Shaun O'Boyle: assenze presenti e presenze mancanti

Uno sguardo all'archeologia fotografica dell'archeologo del passato prossimo

Shaun O'Boyle: assenze presenti e presenze mancanti Uno dei concetti ormai più comunemente accettati tanto dal fan horror ultra-specializzato quanto dal semplice curioso è quello di residuo psichico.
È nozione ormai comune (e sufficientemente banalizzata dai media…) che alcuni luoghi possano agire come vere e proprie spugne emotive, trattenendo anche per decadi o secoli le eco di emozioni particolarmente forti provate da precedenti inquilini, riverberando più o meno pesantemente su chi occupa questi posti in seguito.

Shaun O’Boyle, ben lungi dal cercare di speculare su del facile sensazionalismo, veste i panni dell’archeologo del passato prossimo e ci regala una impressionante raccolta di fotografie (alcune visibili sul suo sito personale, altre riunite in alcuni volumi) che cercano di catturare certi aspetti di quanto appena discusso. L’obbiettivo di questo straordinario fotografo sembra affascinato dal concetto di rovina e indugia sovente in costruzioni abbandonate, miniere esaurite, fabbriche in disuso, manicomi e ospedali chiusi da tempo, orfanotrofi distrutti da incendi e altre calamità.

Trattasi di un indugiare attento e circospetto, pronto a congelare gli angoli più inquietanti di questi luoghi proprio, sembrerebbe, pochi istanti prima (o pochi dopo) l’apparizione di qualche angosciante spettro. Non è difficile, di fronte ai lavori di questo maestro, compiere il necessario lavoro di fantasia e colmare i vuoti (non facciamo in fondo così di fronte a ogni opera d’arte?) aggiungendo alla visione dell’artista la nostra particolare e personale interpretazione. Ecco allora che pazienti vestiti di pigiami sporchi e consunti tornano a vagare per le celle degli ospedali e dei manicomi mentre ci sembra di vedere lunghe processioni di operai sfiniti a capo chino nei vasti saloni delle fabbriche o lungo i cunicoli delle miniere.

Uno straordinario occhio per le scene dominate da un solo tono unito a una buona sensibilità per il bianco e nero e la manipolazione/de-saturazione dei colori permettono a Boyle di giocare con stanze e oggetti di uso comune; ecco allora che le porte di metallo sembrano letteralmente sanguinare in preda a qualche sconosciuto tipo di lebbra rugginoide, mentre un vaiolo inorganico corrode e smangia la vernice di camere che hanno assistito a ogni tipo di sofferenza possibile. Ci si convince facilmente che le ombre ectoplasmiche di questi fantasmi folli e diafani siano appena oltre il campo della nostra visuale e corriamo di foto in foto in cerca della prova definitiva che, per fortuna, non troveremo mai, pena la morte del mistero.

Uno sguardo alla piccola galleria che abbiamo allestito può e deve essere solo l’inizio del vostro personale viaggio nel mondo di questo fotografo sensibile e morboso, itinerario che deve proseguire per le vaste aule elettroniche del suo sito web e possibilmente concludersi sulle pagine di una delle sue raccolte, acquistabili online.

E se ogni singolo scatto è, in un modo o nell’altro, memorabile e degno di menzione, è anche vero che chi vi scrive ha ancora in testa (e difficilmente riuscirà a liberarsene per molto tempo a venire) l’angoscia vividissima dell’immagine denominata semplicemente bedroom4: un letto sfatto dalle lenzuola ormai grigie, il muro graffiato da una folle e furiosa conta dei giorni, le pareti di un grigio malsano, tutto in questa composizione suggerisce la tremenda condizione dell’occupante di questa stanza e non bisogna certo essere un collezionista dei film horror per immaginare che la follia del paziente si sia fatta creatura viva e rapace e abiti ancora adesso quelle mura.

In Shaun O’Boyle, come spesso accade negli artisti, la biografia rispecchia e spiega alcuni esiti della sua opera: studi interrotti, lavori in cantieri navali vicino a New Orleans in occasione dei quali sorge il primo nucleo di interesse verso questi ampi locali in rovina, verso il passare del tempo che tutto corrode.

Seguono frequenti viaggi all’estero e riprese occasionali di lavori manuali fino al ritorno al college e al vero e proprio inizio di una carriera brillante che vede il suo culmine nel work in progress Modern Ruins, una serie di saggi fotografici che O’Boyle continua a preparare da decadi. Non è sempre facile per il fotografo ottenere il permesso di entrare in aree del genere: spesso la burocrazia è lenta e circospetta nei confronti di chi vuole curiosare in ambienti pericolosamente in rovina (Shaun deve, di frequente, indossare protezioni contro vari agenti inquinanti) o che nascondono comunque segreti e pratiche di cui ora ci si vergogna.

Chiunque fra voi voglia approfondire la conoscenza del suo lavoro può farlo presso: http://www.oboylephoto.com/ruins/

Tutte le foto allegate al presente articolo sono da intendersi © Shaun O’Boyle.


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Shaun O'Boyle: assenze presenti e presenze mancanti
Articolo scritto da: Elvezio Sciallis
Pubblicato il 15/05/2006

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