Quadri maledetti, ore nere e autori horror a Milano: intervista a Yuri Abietti

Libri > Interviste > Ester Manzini ha incontrato e intervistato per LaTelaNera.com Yuri Abietti uno degli 8 autori presenti nella raccolta Ore Nere

Quadri maledetti, ore nere e autori horror a Milano: intervista a Yuri Abietti Giovedì 11 dicembre 2014, presso il locale eno-letterario La Strada a Milano, si è tenuta la presentazione di Ore Nere: otto racconti horror raccolti e curati dalla redazione della rivista di narrativa fantastica Altrisogni e pubblicati da dbooks.it.

Yuri Abietti, autore del racconto Il quadro presente nella raccolta e finalista del premio F.M. Crawford, nonché vincitore del premio della critica di Altrisogni, ha accettato di rispondere a qualche curiosità.

Per LaTelaNera.com lo ha intervistato Ester Manzini.


[LaTelaNera.com]: Ciao Yuri e benvenuto su LaTelaNera.com. Cominciamo: chi sei? Riassumiti in una frase.
[Yuri Abietti]: Sono principalmente un sognatore, una persona cui piacciono le parole. Mi piace leggerle, scriverle, mi piace la potenza dell’immaginazione umana. Ha i suoi lati oscuri, i suoi specchi ed è qualcosa che non smette mai di stupire, di ispirare. Principalmente, comunque, tutto quello che faccio, sia a livello letterario che nell’attività musicale, è raccontare storie. E questo è ciò che amo fare di più.

[LTN]: Come hai conosciuto Altrisogni? Hai già una certa esperienza a riguardo, no?
[YA]: Conoscevo da molti anni Luigi Lo Forti, Christian Antonini e Vito Di Domenico. Abbiamo collaborato in passato quando lavoravamo in Stratelibri e condividiamo la passione per i giochi di ruolo e la letteratura horror e fantastica. Quando hanno deciso di intraprendere la nuova avventura di dbooks.it e Altrisogni le nostre strade si sono incrociate ancora una volta, in maniera naturale.

La copertina della raccolta horror Ore Nere[LTN]: Nella scrittura del racconto Il quadro che troviamo nella raccolta Ore Nere quali sono state le tue principali ispirazioni?
[YA]: Il tema della pittura e dei ritratti è piuttosto diffuso nella letteratura e mi piaceva molto l’idea di rivisitare il "topos". Per me l’ispirazione più forte è stato un racconto di Montague Rhodes James, L’Acquaforte (The Mezzotint, 1904), che parla di un quadro maledetto.
Un’altra fonte per me interessante è stata il film Il seme della follia di John Carpenter: in una scena appare un ritratto che cambia espressione a seconda della scena; questo dettaglio mi ha risvegliato la curiosità e il desiderio di andare a esplorare di nuovo un tema classico per cercare qualcosa di nuovo da dire a riguardo, un nuovo punto di vista.

[LTN]: Cos’è la scrittura per te? Come hai cominciato a scrivere e cosa ti spinge a farlo?
[YA]: Devo confessare che per me digitare sulla tastiera, l’atto stesso di scrivere è la parte più noiosa del processo narrativo. Sono una persona molto pigra e preferisco di gran lunga la parte creativa: creare mondi, personaggi, immaginare scene… sono gli aspetti che mi affascinano della scrittura. Tutto questo però richiede di essere messo su carta!
Ho iniziato a scrivere alle scuole medie: la professoressa di italiano a volte dava temi liberi e mi divertiva trasformarli in piccoli racconti. Ho continuato a farlo anche al liceo e ho imparato a capire che tipo di storie mi piaceva raccontare.
Perché lo faccio? Perché mi piace creare storie, mi piace pensare di non essere solo quello che "assorbe" la trama da un film o da un libro ma anche di poter proporre al prossimo di sperimentare la stessa sensazione con qualcosa di partorito dalla mia mente.

