I Teschi di Cristallo: un OOPArt?

Teschi di Cristallo aztechi, maya, toltechi, mixtechi, alieni, veri o falsi: Eugène Boban ha sempre quello che desideri

I Teschi di Cristallo: un OOPArt? Quasi una ventina di anni fa, un pesante pacchetto indirizzato al "Curatore dello Smithsonian Institute, MezoAmerican Museum, Washington DC" è stato consegnato al Museo Nazionale di Storia Americana, accompagnato da una lettera non firmata che diceva: "Questo teschio atzeco di cristallo, che fu parte della collezione di Porfirio Díaz, è stato acquistato in Messico nel 1960. Io ora lo do allo Smithsonian senza richiedere alcun compenso". Richard Ahlborn, allora curatore delle collezioni ispano-americane, interpellò alcuni esperti antropologi e archeologi per chiedere se sapessero qualcosa di quell'oggetto - un misterioso teschio di cristallo color bianco latte, notevolmente più grande di una testa umana.

Questa non fu la prima volta che simili teschi di cristallo furono al centro dell’attenzione internazionale, facendo nascere ogni sorta di teoria sulla loro origine e datazione. Alcuni ritengono che siano l'opera dei Maya o degli Aztechi, ma sono indiscutibilmente diventati anche oggetto di dibattito sui siti che si occupano di occulto, poiché alcuni insistono che essi siano originari di epoche remote e provengano da un continente sommerso o da una lontana galassia, e possiedano oscuri poteri non pienamente comprensibili agli uomini, tanto che sono stati battezzati "i teschi dell’Apocalisse".

Una vasta gamma di scienziati e curatori di musei si è nel tempo interessata a tali "reperti", per capire la validità di queste ipotesi, se tali teschi fossero un falso oppure davvero un’eccezionale ritrovamento archeologico.

I musei hanno iniziato a raccogliere i teschi di cristallo di rocca nella seconda metà del XIX secolo, quando scavi archeologici scientifici non erano ancora stati avviati in Messico e la conoscenza reale dei reperti precolombiani era scarsa. Parallelamente, questo fu il periodo che ha visto una fiorente industria di falsificazione di oggetti pre-colombiani.
Infatti, se è certo che almeno il primo nucleo di queste sculture è attribuibile da una provenienza mesoamericana, non un singolo teschio di cristallo - di una collezione museale oppure privata -proviene da uno scavo documentato. Inoltre, essi hanno ben pochi punti di contatto con lo stile o le tecniche di qualsiasi raffigurazione originale pre-colombiana di teschi, che sono un motivo importante nell'iconografia mesoamericana e, perciò, ben comprovato.
Quando, infatti, nel 1884 l’archeologo Holmes visitò Città del Messico, vide "negozi di reliquie" a ogni angolo, pieni di falsi recipienti di ceramica, fischietti, e statuette, tanto che due anni dopo, scrisse un articolo per la rivista "Science" dal titolo Il commercio di antichità spurie messicane.

Questa prima generazione di teschi di cristallo messicano apparve poco prima dell'intervento francese del 1863, quando l'esercito di Luigi Napoleone invase il Messico e installò Massimiliano d'Asburgo d'Austria come imperatore. Questi primi manufatti di solito sono piccoli, come quello (pare il primo esemplare) oggi al British Museum, acquisito nel 1856 dal banchiere britannico Henry Christy.

Eugène Boban-Duvergé e i suoi teschi Due altri pezzi sono stati esposti nel 1867 alla Exposition Universelle di Parigi, come parte della collezione di Eugène Boban, forse il personaggio più misterioso e maggiormente invischiato nella storia dei teschi di cristallo, un francese che ha servito come archeologo ufficiale della corte messicana di Massimiliano. Boban (1834–1908) è stato anche un membro del Comitato scientifico della Commissione francese in Messico.

Un piccolo teschio di cristallo è stato acquistato, nel 1874, per ventotto pesos dal museo nazionale di Città del Messico, dal collezionista messicano Luis Costantino. Un altro per trenta pesos nel 1880.

Nel 1886, lo Smithsonian Institute comprò un piccolo teschio di cristallo, questa volta dalla collezione di Augustin Fischer, che era stato segretario dell'imperatore Massimiliano in Messico: l’oggetto però scomparve misteriosamente dalla collezione poco dopo il 1973, successivamente dopo essere stato esposto in una mostra di falsi archeologici che William Foshag, un mineralogista dello Smithsonian, allestì nel 1950 mettendo in risalto che il teschio era stato scolpito con una moderna ruota lapidaria.

