L'autostoppista fantasma

Una leggenda metropolitana che viene dagli USA, ma che è in pista da secoli...

La leggenda metropolitana horror dell'autostoppista fantasma

La storia dell'autostoppista fantasma l'ho sentita per la prima volta durante un'estate degli anni '80. Ve li ricordate quegli anni? Fotografie dai colori sbiaditi e saune infernali dentro le 127: avete presente, no? È proprio in quegli anni che la leggenda metropolitana che dà il titolo a questo articolo, dagli States è approdata in Italia.

Erano i tempi in cui si giocava nei cortili, e i videogiochi erano poco diffusi – e ammettiamolo: non erano il massimo –, e tua mamma ti veniva a prendere per le orecchie se tardavi. Inoltre durante quelle estati le città erano deserte: ogni famiglia riempiva il bagagliaio della propria auto alla bell'e meglio e si accampava come meglio poteva da qualche parte in montagna o al mare, e lì ritrovavi quei compagni di giochi di cui per tutto l'inverno ti eri dimenticato. E la sera non dovevi andare a letto alle nove.

Dove andavo al mare io c'era un ragazzo di Torino che era un po' più grande di me e aveva l'aria di saperla lunga sulla vita. Una sera se ne esce che a un collega di suo padre era successa una cosa incredibile quell'inverno. I grilli facevano un gran baccano, ma a parte questo c'era un silenzio perfetto: era il momento adatto, secondo lui, per raccontare quella storia.
Sei pronto? mi dice.
Io ero tutt'orecchi, e già pregavo che sul più bello non venisse mia madre a farmi fare qualche figuraccia.
E la storia è quella che segue.


L'autostoppista Fantasma

un racconto di Marco Caudullo ispirato alla leggenda metropolitana omonima

Il protagonista è un camionista, durante una consegna notturna.
La radio di sottofondo si sente appena, il rumore della pioggia e del tergicristallo la sovrastano. Il camion è fermo alla pompa del gasolio.
Il benzinaio sbuffa: con quel tempaccio non deve avere granché voglia di prendere freddo. Il camionista che invece è da vent’anni che guida con pioggia, vento e neve vorrebbe solo che si smuovesse, e la smettesse di fare tutte quelle smorfie.
Il camion ha di nuovo la pancia piena. L'uomo non è neanche uscito dalla stazione che già si stropiccia gli occhi per lo stupore. Cerca di sbrinare il vetro con il dorso della mano: c'è qualcuno, gli pare, in mezzo alla strada. Avanza qualche metro, e no, non ci ha visto male: sotto la pioggia c'è una donna.
Accosta, cerca di mettere l'immagine a fuoco, ma è difficile con l'acqua che continua a schiaffeggiare il parabrezza. Possibile che indossi solo una felpa? Eppure è proprio così, sta in piedi sotto l’acqua con le braccia alzate e i palmi e lo sguardo rivolti verso il cielo. Dalla testa, coperta solo da un cappuccio di spugna, escono sottilissimi capelli biondi.
Fermarsi non è mica saggio, ma quella donna sembra un angelo di quant'è bella.
Scusa, hai bisogno d’aiuto? domanda. Può darsi, risponde quella urlando con tutta l'anima per vincere lo scrosciare della pioggia.
Forza allora, che aspetti, sali a bordo. Ce la fai?
Ma quella è agile come un gatto, e salta su in un attimo.
Dove vai?, domanda l'uomo gentilmente, io vado verso Torino.
Va benissimo, grazie.
Un'austoppista fantasma in mezzo alla stradaNon ha neanche le scarpe ai piedi. La t-shirt bianca che indossa sotto la felpa dalla zip aperta le si è appiccicata addosso e lascia intravedere i capezzoli – qui il mio amico ha ammiccato – e ha gli occhi talmente chiari che in mezzo a tutta quell'acqua sembrano quasi trasparenti.
La ragazza si mette comoda, con le gambe incrociate. Col ginocchio sfiora il braccio dell'uomo, che per abitudine tiene sempre una mano sul cambio.
Mi mancava così tanto la pioggia, dice la ragazza, io amo la pioggia.
Il camionista trattiene le parole in bocca, che parla a fare?, è ovvio che è un poco stramba quell'angelo: nell'ultima settimana ha piovuto ogni santo giorno!
Poi la pioggia dirada, il suo rumore è ormai un leggero ticchettio che spezza la monotonia del silenzio. L'uomo, che non ha mai avuto una grande fortuna con le donne, si chiede se non fosse il caso di provarci, nonostante lui sia tanto brutto e lei così eterea –oh, era proprio brutto brutto, sottolineò il mio amico.
Magari sono indiscreto, balbetta, ma cosa facevi in mezzo alla strada, con questo tempo? Così… Cioè…
Hai mai fatto una cosa senza senso? ribatte lei.
No, fa l'uomo con il capo.
L’acqua è un elemento purificatore, sai? dice lei.
No, continua a ciondolare la testa. Quante cose che non sa. Le strade conosce, quelle sì. Le impara subito, è una specie di dote.
Guarda, un banco di nebbia!, esclama lei d'un tratto. Non è fantastico?
Io lo trovo solo pericoloso, risponde l'uomo sinceramente.
La nebbia diventa così fitta che l'autista è costretto a rallentare. Cerca di concentrarsi sulla strada, ma è difficile: con un occhio continua a guardarle le cosce. Suda un po'.
Quando la ragazza si toglie dalla testa il cappuccio, i capelli adesso le scendono sulle spalle e le punte toccano i seni.
Guarda la strada, non me, dice la donna con un sorriso amabile.
Quello resta in silenzio. È in evidente imbarazzo, e in più il pene gli si è drizzato. Via, via tutti i pensieri ora, si sforza l'uomo, che davanti a sé non vede nulla, appena le flebili luci dell'auto davanti. Cerca di seguirne la scia, ma la nebbia si compatta finché scompare tutto.
Pare di camminare nel vuoto ora, ma la pelle di quell'angelo è talmente vicina che il camionista non riesce a pensare ad altro. E poi lei gli accarezza la mano e se la porta sul ginocchio: sei ghiacciato, dice.
L'uomo ha perso completamente di vista la strada, per quel che ne sa potrebbero essere in un posto qualunque tra le colline del Monferrato: Mi sa che siamo usciti dalla strada principale, perché non capisco proprio dove siamo, ammette.
Non importa, dice lei, manca poco.
Manca poco, a cosa?
Ecco, accosta qui.
Il camionista quasi si dispiace che la corsa sia finita così presto, saluta un po' impacciato, buona fortuna balbetta. Lei fa per uscire, poi ci ripensa e torna indietro, gli da un bacio. Un innocuo bacio sotto la guancia, quasi nel punto in cui si uniscono le labbra. Poi saluta e scappa via.
Il camion riparte lento e stanco, e alla prima curva la nebbia si è diradata. L'autista fa in tempo a guardarsi intorno per capire dove si trova, e, ops!, c'è la felpa della ragazza nel posto in cui era seduta. Cosa faccio adesso? pensa, torno indietro? No, è tardi ormai.
Decide che al rientro laverà l'indumento, e l'indomani lo riporterà alla proprietaria: in fondo adesso che si è diradata la nebbia, sarà più semplice orientarsi e capire dove si trovi.
Lentamente, con un senso di amarezza nello stomaco, segue il primo cartello per Torino riprendendo il cammino verso la meta.