[LTN]: Sei appassionato di tematiche horror, come abbiamo avuto modo di leggere nel tuo racconto per Ore Nere. A te, però, che cosa fa paura?
[YA]: Vita, lavoro, soldi, responsabilità, il fatto di vivere in una società indifferente al nostro benessere, un universo che è indifferente a noi… queste sono paure quotidiane, "da adulto", volendo, che credo condividiamo tutti.
Le paure vere, invece, sono quelle irrazionali, come non lasciare il piede fuori dal letto quando dormi per paura che una mano cadaverica ti afferri mentre dormi, come diceva Stephen King. Certo, non succederà mai… soprattutto se tieni il piede sotto le coperte!
Pur essendo una persona molto razionale, quindi, le paure che mi fanno risuonare qualcosa sono soprannaturali: spettri, fantasmi, ombre, mi colpiscono moltissimo ed è ciò che cerco di raccontare.
Mi rendo conto di avere un approccio un po’ lovecraftiano all’orrore, che tendo a vedere in senso "cosmico", eppure trovo che ci sia un punto di collegamento tra le mie paure razionali e quelle più trascendenti: come diceva Steven Spielberg, la vera meraviglia si trova nell’osservare persone ordinarie in situazioni straordinarie. Che sia un fatto di cronaca o un fantasma, vedere come l’uomo comune reagisce a una situazione insolita e inattesa è interessante e permette di trovare un metro di paragone che fa entrare in empatia con il personaggio.

Yuri Abietti con altri protagonisti di Ore Nere
foto: Yuri Abietti (secondo da sinistra) a La Strada l'11 dicembre scorso.


[LTN]: Abbiamo già citato quelle che sono state le tue fonti di ispirazione nella creazione de Il quadro; a un livello più generale chi sono i tuoi modelli?
[YA]: Spielberg ha forgiato la fantasia di una generazione, dalla metà degli anni ’70 in poi con film quali E.T., Incontri Ravvicinati, Poltergeist (di cui è solo produttore, ma secondo molti ha anche lavorato dietro la macchina da presa), la serie di Indiana Jones… sicuramente c’è una poetica spielberghiana che io trovo molto interessante, anche se poi è qualcosa che forse preferisco vivere come lettore che proporre come autore.
A livello letterario, invece, sento molto l’influenza di Lovecraft: tutti lo conoscono come autore di horror, ma pochi sanno quanto sia forte la vena ironica e umoristica che emerge in molti dei suoi racconti. È anche stato autore di testi che si possono tranquillamente definire fantasy, come la serie delle Terre dei Sogni.
King è stato letteralmente formativo: quando ero adolescente lessi It e fu davvero pesante, il terrore che ho provato con quel libro non è paragonabile a quello trasmesso più avanti dal film, anche perché credo che ogni mezzo abbia una sua propria forza comunicativa differente dagli altri media.
Infine c’è Tolkien. Ho letto Il Signore degli Anelli che avevo undici anni e ha formato la mia esistenza dal punto di vista dell’immaginario.

Yuri Abietti con Ester Manzini
foto: Yuri Abietti torchiato per bene da Ester Manzini, l'inviata di LaTelaNera.com.


[LTN]: Yuri, tu hai una carriera parallela come musicista. Che ruolo ha la musica nel processo creativo?
[YA]: Ha un ruolo enorme, totale. Come cantante e frontman dei Silver Key (nome preso da Lovecraft, da cui arriva anche il titolo del primo album, In the Land of Dreams) sento la musica come parte integrante del mio modo di creare. Letteratura e musica vanno in parallelo: versi di una canzone o racconti per me servono lo stesso scopo, ovvero raccontare una storia. Un mezzo o l’altro dipende dalla storia, dalla situazione.
Come scrittore, ci sono musiche o immagini che ispirano automaticamente delle storie. Uno dei miei autori preferiti in assoluto è Mike Oldfield: alcuni dei suoi album ti permettono di viaggiare, raccontano non solo storie ma mondi interi. L’intera scena progressive rock ha una fortissima componente narrativa. Le canzoni - sia che siano quelle che ascolto mentre scrivo, sia che siano quelle che immagino i personaggi stiano sentendo - sono importanti, una parte integrante della narrazione.

[LTN]: In Italia la letteratura di genere non ha vita facile: perché?
[YA]: Credo che negli ultimi 20-25 anni ci siano state delle correnti anticulturali fortissime, che hanno portato il Paese a un livello demenziale. Il problema non è tanto che la gente non voglia leggere (o guardare, o ascoltare) opere profonde e magari anche impegnate, ma è a monte: siamo sempre meno educati a farlo. Questo genere di degrado si nota sia nella letteratura che nel cinema e nella musica. Inoltre l’Italia è esterofila: lo stesso libro riceve molta più attenzione se in copertina c’è un nome anglofono invece che uno italiano. Si tende a prediligere il nome straniero perché non ci si fida degli autori conterranei. È un processo che si autoalimenta e che non sarà facile scardinare.


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Quadri maledetti, ore nere e autori horror a Milano: intervista a Yuri Abietti
Intervista realizzata da: Ester Manzini
Pubblicata il 26/12/2014

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