Questa prima generazione di teschi di cristallo ha in comune il fatto di essere tutti forati all’interno dall'alto verso il basso. Analisi scientifiche hanno evidenziato che tali fori potrebbero pure essere di origine pre-colombiana, mentre i teschi potrebbero essere stati semplicemente in origine perline di cristallo di quarzo mesoamericane, poi ri-scolpite per il mercato europeo come una sorta di memento mori.

Nella ricerca sulla provenienza dei teschi di cristallo, ricorre quasi sempre il nome di Boban (conosciuto anche come Boban-Duvergé). Egli arrivò in Messico durante l'adolescenza e trascorse la giovinezza a condurre spedizioni archeologiche. Boban si innamorò della cultura messicana e cominciò a guadagnarsi da vivere vendendo manufatti archeologici e reperti di storia naturale, attraverso un business di famiglia a Città del Messico.
Dopo il ritorno in Francia, aprì un negozio di antichità a Parigi nel 1870 e vendette gran parte della sua originale collezione archeologica messicana ad Alphonse Pinart, esploratore ed etnologo francese.

Nel 1878, Pinart donò la collezione, che comprendeva tre teschi di cristallo, al Trocadero. Il terzo cranio della collezione Pinart acquistato da Boban poco dopo il suo ritorno a Parigi, è parecchie volte più grande di tutti gli altri di questo primo periodo.

Da qui in poi, si può iniziare a parlare di una seconda generazione di teschi, a grandezza naturale e senza foro verticale, la quale fece la sua prima apparizione nel 1881 proprio nel negozio parigino di Boban. Tuttavia questo oggetto rimase invenduto e Boban lo riportò con sé a Città del Messico nel 1885, ove, pare che egli avesse cercato di venderlo al museo nazionale del Messico come artefatto azteco, ma il curatore del museo lo rifiutò quale falso e addirittura accusò Boban di contraffazione.

Teschio di cristallo atzeco, un OOPArt?

Una terza generazione di teschi apparve qualche tempo prima del 1934, quando Sidney Burney, un commerciante d'arte di Londra, acquistò un teschio di cristallo di proporzioni quasi identiche al modello del British Museum. Non ci sono informazioni su dove l'abbia preso, ma è quasi una replica esatta proprio del teschio del British Museum: quasi la stessa forma, ma con maggiori dettagli relativamente agli occhi e ai denti. Esso ha anche una mandibola separata, unico nel suo genere. Nel 1943, fu venduto da Sotheby's a Londra.

Questa terza generazione pare legata alla versione più famosa della loro leggenda, ovvero quella dell'esploratore-autore Frederick A. Mitchell-Hedges.

Mitchell-Hedges sosteneva di aver trovato il suo primo teschio da qualche parte in America centrale nel 1930, ma la sua figlia adottiva Anna disse in seguito che invece l'aveva trovato sotto un altare o caduto all'interno di una piramide nel sito Maya di Lubaantún, nell’Honduras Britannico negli anni Venti.
Le prove al microscopio indicano che il teschio non è un artefatto Maya, ma è stato intagliato con strumenti moderni diamantati, ad alta velocità. I precedenti storici mostrano una sua prima apparizione a Londra nel 1933: fu acquistato un decennio più tardi da Mitchell-Hedges, che rivendicò che il teschio di cristallo fosse un autentico artefatto pre-colombiano. Le prove d’archivio ritrovate suggeriscono che Anna fu poi coinvolta nell’invenzione di racconti mitici circa le origini del cranio, offrendo un apporto affascinante alla creazione di una mitologia popolare, al servizio di un business profittevole.

Teschio di cristallo atzeco, un OOPArt?

Nel libro Danger My Ally, Mitchell-Hedges avvertiva che il cranio era "l'incarnazione di ogni male" e che "diverse persone che ne hanno cinicamente riso sono morti, altri sono stati colpiti da gravi malattie", dando origine al filone di teorie più fantasiose riguardo questi teschi di cristallo.

Benché quasi tutti i teschi di cristallo siano stati man mano acclamati come reperti Aztechi, Toltechi, Mixtechi, oppure occasionalmente Maya, essi non riflettono le caratteristiche artistiche o stilistiche di una di queste culture.