Strada buia, una macchina e un'autostoppista... fantasma?


Leggenda Metropolitana: autostop, fantasmi, varianti e spiegazioni

La storia, è ovvio, non finisce qui. Nella versione che mi è stata raccontata, quando il camionista ritorna nel posto in cui ha lasciato la ragazza la notte precedente, si ritrova un piccolo cimitero di paese. Si addentra incredulo all'interno, dove adagiata a una lapide trova una t-shirt bianca. Il nome sulla stele è quello di una donna, e dalle date si capisce che la donna che riposa in quel punto è morta poco più che ventenne.

Il finale della leggenda comunque ha parecchie varianti, mentre la prima parte è sempre più o meno la stessa: un uomo che dà un passaggio a un'autostoppista.

La copertina del libro The vanishing hitchhiker – American urban legends & their meaningsCome ho scritto all'inizio, pare che questa leggenda metropolitana, insieme a diverse altre cosucce, sia sbarcata in Italia dagli Stati Uniti e si sia diffusa più o meno negli anni '80. A testimonianza della sua notorietà, Jan Harold Brunvand, importante saggista americano nel campo del folklore e delle cosiddette urban legends, ha intitolato così il suo primo libro sull'argomento: The vanishing hitchhiker – American urban legends & their meanings (1981).

E la popolarità di questa leggenda è andata via via crescendo anche nel nostro paese, a tal punto che, spulciando Internet con google, ho trovato che in alcune zone è andata addirittura a mischiarsi con il folklore locale: ecco che in Valle Brembana la troviamo citata fra le leggende del posto, e lo stesso vale per il Salento.

Eppure, se si spulcia con attenzione nella cronaca, potremmo trovare delle cose curiosissime a riguardo, e ben prima degli anni '80. Non ci credete? Se passate da una biblioteca piemontese, provate a frugare tra le vecchie copie de La Stampa. Nel febbraio del 1977, infatti, si era sparsa la notizia che un'autostoppista fantasma (in questo caso una vecchina) avrebbe confidato al gentile autista l'imminente fine di Milano.

