zampe di leone, dorso e coda di coccodrillo, mammelle cadenti e braccia umane: non è raro inoltre che venisse raffigurata mentre brandiva un coltello o una torcia. Essa era la protettrice delle donne durante la gravidanza, il parto e l’allattamento.
Un’entità non malevola quindi.


Questa tesi trova riscontro negli scritti di Erodoto il quale sosteneva che a Pamprenis era venerata una dea, moglie del grande dio Set, che veniva chiamata Taurt (tradotto letteralmente, “la grande”), padrona della gravidanza.

Il suo nome sembra derivare dall’ebraico Bəhēmôth, Behemot, oppure B'hemot e, con estrema probabilità, trattasi della forma plurale della parola bəhēmāh che letteralmente è traducibile come animale: d’altronde è noto che nella lingua ebraica venisse spesso utilizzato il pluralis excellentiae, ovvero riferirsi al plurale ad un soggetto per sottolinearne e ampliarne l’importanza.

È possibile trovare un chiaro esempio di questo concetto nella Sacra Bibbia e in particolare nella Genesi, in cui viene menzionato El (Dio) con desinenze plurali (Elohim) e tutti i verbi ad esso riferiti al singolare. Non a caso per Behemoth è stato utilizzato il pluralis excellentiae dato che si voleva metterne in evidenza la grandezza e la forza superiore alle altre creature esistenti.

Foto di una statua della dea egizia TaweretNel celebre Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy (1818) Behemoth è raffigurato come un paffuto elefante in accordo col significato che gli viene attribuito, ovvero quello di un demone godereccio e disinibito dedito ai piaceri del cibo e a quelli sessuali. Talvolta, secondo altre credenze, egli viene rappresentato come un grosso ippopotamo o come un grande bufalo che vive nelle paludi.

Behemoth è inoltre uno dei mostri biblici descritti nella Sacra Bibbia (Giobbe, 40, 15-24), in molti testi apocrifi e nei miti ebraici: in ognuna di queste opere è sempre stato associato a un'altra creatura leggendaria, il forse più noto Leviathan (il Leviatano).

È molto interessante notare che sia nella creazione secondo la Genesi descritta nella Sacra Bibbia, che nella creazione secondo altre fonti bibliche, si parli sia di Tohu che di Bohu. Si narra infatti che quando Dio si dispose a creare il cielo e la terra, nulla trovò intorno a sé. Nulla se non Tohu e Bohu, ossia il caos e il vuoto.

Occorre però analizzare a fondo il significato di questi due nomi (tutt’ora molto discusso), infatti, secondo diversi studiosi, è sufficiente unire il suffisso m a Tohu per farlo divenire Tehom, il nome biblico di un primordiale mostro marino e che rappresenta gli abissi delle acque primordiali. Inoltre al plurale Tehom diviene Tehomot. Sempre utilizzando il medesimo suffisso, Bohu diventa Behom e al plurale Behomot, ossia la parte terrestre del mostro marino Leviathan descritto nel libro di Giobbe.

Possiamo quindi dedurre dalla prima e dalla seconda Genesi che il mondo, ai primordi, fosse composto dal mostro marino Tohu e da quello terrestre Bohu e che le loro reali identità, ovvero Tehomot e Behomot, siano state cancellate per motivi di dottrina poiché hanno assunto successivamente il significato di caos e vuoto e che solamente Dio è il responsabile della successiva creazione di Tehomot (ossia Leviathan) e Behemoth.

