Marcel Petiot (pagina 4)

La fortuna volta le spalle a Petiot, per un momento

Agli inizi del 1944, troviamo un Marcel Petiot libero e apparentemente sollevato da qualunque accusa della Gestapo. Nessuno ha da ridire sull’andirivieni continuo di gente sconosciuta presso il suo studio e ogni cosa sembra rientrata nella sfacciata fortuna che aveva caratterizzato la vita di quest’uomo fino a quel momento.

Tuttavia il 6 marzo 1944, anche la Dea Bendata dovette ritenere che la misura fosse colma, perché alcuni vicini, infastiditi dai fumi nocivi provenienti dalla proprietà del dottore in Rue le Sueur, decisero di contattarlo per mettere fine a quell’invadenza insopportabile.

Il palazzo di tre piani posseduto da Petiot comprendeva anche un giardino privato e vasti locali sotterranei. Quando i vicini provarono a suonare allo studio, si accorsero del cartello appeso alla porta in cui il medico avvisava la clientela della sua assenza per un mese, causa un ritorno nella natia Auxerre. Ciò insospettì ancor più i vicini, dato che il fumo nei giorni successivi non accennò a diminuire.
Esasperati, si rivolsero ai Vigili del Fuoco parigini.

Questi ultimi, di fronte a ciò che con tutta evidenza non era un incendio, ma che avrebbe anche potuto trasformarsi in tale, nell’impossibilità di penetrare legalmente in una proprietà privata, avvertirono la polizia francese.

Due agenti arrivarono sul luogo e saputo che il dottore aveva anche una residenza parigina poco distante, decisero di telefonargli. Petiot, che non era ad Auxerre, comunicò che sarebbe giunto al più presto e di non accedere assolutamente alla proprietà se non in sua presenza.

Il suo "presto" si prolungò oltre il ragionevole secondo i poliziotti che decisero di forzare la porta principale e penetrare nel palazzo. Ciò che trovarono, secondo testimonianze dell’epoca, costrinse un’agente a uscire dal palazzo per vomitare.

Nei sotterranei fu rinvenuto un forno che funzionava a pieno regime, la causa del fumo molesto, forse acceso da due senzatetto che vi dormivano abusivamente e che poi morirono a causa delle esalazioni.

Sull’apertura dello stesso forno, penzolava un braccio umano per metà bruciato, vi erano ossa umane mischiate al carbone, resti di corpi all’interno dell’autorimessa e nel sottoscala che dal giardino portava alla casa, si scoprirono sacchi contenenti altri cadaveri decapitati o parzialmente smembrati.

Era molto più di quanto polizia e vicini si fossero mai immaginati di rinvenire là dentro.

Poco dopo l’irruzione, si vide scendere in bicicletta per rue le Seur un serafico Marcel Petiot che fu immediatamente fermato dalle forze di polizia. Chiunque altro sarebbe stato schiacciato dalle prove di molteplici omicidi perpetrati nel proprio studio, non questo camaleontico medico venuto dalla provincia.

Una volta assicuratosi che i poliziotti fossero francesi, raccontò loro di far parte della Resistenza e che i cadaveri ritrovati nella sua proprietà appartenevano ad agenti infiltrati della Gestapo, fatto parzialmente vero, e che doveva immediatamente avvisare gli altri membri della sua rete di informatori e collaboratori, pena la distruzione di un’attività di assoluta importanza in vista della futura rivincita francese contro i tedeschi.

Gli agenti, per nulla sprovveduti, attuarono i controlli del caso, scoprendo che Petiot era stato prigioniero della Gestapo per molti mesi, a sostegno delle sue parole.

Quando in seguito la Polizia Segreta tedesca venne a conoscenza dei fatti e diramò un ordine di cattura immediato per Petiot, i poliziotti francesi credettero di avere avuto conferma piena dell’autenticità della storia raccontata dal medico.

Come era venuto, Petiot poté andarsene in bicicletta per avvisare i presunti partigiani a lui legati, con la promessa che sarebbe tornato subito.

La polizia avrebbe potuto rimettergli le mani addosso solo sette mesi dopo.

Una foto di Macrel Petiot al suo processo


Il serial killer Marcel Petiot: i dettagli del modus operandi

Dopo la rocambolesca fuga, le autorità di polizia francesi non tardarono a riconoscere di essersi fatte ingannare in maniera davvero grossolana.

Nello stabile di rue le Sueur furono contati 27 cadaveri, in diverso stato di decomposizione ed eliminazione, dei quali la massima parte apparteneva a cittadini francesi, di cui molti di origine ebrea e per nulla collegati alla Gestapo o all’occupante tedesco.

Si riuscì anche a ricostruire il modus operandi di Petiot.

Gli sfortunati che cadevano nella sua rete venivano condotti allo studio di rue le Sueur con la scusa di ricevere la documentazione falsa per l’espatrio. Una volta giunti là, il dottore comunicava che, per poter intraprendere il viaggio in piena sicurezza, era necessario sottoporsi a vaccinazioni varie. Per nulla insospettite, le future vittime acconsentivano a farsi somministrare qualunque cosa quel gentile e premuroso dottore aveva in serbo per loro. La polizia ritenne che si trattasse di cianuro.

Dalle testimonianze dei complici, si seppe che i cadaveri venivano derubati di ogni loro avere, vestiti compresi, e inizialmente gettati nella Senna. Con l’aumentare del numero delle vittime, si passò poi a utilizzare anche grandi recipienti pieni di acido e, infine, si dovette constatare la necessità di un sistema più efficiente e "in scala industriale" per gestire i "clienti".

Nel palazzo di Petiot fu perciò rinvenuta una vera e propria camera a gas in miniatura, in cui le vittime venivano fatte accomodare in attesa della vaccinazione e dove avrebbero incontrato la morte.

Sulla porta della stessa camera era presente una feritoia a scomparsa che permetteva al dottore di assistere all’agonia dei malcapitati, una prova che oltre al chiaro interesse economico, egli avesse anche una morbosità patologica tale da portarlo a omicidi seriali.

Ciò è tanto più vero se si pensa al fatto che nello studio medico furono rinvenute centinaia di feticci e ricordi delle vittime, da valigie perfettamente impilate contro le pareti a vestiti, gioielli personali, cappelli e capelli... Immagini tristemente note da quanto fu scoperto anche nei campi di concentramento nazisti.

Il serial killer Macrel Petiot al suo processo

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