Ecco alcune righe tratte dall'articolo firmato da Luciano Curino il 26 febbraio 1977 su La Stampa:
Che cosa accadrà domani a Milano? Sarà una domenica come tante altre. Ma la vecchietta dice... Al diavolo la vecchietta che profetizza sventure. Si sa che l'arte di indovinare fu inventata dal primo briccone che trovò il primo imbecille. Questa storia della vecchietta è da manicomio. Anzitutto, nessuno sa chi è la vecchia signora. Non c'è uno che onestamente può dire di averla vista. Ma corre voce che è morta da una decina d'anni e il suo fantasma ha fatto l'autostop, è salito su tassì, filobus e metropolitana...

In ogni caso, ci sono decine di film e libri in cui questa leggenda viene trattata. Elencarli sarebbe inutile è ripetitivo: basta che cerchiate un po', e senza fatica, in rete, trovereste di tutto, compresi foto, filmati, ed evidenti bufale. È invece più interessante andare ad analizzare le diverse varianti in cui è stata riportata.

Sovente l'autostoppista è il fantasma di una donna morta in un incidente stradale avvenuto proprio nel luogo dell'incontro. In alcune versioni, è lei stessa a intervenire per evitare un incidente alla persona che le sta per dare il passaggio.

A tal riguardo mi piace citare una storia molto interessante raccontata da Danilo Arona in Ritorno a Bassavilla, un libro molto suggestivo che raccoglie alcuni fatti, sospesi tra cronaca e invenzione, accaduti nei dintorni di Bassavilla (nom de plume di Alessandria). Nel capitolo intitolato La guerra è finita, in particolare, Arona ci narra la vicenda di un tale Angelo Orsetti, tecnico del Telegrafo di Stato, che il 26 aprile del 1945 si trovava in un magazzino poco prima che un aereo vi si schiantasse distruggendolo. A salvarlo fu una donna, che lo chiamò fuori dal magazzino facendolo mettere al riparo poco prima della sua distruzione. Quella donna gli urlò che doveva mettersi in salvo perché lei doveva innamorarsi di Bob. Come potete immaginarvi quando il buon Orsetti la cercò per ringraziarla non la trovò né ne ebbe più notizia di lei. Nel 1954 però nacque suo figlio, Roberto, che la gente di Bassavilla (Alessandria) cominciò più tardi a chiamare Bob.

Un altro dettaglio che varia è il luogo in cui la donna si fa accompagnare. Se nella storia del mio amico il luogo è il cimitero, si incontrano spesso delle varianti in cui il fantasma si fa accompagnare in una casa. E quando l'uomo in questione torna per ringraziarla o per riportarle qualcosa che lei ha lasciato nella sua vettura, si trova davanti qualcuno che sconvolto lo intima a smetterla di scherzare, ché la donna che intende lui è morta da diversi anni. È questo il caso sopra citato della leggenda della Valle Brembana e quella salentina.

Insomma, ce n'è per dare alla nostra leggenda la patente di vero e proprio Archetipo. È esagerato? Forse. Però a leggere wikipedia tracce della nostra cara autostoppista si possono trovare in un manoscritto svedese del 1602 (Om the tekn och widunder som föregingo thet liturgiske owäsendet, Klind) e in una ballata inglese del 1723.

Del resto non c'è nulla di strano: i fantasmi, la paura dei morti che ritornano, sono concetti che non hanno età, e che risalgono alla notte dei tempi. E allora, per esorcizzare questa paura, perché non dare al fantasma il volto di una giovane donna? E in fondo l'ipotesi contraria reggerebbe poco: ve la immaginereste voi una donna che nel mezzo di una notte tetra lascia salire a bordo della sua auto un autostoppista maschio?

Ma qual è il segreto del successo dell'autostoppista fantasma? Probabilmente proprio il fatto che la protagonista sia una morta che ritorna, che il più delle volte effettua una vera e propria "profezia" (altro archetipo antichissimo), ne è un fattore determinante.

Una spiegazione possibile della notorietà e del trasporto che proviamo dinanzi a questa leggenda, ci viene dall'interpretazione che ne dà l'autore dell'articolo pubblicato dal sito leggendemetropolitane.net, secondo il quale l'immagine dell'autostoppista fantasma velerebbe un'accusa alla società che ha lasciato che una donna morisse così giovane. Ecco che la nostra morbosità verso questo tipo di storia sarebbe dovuta al senso di colpa inconscio che proviamo come singoli individui di questa società.

In ogni caso, quale che sia il motivo, si può dire che quella dell'autostoppista fantasma è una delle leggende metropolitane più longeve e note in tutto il mondo.


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L'autostoppista fantasma
Articolo scritto da: Marco Caudullo
Pubblicato il 25/04/2013

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