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Richard Kuklinski (pagina 3)

Richard "The Iceman" Kuklinski: the contract killer

Come lavoro "ufficiale" Richard Kuklinski commerciava titoli e prodotti stranieri, lavoro per il quale era spesso in viaggio.

Di nascosto, invece, faceva varie truffe, commercializzava videocassette pornografiche e, ovviamente, svolse il lavoro per cui fu reso famoso: il killer su commissione per diverse famiglie mafiose.

La vera svolta fu la conoscenza di un mafioso italo-americano della famiglia DeCavalcante del New Jersey, Carmine Genovese, che iniziò a collaborare con lui nei numerosi e continui omicidi che accadevano in quegli anni nel mondo della malavita organizzata. Il suo nome ben presto circolò in tutte le famiglie che chiedevano sempre più frequentemente i suoi servizi, tanto che quasi tutte queste (generalmente le principali cinque di New York e quelle del New Jersey) avrebbero voluto farlo diventare un uomo d'onore a tutti gli effetti, rendendolo ufficialmente uno di loro.

Ma ciò non poté accadere perchè nel crimine organizzato di quegli anni vigeva una regola fondamentale, e cioè che la persona da "assumere" doveva rigorosamente avere origini italiane, legge migliorata poco tempo dopo e resa più permissiva, in cui bastava che solamente uno dei genitori, meglio se il padre, fosse stato italiano.

Questa sua seconda occupazione lo portò a viaggiare molto per compiere i numerosi omicidi, girando quasi tutti gli Stati Uniti d'America, e sfociando poi anche in Europa. Famosa tappa fu quella di Zurigo dove concluse numerosi affari, sia personali che dediti alla criminalità organizzata.

Richard nella sua vita uccideva per svariati motivi: per derubare la vittima, per divertimento, per lavoro, per coprire altri omicidi, per soddisfare la sua rabbia interiore e per mantenersi in allenamento.

Degna di nota la "palestra a cielo aperto" caratterizzata da numerosi vagabondi, disadattati e omosessuali dei bassifondi di una Manhattan violenta anni '70 e '80, convinto dell'idea che l'uccisione di queste persone senza identità e sconosciute al mondo esterno, non sarebbero mai venute alla scoperta, o per lo meno non lo avrebbero collegato a lui direttamente.

Richard si sentiva piacevolmente eccitato quando uccideva, come se una droga gli scorresse nelle vene: era forte e felice, imprendibile. Finalmente era lui ad avere il controllo di un'altra persona.

Si servì di qualsiasi oggetto per compiere omicidi.

Dalle classiche armi da fuoco, che fece il più delle volte modificare personalmente, tra cui pistole semiautomatiche (le migliori, calibro .22 con proiettili a espansione, sapendo bene che quando uno di quei proiettili penetrava nel cranio, tendeva a rimbalzare provocando danni devastanti al cervello), revolver (calibri classici quali il .38 o il più potente .357 Magnum, ovviamente revolver con canna corta per essere facilmente occultabili), fucili canne mozze, alle più "intime" armi bianche quali coltelli, punteruoli e stiletti.

Senza considerare corde, sbarre di ferro, mazze da baseball, o le proprie enormi mani.

Oppure, come nell'ultimo periodo della sua attività, sfruttando le potenzialità del veleno, metodo che però si rivelò via via controproducente, spalancando, senza rendersene conto, le porte della prigione.

Il serial killer Richard Kuklinski

Particolari le volte che, approfittando della sua immensa stazza - era alto quasi 2 metri (6'5") per circa 135 chili di peso (300 pounds), un gigante alla Ed Kemper - si trasformò in una specie di struttura da impiccagione, in cui, dopo aver legato attorno al collo del povero malcapitato di turno una corda, si girò di schiena e sfruttò la spalla come il fulcro di una carrucola, tirando la corda e sollevando da terra la vittima, portandola immancabilmente sulla via della morte.

Parlando di Richard non si può non citare il perchè gli venne dato il famoso soprannome di "The Iceman", "Uomo di Ghiaccio". Questo avvenne dopo un macabro ritrovamento, da parte della polizia, di Louis Masgay, un vecchio socio di Kuklinski diventato un pò troppo "scomodo", il quale dopo essere stato ucciso venne inserito in una sacca e chiuso in un freezer per un paio d'anni. Richard così facendo riuscì a far credere agli inquirenti che Masgay fosse morto molto tempo dopo il suo reale decesso. La cosa funzionò.

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Dossier scritto da:
Fabio Totis

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