Recensione
The Amityville Horror

The Amityville Horror: visiona la scheda del film Sceneggiato da Scott Kosar (già autore degli script di Non aprite quella porta e L’uomo senza sonno) questo The Amityville Horror, remake dell'omonimo film del 1979, può essere preso quale esauriente manifesto di tutti i guasti del cinema horror nella Hollywood di questi giorni.

L’impalcatura della pellicola originale serve solo da pretesto e da richiamo per il pubblico, mera occasione per creare un confuso mix estetico e tematico. Impossibile iniziare a parlarne senza soffermarci almeno un istante su quanto sia ormai sfruttata e sterile la concezione di casa maledetta che ha attraversato più di quarant’anni di cinema: finestre come occhi, la porta come bocca che fagocita, la cantina con tanto di caldaia come ventre/cuore…

L’horror non ha mai saputo proporre altro che una visione antropomorfa delle case maledette e sarebbe esercizio interessante, in questo nuovo millennio, trovare idee ed energie per “pensare” a una concezione domomorfa, una proposta nella quale magari le pareti stesse hanno più importanza degli ambienti o che vede tegole e piastrelle, chissà, come più importanti e basilari rispetto a tetti e stanze.

Ci troviamo invece di nuovo a 112 Ocean Avenue, di fronte quelle due finestre che sembrano occhi. E, in qualità di spettatori, veniamo sbalzati in un viaggio temporale quanto meno anomalo, fatto di poster e vestiti di metà anni settanta ma di corpi e volti fin troppo 2005 e comunque implausibili.
Ryan Reynolds (Blade: Trinity) mostra fin troppo spesso un fisico iperpalestrato che ci lascia perplessi per ben tre motivi: in quell’epoca non esistevano le palestre e i metodi di allenamento per generare tali muscolature, il mestiere di carpentiere non crea tali masse e la continua esibizione del suo corpo nudo non ha davvero nessuna funzione in rapporto alla trama.
Stesso discorso dicasi per Melissa George (A Lonely Place to Die, Triangle, 30 giorni di buio) che, con ben tre gravidanze (e il figlio più grande sembra avere intorno ai 12 anni…) alle spalle, dimostra al massimo 22 - 23 anni e sembra comunque più giovane della babysitter impiegata dalla coppia. Si tratta di uno dei più clamorosi casi di casting sbagliato degli ultimi lustri.

Partendo da questo materiale (scenografia e attori) sorge fin dal primo giorno di permanenza dei nostri nella casa la più grande pecca di caratterizzazione psicologica: quella che dovrebbe essere la progressiva discesa nella follia del capofamiglia è in realtà una caduta a precipizio senza nessun tipo di gradualità o sfumature, come se si fosse semplicemente girato un interruttore nella testa (e nelle capacità recitative) di reynolds.

E da lì si procede in una ridda di situazioni banali e già viste, tutto all’insegna del sovraccarico estetico-tematico.

L’aspetto superficiale del film richiama alla mente pellicole eterogenee fra loro quali I 13 spettri, L’Esorcista, Poltergeist - Demoniache presenze o Hellraiser mentre la trama stessa sembra indecisa e irrisolta fra parecchi spunti (tutti affrontati ma non certo approfonditi) quali la crisi del nucleo famigliare, la possessione diabolica e l’attitudine della Chiesa nei suoi confronti, i fantasmi reali e quelli della mente, l’inquietudine sotto le acque apparentemente tranquille della suburbia americana e tanto altro ancora, una confusione di sottotesti che genera smarrimento nello spettatore. E proprio in questa frenetica ricerca dei contenuti viene smarrito quello che era il sottotesto più importante dell’Amityville originale: quella crisi economica/involuzione del sogno americano che qui viene a tratti urlata ma in maniera semplicistica, incapace di graffiare.

Per quanto riguarda invece l’aspetto più puramente orrorifico non ci discostiamo certo dal trend ormai stabilmente di moda in USA e Estremo Oriente: fra brevi inserti flash, improvvisi “bus” volti a provocare facili spaventi (anche grazie all’uso del sonoro) e ricerca di inquadrature d’effetto, il vero orrore si affievolisce fino a scomparire. L’ultimo colpo all’orrore, quello mortale, viene inferto dall’ormai obbligatorio momento della spiegazione razionale, sospesa fra fanta-storia e pseudo-scienza e che, fra indiani torturati e caccia alle streghe, nulla ha a che vedere e nulla apporta alla vicenda narrata. Sono momenti come questo che ci provocano la nostalgia più acuta nei confronti delle pellicole anni settanta dove l’orrore, il Male e il mostro non venivano MAI spiegati: semplicemente insorgevano, corrompevano e annichilivano le vittime e gli spettatori.

Paradossalmente le scene che riescono a sorprendere lo spettatore, quelle genuinamente efficaci, appartengono più al regno del cinema d’azione (su tutte quelle girate sul tetto dell’abitazione) che a quello più strettamente horror.

Sorvoliamo poi sulla sciagurata scrittura di alcuni momenti davvero infelici dal punto di vista della caratterizzazione psicologica (la notte con la babysitter, la visita del sacerdote…) e chiudiamo un occhio sulle varie banalità (possibile che tutti i ristoranti italiani negli Stati uniti debbano essere arredati con tovaglie a quadri bianchi e rossi?...) disseminate lungo l’intera trama. A guardare questo e altre sfortunate uscite estive (Boogeyman - L'uomo nero a guidare il gruppo) c’è da disperare sullo stato di salute del nostro genere preferito. Quel che ormai mi sembra desolante non è tanto la quantità di sequel, prequel e remake, quanto la loro omogeneità di mezzi, metodo e stile di sceneggiatura e regia, un appiattimento verso il basso che sembra trascinare nel gruppo anche le poche pellicole originali.

Timidi segnali di risveglio li possiamo notare non tanto nelle pellicole orientali (anche loro ormai prigioniere di certi meccanismi produttivi) quanto in alcuni film europei (con particolar riguardo all’Inghilterra) e al panorama underground statunitense. Staremo a vedere, speranzosi: se son zombie fioriranno!


Titolo: The Amityville Horror
Titolo originale: The Amityville Horror
Nazione: USA
Anno: 2005
Regia: Andrew Douglas
Interpreti: Ryan Reynolds, Melissa George, Philip Baker Hall, Jimmy Bennet, Jesse James, Chloe Moretz

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Recensione del film The Amityville Horror
Recensione scritta da: Elvezio Sciallis
Pubblicata il 12/08/2005

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