Intervista a Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi

Libri > Interviste > Due chiacchiere con gli autori dell'imminente In Due Si Uccide Meglio

Intervista a Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi Fabrizio Vercelli ha intervistato due nomi molto noti ai visitatori del nostro sito: Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi. Il primo ha diretto per anni la sezione Serial Killer di LaTelaNera.com, il secondo è il presidente della giuria del nostro NeroPremio: insieme sono gli autori di In due si uccide meglio, un saggio sulle coppie serial killer di imminente pubblicazione da parte delle Edizioni XII.

[La Tela Nera]: Ciao Stefano, ciao Giuseppe, e grazie di essere qui. Ammetto che da più parti sento arrivare questa domanda, che vi giro in maniera un po’ brutale: c’era proprio bisogno di un altro libro che parla di Serial Killer?
[Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi]: Ciao Fabrizio, grazie a te per averci ospitato (e complimenti per il sangue freddo, non è da tutti fidarsi di due tipi come noi!).
C’era bisogno di un altro libro che parlasse di Serial Killer, ci chiedi. A nostro parere: sì, in generale, ma soprattutto guardando specificamente al focus del nostro lavoro. Ci sono molti ottimi testi al momento in commercio, ma crediamo che nessuno di essi sia sufficiente da solo poiché la trattazione è vastissima e ogni saggio approfondisce meglio alcuni punti piuttosto che altri. In particolare, dobbiamo sottolineare che sono davvero pochi quelli che si soffermano in maniera esclusiva sul fenomeno dell’omicidio seriale di coppia, quasi sempre relegato a un capitolo o meno. Noi pensiamo sia riduttivo e che l’argomento meriti di essere approfondito. Il nostro saggio cerca di mettere insieme i frammenti sparsi nelle varie pubblicazioni nazionali e internazionali, per comporre un quadro organico e il più possibile completo sulla tematica.

[LTN]: In effetti le coppie, nel mondo dei Serial Killer sono un fenomeno raro. Quanto è stato difficile reperire le informazioni? Avete fatto più affidamento a Internet o a fonti… analogiche?
[GP&SV]: Abbastanza difficile, indubbiamente. La rete offre degli spunti per quanto concerne le coppie più note, ma il grosso dell’approfondimento è stato condotto facendo uso di testi scientifici o divulgativi, molti dei quali non tradotti in italiano. Ma come tutte le cose difficili, alla fine l’aver portato a termine il lavoro è stato davvero gratificante.

[LTN]: Rispetto ai Serial Killer single, uno degli aspetti più interessanti delle coppie è proprio quello delle dinamiche relazionali tra i due elementi. È stato più facile trovare casi in cui uno risultasse figura dominante o c’è una maggiore complementarietà tra le parti?
[GP&SV]: Quasi sempre, nelle coppie criminali in senso lato c’è un individuo dominante, il cosiddetto incube, che induce il succube a partecipare all’azione. I casi di “mutua concordanza” sono pochi, e crediamo la cosa sia in qualche modo più rassicurante per i lettori. È più facile accettare che ci sia stata un’azione persuasiva e “corrompente” da parte di uno dei due partner, piuttosto che l’unione deliberata di due persone che si mettono insieme al solo fine di uccidere e condividere l’esperienza omicidiaria.

[LTN]: Quante delle persone che avete studiato sarebbe comunque stato un Serial Killer, in assenza del partner?
[GP&SV]: Dirlo con sicurezza è in molti casi impossibile. Sicuramente lo sono stati Henry Lee Lucas e Ottis Toole, entrambi assassini anche in solitario, ma a nostro modo di vedere la maggior parte dei dominanti avrebbe potuto diventare un assassino seriale. Anche qualcuno dei succubi: Charles Ng, per esempio, era un ragazzo molto violento. Forse aveva addirittura già ucciso prima di incontrare Leonard Lake. Le donne sottomesse ai sadici sessuali invece no, quasi di certo senza l’influenza dell’uomo non avrebbero mai commesso da sole dei delitti.

[LTN]: Se situazioni famigliari disagiate, infanzia problematica, traumi infantili possono essere tra le cause che spingono un essere umano a uccidere altre persone per puro piacere, quali sono i motivi che spingono due individui a unirsi per lo stesso scopo?
[GP&SV]: I serial killer che uccidono per puro piacere, gli edonisti, sono solo una categoria, e allo stesso modo sono poche le coppie che si formano con lo scopo preciso di uccidere. Nella maggior parte dei casi, l’intento di ammazzare non è fondamento dell’unione, al limite può esistere in uno solo dei partner, il dominante. Riallacciandoci a quanto dicevamo prima, una donna come Catherine Birnie non avrebbe mai immaginato un futuro da assassina mettendosi con David. Quasi sempre gli omicidi sono arrivati perché è stato l’incube a volerli.
Ci dovremmo chiedere perché allora degli individui sentano il bisogno di condividere l’assassinio, sempre tenendo conto che ogni caso è diverso dall’altro. Volendo fare un discorso il più generale possibile, ci può essere una componente di eccitazione (non necessariamente sessuale), di “confronto” e “miglioramento”, ma spesso è piuttosto la necessità di dividere il peso dell’omicidio a dettare l’esigenza di avere un partner. Non si dà molta enfasi a questo fatto, ma la realtà è che l’omicida seriale pur avendo “bisogno” di uccidere, prova repulsione per la sua parte malvagia, e dividere le responsabilità gli rende più facile convivere col rimorso e il senso di colpa.

[LTN]: Qual è la coppia che avete studiato che più vi è rimasta impressa? Perché? (la seconda domanda sarà rimossa, ma voi ditelo lo stesso ;) )
[GP&SV]: Sicuramente Henry Lee Lucas e Ottis Toole. Un esempio indubbio di “mutua concordanza” che ha sovvertito ogni punto fermo riguardo l’agire dei serial killer che lavorano da soli: cambiavano tipo di vittime di continuo, andando dai ragazzini alle persone anziane. Non avevano un modus operandi identificabile: Lucas preferiva usare il coltello, o strangolare, Toole usava pistole calibro .22, facili da comprare. Ammazzavano alcune vittime nelle loro case, altre invece le sequestravano e le portavano in zone isolate; a volte commettevano sevizie sessuali, sia prima che dopo la morte, a volte no; alcuni cadaveri li lasciavano in vista, altri li nascondevano con grande cura. Lucas li eviscerava, loro tagliava i genitali, li decapitava, Toole invece ne prendeva delle parti da mangiare. Il primo era uno psicopatico ossessionato dal sesso, con un passato di crudeltà sugli animali, mentitore compulsivo; il secondo schizofrenico e ritardato, piromane, pedofilo e cannibale. Una coppia davvero unica, per fortuna.

[LTN]: In questi anni alla figura del Serial Killer sono stati dedicati libri, film, serie televisive, siti web e quant’altro. Parlare di queste figure aiuta di più il pubblico a prenderne le distanze o identificarsi con loro?
[GP&SV]: Non è un libro o un film o un videogioco che crea un serial killer, solo una personalità già disturbata in modo irreparabile può identificarsi in una figura simile. L’informazione quindi, se fatta in modo onesto e obiettivo e senza indugiare nel macabro e nel morboso, crediamo sia sempre positiva. Fa più paura ciò che non si conosce: libri, siti web e documentari aiutano a razionalizzare e speriamo che anche il nostro testo possa rappresentare un piccolo tassello che permetta di comporre meglio il puzzle del fenomeno Serial Killer.


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Intervista a Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi
Intervista realizzata da: Fabrizio Vercelli
Pubblicata il 11/12/2009

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