Serial killer atipici: forme particolari e non comuni di omicidio seriale

Serial Killer > Wiki > Le tradizionali tipologie di omicidio seriale non coprono tutte le casistiche esistenti legate a questi terribili crimini

Serial killer atipici: forme particolari e non comuni di omicidio seriale Oggi, sulle pagine dedicate alla criminologia seriale di LaTelaNera.com, parliamo di "serial killer atipici", una categoria di omicidi molto particolare che si distanzia notevolmente dalle casistiche tradizionali di assassini in serie.

Si tratta soprattutto di una categoria ben lontana dalle convinzioni che il pubblico ha modellato su questi soggetti attraverso i dibattiti televisivi e la letteratura, il cinema e le serie televisive di genere thriller.

Cannibali, Vampiri, Bestie, più in generale Mostri: così i media hanno sempre chiamato infatti gli assassini che uccidono in modo brutale le loro vittime, per lo più per perversioni sessuali, almeno fino al 1991, anno d’uscita del film Il silenzio degli innocenti.

Grazie ai personaggi cinematografici di Clarice Starling e Hannibal Lecter (e alla magistrale interpretazione rispettivamente di Jodie Foster e Anthony Hopkins che valse loro il premio Oscar), ci siamo presto abituati al termine "serial killer", pur non conoscendone fino al fondo il significato, anzi spesso "incatenandolo" a una concezione semplicistica e piatta.

Si è perciò creata nella mente del pubblico una figura di assassinio seriale che potremmo definire "classica" e che non corrisponde al vero.


L’omicida seriale "classico": le caratteristiche che il pubblico crede debba avere un soggetto che uccide irrefrenabilmente

Nell’immaginario collettivo il perfetto serial killer è il maniaco che cattura le vittime e le uccide. Il più delle volte commette anche atti di violenza sessuale, prima o dopo l’uccisione, o, comunque, legati alla gratificazione sessuale.

I serial killer più famosi degli ultimi anni, ma non necessariamente i più perversi o prolifici, rientrano in questa categoria. A titolo di esempio ne citiamo brevemente tre [chi vuole può approfondire questi casi leggendo le biografie dei serial killer citati presenti su LaTelaNera.com nella sezione dedicata]:

- L’americano Ted Bundy, l'assassino delle studentesse, che stuprava e uccideva giovani ragazze brune che assomigliavano alla prima fidanzata che l’aveva rifiutato perché non lo riteneva alla sua altezza.

- Il russo Andrei Chikatilo, il Mostro di Rostov, che riusciva a eiaculare solo uccidendo donne e bambini e che ha commesso anche atti di cannibalismo.

- L'italiano (di metà Ottocento) Vincenzo Verzeni, il vampiro di Bergamo, che raggiungeva la gratificazione sessuale strangolando donne e "giocando" con le loro viscere, che a volte portava via.

Tra le caratteristiche del serial killer "classico", oltre alla forte componente sessuale e al bisogno di contatto diretto con la vittima, vi è spesso la sottrazione di sue parti del corpo o oggetti che le appartenevano: "feticci" o "trofei" che gli servono per rivivere gli omicidi nella sua mente e alimentare le fantasie di morte.

La realtà è molto più varia e intricata di quello che pensiamo, e la scienza della criminologia si perfeziona con il passare degli anni e l'aumentare dei casi studiati (e risolti): definizioni, teorie e tecniche legate agli assassini seriali cambiano di pari passo.


L'evoluzione delle definizioni delle diverse tipologie di serial killer

Le prime definizioni di assassini seriali oggi si considerano incomplete o limitate.

Questo perché non includono tipologie particolari di serial killer come i guru delle sette o alcuni militari che in guerra nascondono il loro bisogno di uccidere dietro il senso del dovere. Né colgono alcune "sfumature" nei modus operandi dei serial killer che sono essenziali per comprendere la loro personalità e le motivazioni che li hanno spinti a uccidere.

Se negli anni Ottanta e Novanta inoltre si faceva per esempio una netta e precisa divisione tra l’assassino seriale organizzato e quello disorganizzato, dopo aver studiato il comportamento di molti serial killer prima, dopo e durante il delitto e come lasciano i corpi e le scene dei loro crimini, si è accertato ormai che molti di loro pianificano solo una o più fasi dell’omicidio.

Si capisce quindi che la definizione stessa di "serial killer" è in continua evoluzione: in particolare è superata una delle prime - un serial killer è un soggetto che uccide tre o più vittime, in luoghi diversi e con un periodo di "intervallo emotivo" (cooling off) fra un omicidio e l’altro. Questo perché si è capito che non è fondamentale il numero di vittime totali strappate alla vita dall'assassino di turno, ciò che conta è il bisogno irrefrenabile di togliere loro la vita e farlo nel modo che realizza le fantasie sanguinarie dell’omicida.

Un assassino che viene catturato o ucciso prima di ucciderne "almeno tre" potrebbe in questo caso essere etichettato come un "serial killer potenziale": ma questa è una categoria diversa (e non sempre condivisa da tutti gli studiosi) da quella che analizzeremo a fondo in questo articolo, quella degli "atipici".

