Richard Kuklinski, la storia del serial killer

Nome Completo: Richard Leonard Kuklinski

Soprannome: The Iceman (l'Uomo di Ghiaccio)

Nato il: 11 aprile 1935

Morto il: 5 marzo 2006

Vittime Accertate: un numero imprecisato, tra i 100 e i 250

Modus Operandi/Caratteristiche: uccideva con il veleno, a mani nude e con ogni tipo di arma: contundente, da fuoco e da taglio.

Richard Leonard Kuklinski: Infanzia e origini

I suoi genitori, Stanley Kuklinski e Anna McNally, erano immigrati polacchi molto poveri. I Kuklinski vivevano in un piccolo appartamento in un casermone alla periferia di Jersey City in cui il gabinetto era in comune con gli altri inquilini.

Richard, primogenito, aveva un fratello e una sorella. Vivevano in uno stato di povertà assoluta, dove praticamente possedevano tutti quanti solo gli abiti che indossavano, non avevano null'altro da mettersi. Questo fu principalmente motivo di commenti e aspre critiche da parte degli altri bambini, che lo prendevano in giro vedendolo con indosso sempre gli stessi abiti, larghi e consumati.

Il piccolo Richard andò a lamentarsi da sua madre, dicendo che si vergognava ad andare in giro in quelle condizioni, ma Anna McNally, una donna algida, consumata dalle numerose percosse e violenze subite da un prete durante la sua infanzia passata in orfanotrofio, non lo ascoltava per niente, e continuò ad acquistargli vestiti di numerose taglie più grandi del normale: così facendo era della convinzione che quando il piccolo Kuklinski fosse cresciuto, non avrebbe più dovuto rimpolpargli il guardaroba.

I soprannomi che gli altri bambini e compagni di scuola gli ripetevano con più frequenza erano "Richie, il ragazzo-straccio", "Richie barbone" e il "Polacco ossuto". In particolare quest'ultimo, il "Polacco", gli tornò spesso in mente una volta adulto, rendendolo molto nervoso, e ciò divenne uno tra i motivi principali per dedicarsi a quello che realmente gli riusciva meglio, uccidere, appunto perchè con quella semplice parola, rimembrava un'infanzia vissuta nella miseria e nell'umiliazione da parte di un mondo a lui esterno, pieno di povertà e violenza, qual'era la Jersey City all'alba del XX secolo.

Suo padre, un uomo violento e con il vizio di bere molto, lavorava per le ferrovie e aveva l'abitudine a stare via per molto tempo: quando ritornava a casa, immancabilmente era ubriaco e iniziava a prendersela con chiunque gli fosse stato a tiro, Richard compreso. La madre poche volte cercava di fermarlo, generalmente era abituata non tanto ad alzare le mani come Stanley, quanto a umiliare i propri figli con le parole e l'atteggiamento: il suo disprezzo per la vita sembrava sempre che dipendesse da queste povere creature, e ogni cosa che Richard tentò di fare, lei gli e lo fece pesare come fosse un crimine.

Lo scopo di Anna McNally era quello di rendere l'infanzia dei propri figli uguale a quella che ha avuto lei, un vivace inferno.

I genitori del serial killer Richard Kuklinski Un ulteriore fatto che influenzò molto Kuklinski sulle scelte che seguirono e sulle strade criminali che intraprese, fu quello di assistere all'uccisione del piccolo Florian, suo fratello minore, per colpa delle forti percosse inflittegli dal padre ubriaco. L'accaduto creò in Richard uno stato interiore di rabbia verso il padre, e nelle proprie confessioni e interviste future il serial killer più volte ammise il proprio dispiacere di non essere mai riuscito ad avere un occasione per uccidere Stanley con le proprie mani.

Quando gli era possibile, Kuklinski evitava di andare a scuola e preferiva girovagare senza meta per la città come fosse stato un barbone. Non aveva amici e non aveva compagni di giochi, se ne stava sempre solo e in disparte, esisteva solamente lui contro un mondo che non ce la faceva ad accettarlo.

Durante uno dei suoi vagabondaggi, vide un camion aperto e, dentro, una bottiglia di vino. Non ne aveva mai assaggiato, ma sapeva che era una cosa che valeva la pena fare: rubò la bottiglia, si nascose in un posto isolato, e se la bevve tutta. La notte, a casa, stette male e, per una settimana, non uscì di casa per la paura di essere arrestato dalla polizia.

Ma nessuno lo venne mai a cercare, così si tranquillizzò e iniziò a pensare che, anzi, quel vino era proprio destinato a lui, e pian piano con l'avanzare del tempo, accumulando azioni criminali e riuscendo immancabilmente ogni volta a farla franca, si rese conto di essere come invincibile, di avere una qualità in più rispetto a tutti gli altri.

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Dossier scritto da:
Fabio Totis

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