La versione azteca e tolteca di teste di morti sono state quasi sempre scolpite in basalto, a volte coperte di stucco, e spesso dipinte. Di solito venivano attaccate alle pareti o agli altari, o scolpite in bassorilievi di divinità. I reperti originali sono rozzamente intagliati, ma più naturalistici dei teschi di cristallo, in particolare nella raffigurazione dei denti. I crani della cultura mixteca sono persino talora fabbricati in oro e somigliano a volti di teschio con intatti occhi, nasi e orecchie. I Maya, invece, non scolpivano teschi interi, ma in rilievo su pietra calcarea ed erano raffigurati di profilo, riproduzione dei giorni dei loro calendari.

Come si diceva in precedenza, è assai probabile che tutti i teschi di cristallo più piccoli costituiscano la prima generazione di artefatti falsi, prodotti in Messico nel periodo stesso in cui sono stati venduti, tra il 1856 e il 1880. Questo periodo di ventiquattro anni può rappresentare il lavoro di un singolo artigiano, o forse di un unico laboratorio.

Teschio di cristallo atzeco, un OOPArt?

Il più grande teschio di Parigi del 1878 sembra essere una sorta di pezzo di transizione, in quanto segue la perforazione verticale dei pezzi più piccoli, ma le sue dimensioni impediscono che possa essere indossato con un cordone. Esso ora è depositato nei laboratori sotterranei del Louvre e il Musée du Quai-Branly ha avviato un programma di test scientifici sul pezzo, che includerà avanzate tecniche di analisi elementare come emissione di particelle indotte a raggi X e la spettroscopia Raman, per conoscere nel dettaglio il suo materiale e l'età.

Il cranio di Parigi del 1878 e il cranio Boban-Tiffany-British Museum, che è apparso nel 1881, sono entrambi creazioni europee, forse del XIX secolo. Non vi è alcun legame diretto con il Messico, l’unico legame reale è lo stesso Boban.

Il teschio Mitchell-Hedges, che appare dopo il 1934, è una vera e propria copia del teschio del British Museum, con svolazzi stilistici e tecnici che solo un falsario avrebbe potuto escogitare. Fu nel 1936 che lo studioso Adrian Digby per primo ha sollevato la possibilità che il teschio di Mitchell-Hedges potesse essere una copia del teschio del British Museum, dal momento che nella realizzazione si dimostra "una furbizia perversa, come ci si aspetterebbe di trovare in un falsario".

Il teschio arrivato allo Smithsonian quasi una ventina di anni fa rappresenta ancora un'altra generazione di questi falsi. Secondo il suo donatore anonimo, fu stato acquistato in Messico nel 1960 e le sue dimensioni sono davvero esuberanti: trentuno chili e quasi dieci centimetri di altezza.

Esaminando il teschio del British Museum e quello dello Smithsonian sotto la luce ed al microscopio elettronico a scansione, si è definitivamente stabilito che entrambi sono stati scolpiti con attrezzature lapidarie relativamente moderne, non esistenti ai tempi degli intagliatori precolombiani. Se si considera, inoltre, che i lapidari precolombiani usavano pietra, osso, legno, utensili in rame e sabbia abrasiva per scolpire la pietra, i teschi di cristallo sono troppo perfettamente scolpiti e lucidati a specchio per essere originali.

Allora perché i teschi di cristallo hanno avuto un lungo periodo di successo e perché alcuni musei continuano ad esporli e in tanti a considerarli degli OOPArt?

Sebbene il British Museum mostri i suoi teschi come esempio di falsificazioni, altri ancora li spacciano come autentici. Il museo nazionale del Messico, per esempio, identifica il suo cranio come il lavoro di artigiani aztechi e mixtechi.

In definitiva, la verità dietro i teschi di cristallo (quanto meno quella relativa alla loro ideazione, forgiatura e commercializzazione) potrebbe saperla solo l’ormai defunto Boban, che è riuscito a confondere molte persone per lungo tempo, lasciando un'eredità decisamente intrigante, nonostante tutto.


Fonti:
Jane Walsh MacLaren, Legend of the Crystal Skulls
Jane Walsh MacLaren, Il teschio dell’Apocalisse – il teschio di cristallo: un falso moderno
AAVV, Crystal Skulls


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I Teschi di Cristallo: un OOPArt?
Articolo scritto da: Francesca Fuochi
Pubblicato il 27/11/2010

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