Serial killer atipici: il bombarolo Theodore Kaczynski e gli assassini per induzione Charles Manson e Sigvard Thurneman


Serial killer atipici: casi particolari di omicidio seriale

Lo psichiatra americano David Lester è stato il primo a capire che bisognava creare una categoria di "forme atipiche di omicidio seriale" (Serial killer: the Insatiable Passion, The Charles Press, 1995), che includesse tuti quei casi di assassini in serie non presi in considerazione dagli studiosi di criminologia, come i criminali nazisti o gli assassini nelle organizzazioni criminali organizzate. Li potremmo chiamare i "professionisti".

Il criminologo italiano Ruben De Luca, facendo proprie le intuizioni di Lester, ha evidenziato successivamente ulteriori (sotto)categorie: gli "incendiari", i "bombaroli", i "cecchini" e "per induzione".

Esaminiamo nel dettaglio tutte queste forme atipiche di assassini seriali.


I "Professionisti" assassini seriali all’interno della loro professione
Nei "professionisti" possiamo far rientrare tutti quei soggetti che soddisfano il proprio desiderio di torturare e uccidere mentre portano a compimento:
- un incarico criminale (come i mafiosi, alcuni assassini di professione e i terroristi)
- un incarico legittimato (i boia e alcuni soldati)
Il famoso killer mafioso Richard Kuklinski (nella foto piccola in alto a sinistra) è un chiaro esempio di questa categoria. Kuklinski (11 aprile 1935 - 5 marzo 2006), dopo aver commesso alcuni omicidi per proprio conto e piacere, conobbe Carmine Genovese, un mafioso italo-americano della famiglia DeCavalcante e diventò il killer preferito della mafia negli anni Settanta e Ottanta. Unendo il classico "utile" al "dilettevole", potrebbe aver ucciso fino a 200 persone servendosi di diversi metodi: dalle armi da fuoco alle armi bianche, non disdegnando l’uso di corde, sbarre di ferro, mazze da baseball e le proprie mani enormi per cui era famoso.


Gli "Incendari" (Arsonist Serial Killer)
In questa categoria di forme atipiche di omicidio seriale rientrano tutti quei soggetti che appiccano incendi con la volontà precisa di uccidere una o più persone. Anzi, il più delle volte cercano di realizzare una strage. Gli incendiari non cercano un contatto diretto con la vittima, ma vogliono il controllo totale della scena del crimine.
DagliArsonist Serial Killer si deve escludere chi appicca il fuoco a un bene per motivi criminalmente razionali (come frodare l’assicurazione) e i piromani che, morbosamente attratti dal fuoco, vogliono solo veder bruciare le cose, per cui un’eventuale vittima è un effetto collaterale del loro gesto.
Non sono molti i serial killer incendari e raramente raggiungono la notorietà. Ricordiamo almeno l’americano Robert Dale Segee che, fra il 1938 e il 1950, uccise quattro bambini bruciandoli vivi e appiccò un gigantesco incendio al tendone di un circo provocando la morte di 169 persone.


I "Bombaroli" (Bomber Serial Killer)
Come nel caso dell’incendiario, anche il "Bombarolo" controlla la scena del crimine e non cerca un contatto diretto con la vittima. È interessato principalmente al controllo esterno della scena del crimine e a distruggere/annientare senza avere contatto fisico con le vittime.
Può scegliere di costruire un ordigno per:
- uccidere una persona specifica
- per commettere delle stragi a ciclicità periodica
Il famoso Unabomber, all'anagrafe Theodore John Kaczynski, appartiene al primo caso. Kaczynski, ex docente universitario di matematica, ha inviato per ben 18 anni pacchi postali esplosivi a quelli che considerava sostenitori del progresso tecnologico che lo spaventava, spesso professori universitari. Ha provocato tre morti e 23 feriti.
Al secondo caso appartiene invece l’ungherese Sylvestre Matuschka, che raggiungeva la massima eccitazione sessuale assistendo ai disastri ferroviari che lui stesso procurava.


I "Cecchini" (Sniper Serial Killer)
In questa sottocategoria di forme atipiche di omicidio seriale rientrano tutti quei soggetti che con un’arma di precisione si appostano per uccidere persone casuali. Potrebbero potenzialmente sparare a chiunque finisca nel loro mirino: almeno finché decidono di spostarsi o vengono uccisi a loro volta o arrestati.
È chiaro che in questa categoria non bisogna includere il cecchino-soldato, che rientra invece nei "professionisti", ma l’uomo qualunque che di volta in volta raggiunge un luogo strategico e con il fucile e inizia a sparare a caso sulla folla.
Nel 2002, nell’arco di 22 giorni, in America, 11 persone morirono e numerose finirono in ospedale per mano di un "cecchino-fantasma". Si trattava in realtà di due persone che uccidevano in coppia: John Allen Williams e il figlio della sua amante che aveva plagiato, Lee Boyd Malvo.


I serial killer "per Induzione" (by Proxy)
Il criminologo Ruben De Luca ha anche introdotto la categoria di "Assassino Seriale per Induzione" (Serial Killer by Proxy) che comprende tutte quelle vere e proprie "menti criminali" che inducono altre persone (le "braccia") a commettere gli omicidi al loro posto. In questo caso il serial killer non si limita a "dominare" la vittima di turno, ma anche il suo carnefice fisico: il tutto senza "macchiarsi" del crimine in prima persona.
Charles Manson e lo psichiatra svedese Sigvard Thurneman sono due chiari esempi di questa particolare tipologia di omicidio.
L'omicidio per induzione merita un approfondimento particolare e sarà protagonista di uno specifico articolo.



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Articolo scritto da:
Pubblicato il 05/02/2015

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