In particolare nella Sacra Bibbia si parla di Behemoth nel momento in cui Dio paragona la forza del mostro con quella del Leviathan. In alcune versione della Bibbia e nel testo ebraico al posto di ippopotamo c’è Beemòt: “Guarda l'ippopotamo che ho fatto al pari di te; esso mangia l'erba come il bue. Ecco la sua forza è nei suoi lombi, il suo vigore nei muscoli del ventre. Stende rigida come un cedro la coda; i nervi delle sue cosce sono intrecciati insieme. Le sue ossa sono tubi di bronzo; le sue membra, sbarre di ferro. Esso è il capolavoro di Dio; colui che lo fece l'ha fornito di falce, perché i monti gli producono la pastura; là tutte le bestie dei campi gli scherzano intorno. Si sdraia sotto i loti, nel folto dei canneti, in mezzo alle paludi. I loti lo coprono della loro ombra, i salici del torrente lo circondano. Straripi pure il fiume, esso non trema; rimane calmo, anche se avesse un Giordano alla gola. Potrebbe qualcuno impadronirsene assalendolo di fronte, o prenderlo con le reti per forargli il naso?” (Giobbe 40,15-24 – Nuova Riveduta).

E ancora in Giobbe 40, 20: “Egli è la prima delle opere di Dio; solo il suo Creatore lo minaccia di spada”, quindi Behemoth è descritto come una creatura terrestre imbattibile che può essere sconfitta solo da colui che l’ha creata, cioè Dio.

Si rinvengono inoltre molti riferimenti anche nei testi escatologici ebraici e nella letteratura apocrifa come ad esempio nell’Apocalisse siriaca di Baruc (XXIX, 4): “Behemot si rivelerà dal suo luogo e Leviathan salirà dal mare, entrambi i grandi draghi che ho creato il quinto giorno della creazione e ho custodito fino a quel tempo, e allora diverranno libro per tutti coloro che saranno rimasti”.

Oppure nel discusso libro di Enoch (lx. 7-9), in cui egli parla del giorno del giudizio universale: “In quel giorno due mostri saranno separati: la femmina si chiamerà Leviathan e avrà la sua dimora negli abissi, il maschio avrà il nome di Behemòt e occuperà con il suo petto un deserto sterminato chiamato Dendain a est del giardino degli eletti”.

E ancora nel testo apocrifo di Esdra in cui si dice che Dio il quinto giorno abbia creato due grandi mostri, Leviathan e Behemoth, e che li abbia separati donando a quest’ultimo una parte del territorio, che era stato prosciugato il terzo giorno della creazione, in cui vi sono un migliaio di montagne. In pratica Dio li divide tenendo Behemoth sulla terra ferma e mandando il Leviathan negli abissi, per timore che l’unione dei loro pesi posa spezzare le volte della terra (II Esdra VI, 47-52; Enoch LX, 7-8).

Ma, come spesso accade quando si parla di antichi demoni, è la tradizione mitologica a fornire il più ampio ventaglio di interpretazioni.

Per esempio nel passo ebraico in cui viene descritto il Leviatano che si abbevera dalle acque del Giordano nel punto in cui questi sfocia nell’oceano attraverso un canale segreto. Quando costui ha ancora sete provoca un tale accrescere delle acque che per settant’anni esse turbano la calma dell’abisso, e persino Behemoth, sulle mille montagne, dà segni di terrore. Non a caso alcuni studiosi predicono un duello tra il Leviathan e Behemoth: dopo uno scontro che avrà suscitato il maremoto, le corna ricurve di Behemoth apriranno uno squarcio nel Leviathan, mentre le pinne aguzze del Leviathan feriranno Behemoth (Lev. Rab. 13, 3).

Behemoth contro Leviathan di William Blake
foto: l'incisione di William Blake di Behemoth contro il Leviatano.


Altre fonti sostengono che i due mostri si siano massacrati a vicenda e che Dio avrebbe inviato a occuparsene gli angeli Michele e Gabriele: vendendo però questi ultimi impotenti di fronte alle possenti bestie, se ne sarebbe occupato lui stesso (Pesiqta di R. Kahana, 29, 188 a-b; Mid. Alphabetot, 98; Ginzeberg, LJ, V, 43).

Come già accennato Behemoth, la prima bestia terrestre creata, somiglia a un enorme ippopotamo con la coda grossa quanto un tronco di cedro e le ossa come tubi di ottone e governa le creature sulla terra che le corrono intorno quando essa si riposa tra i fiori di loto, le felci e i giunchi oppure quando pascola sulle montagne. Dio lascia così che Behemoth pascoli sulle mille montagne e, benché ne rada l’erba in un sol giorno, ogni giorno l’erba ricresce.

