Anatoly Onoprienko (pagina 2)

Anatoly Onoprienko e le voci nella testa dello sterminafamiglie

Il 24 dicembre 1995, a Gamarnya, un villaggio dell'Ukraina centrale, Anatoly Onoprienko irrompe con il suo fucile a canne mozze nella casa della famiglia Zaichenko. Uccide il capofamiglia, un insegnante di silvicoltura, la moglie e i loro due bambini. Strappa alle vittime le fedi, una catenella con un piccolo crocifisso dorato, gli orecchini, porta via anche un fagotto di vestiti vecchi.
Prima di abbandonare la scena del crimine, incendia la casa.

"Gli ho solo sparato. Non mi ha dato piacere, ma ho sentito questo impulso e l'ho fatto. Da allora in poi, è stato tutto quasi come un gioco governato dallo spazio esterno".

Anatoly sente le voci, lo spiegherà anni più tardi agli investigatori e agli psichiatri che tenteranno di penetrare i misteri della sua testa, sente le voci da quando suo padre lo ha abbandonato ed è sopravvissuto forse proprio grazie a quelle voci, che prima gli hanno fatto compagnia e adesso gli ordinano di uccidere.

Qualche volta è la voce di Dio, qualche altra sono degli esseri extraterrestri dalla mente superiore.
Le voci continuano a dirgli cosa fare.

A Bratkovichi, il 2 gennaio 1996, solo nove giorni dopo, ammazza a colpi di fucile i quattro componenti della famiglia Kryuchkov e brucia la loro casa. Mentre scappa viene visto da un vicino, il signor Malinsky: Anatoly non esita e gli spara per strada.


La lunga scia di sangue del Terminator ucraino

Il 5 gennaio 1996 due uomini d'affari, Odintsov e Dolinin, stanno discutendo nella loro automobile parcheggiata poco fuori Energodar, Zaporozhskaya Oblast e proprio allora Onoprienko decide di uccidere la gente che passa in macchina sull'autostrada Berdyansk-Dnieprovskaya. Quel giorno moriranno, oltre ai due uomini, un passante chiamato Garmasha e il poliziotto Pybalko.

Il giorno dopo, sempre lungo l'autostrada verranno uccisi l'ufficiale di marina Kasai, il tassista Savitsky e il cuoco Kochergina.

"Per me era come cacciare. Me ne stavo seduto, annoiato, senza niente da fare e improvvisamente l'idea entrava nella mia testa. Avrei voluto fare qualcosa per cacciarla dalla mente, ma non potevo, era più forte di me. Così montavo in macchina, o prendevo un treno e andavo a uccidere".

I giornali cominciano a chiamarlo Terminator e le voci gli ordinano di tornare a Bratcovichi.

Il 17 gennaio 1996 Anatoly massacra tutta la famiglia Pilat, anche un bambino di sei anni, poi dà fuoco alla casa e uccide a sangue freddo un uomo e una donna, possibili testimoni.

Poco dopo, il 30 gennaio, a Fastova spara all'infermiera Marusina, ai suoi bambini e a un amico.

Anatoly non può fermarsi, che lo voglia o no è ormai ossessionato dall'idea di uccidere.

Il 19 febbraio 1996 tocca alla famiglia Dubchak di Olevsk: uccide il padre e il figlio a colpi di fucile, mentre la madre e la figlia le finisce con un martello, ma è l'atteggiamento della ragazzina a stupirlo molto.

"Prima di romperle la testa le ordinai di mostrarmi dove i suoi genitori tenevano i soldi. Lei mi guardò insolente e rabbiosa e disse, «No, non voglio». Quella forza era incredibile. Ma l'ammazzai lo stesso".

Il 27 febbraio 1996 Anatolij va a Malina, Lvivskaya Oblast, e penetra nella casa della famiglia Bodnarchuk. Come sempre usa il fucile sul marito, la moglie e le loro figlie di sette e otto anni, prima di andarsene, però, probabilmente si accorge che le bambine sono ancora vive, così prende un'ascia e finisce il lavoro.

Solo un'ora dopo uccide e mutila in casa sua un vicino che forse avrebbe potuto riconoscerlo, lo fa con la stessa ascia usata per le piccole Bodnarchuk.

Anatoly Onoprienko afferma che il suo ultimo omicidio avviene il 22 marzo 1996 nel piccolo villaggio di Busk, vicinissimo a Bratcovichi, dove stermina la famiglia Novosad, quattro persone in tutto, e brucia la loro casa.

"Non sono un maniaco, non è così semplice. C'era una forza che mi guidava, qualcosa di telepatico o di cosmico. Io sono come un coniglio in un laboratorio, una parte di un esperimento per dimostrare che l'uomo è capace di uccidere e continuare a vivere con i suoi crimini, per dimostrare che io posso farcela, posso sopportare tutto, senza dimenticare niente".

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Dossier scritto da:
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