Pare inoltre che Behemoth fosse carnivora e che le montagne avessero molti animali per sua pastura. Inoltre l’estate la rendeva così assetata che in una sola sorsata poteva prosciugare tutte le acque affluenti nel fiume Giordano: allora si abbeverava presso un’enorme sorgente che sgorgava dall’Eden, chiamata Jubal.

Proprio a causa del suo insaziabile appetito Dio ne creò uno solo impedendogli così di moltiplicarsi. Al solstizio di estate durante il mese di Tammuz, il Behemoth raggiunge il suo massimo vigore, si alza sulle zampe posteriori e ruggisce in maniera terrificante: è udito da tutti gli animali del mondo, i quali terrorizzati diventano meno feroci e i predatori evitano così di assaltare i cuccioli per un anno intero.

Il Behemoth inoltre, assieme al Leviathan e allo Ziz, fu creato soltanto per essere servito come una delle prelibatezze del banchetto messianico alla fine dei giorni.

Nessuno sa se Behemoth sia stato modellato con acqua, luce e polvere oppure se, più semplicemente, gli fu ordinato di sorgere dal suolo. Non è dato neppure sapere se questa prodigiosa bestia nacque solitaria o se avesse avuto un compagno come tutti gli altri esseri viventi (Giobbe, XL, 15- 24; Gen. Rab., 52).

Dai testi riportati sembrerebbe quindi che Behemoth somigliasse verosimilmente a un grosso bue selvaggio dal momento che pascolava liberamente sulle montagne poste quasi sicuramente alle sorgenti del Nilo e perché avesse ferito il Leviathan con le sue grandi corna. Nonostante tutto però Behemoth viene considerato, dalla maggior parte degli studiosi, come un possente ippopotamo.

La descrizione di Behemoth in Giobbe XL coincide infatti perfettamente con le caratteristiche di questi grandi e mansueti erbivori dalle potenzialità distruttive che furono sterminati già nell’antico Egitto per gli ingenti danni che causavano ai raccolti lungo il fiume Nilo.

A noi contemporanei comunque poco importa se Behemoth assuma la forma antropomorfa di un ippopotamo, di un elefante o di un grosso bue: come per i suoi colleghi demoni si parla infatti di un’entità fatta di spirito che va temuta, rispettata e combattuta.

L’evoluzione che gli uomini gli hanno affibbiato, da mitologica bestia a demone, non ha infatti intaccato le sue capacità distruttive e malevole.


Ottavio Bosco, autore dell'articoloL'Autore dell'articolo Ottavio Bosco nasce nel 1974, svolge i suoi studi scientifici a Pisa dove si laurea in Scienze Geologiche. Prosegue la sua formazione ottenendo l’abilitazione all’esercizio della professione di geologo presso l’Ordine dei geologi della Toscana. Attualmente vive e lavora a Pisa dove svolge la libera professione.
Ha collaborato con riviste di divulgazione scientifica (Economia e Ambiente) e ottenuto vari incarichi istituzionali che tutt’ora ricopre.
Con la casa editrice ETS di Pisa ha pubblicato il romanzo Il Purificatore (Febbraio 2011) e La Sindrome di Minosse (Novembre 2012).
Appassionato di horror, fantasy e pulp, esprime il suo hobby della scrittura con uno stile sui generis.


Fonti:
Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828
Call for Papers for the First Vatican Coffin Conference - Città del Vaticano, 19-22 June 2013
Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1818
Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996
I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988, pagg. 55-62
http://it.wikipedia.org/
http://www.eternalegypt.org
http://www.archaeogate.org
http://www.jewishencyclopedia.com
http://www.universonline.it/_misteri/dizionario_dei_mostri/mostri_biblici/


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Behemoth, il guardiano notturno degli inferi
Articolo scritto da:
Pubblicato il 28/01/2013

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