Serial Killer: definizioni, dinamiche, patologie, modelli

Indice dell'Opera

1. Introduzione
2. Definizioni e precisazioni
3. Sviluppo Storico
4. Dinamiche di comportamento
5. Patologie
6. Psicodinamica
7. Modelli motivazionali
8. Modelli minori
9. L'infanzia del serial killer
10. Le fantasie violente


Serial Killer: introduzione

Perché tutto questo nascente interesse intorno al fenomeno serial killer?
L'argomento, come popolo e come nazione, ci riguarda marginalmente, ma in realtà ma ci stiamo accorgendo che alcune tendenze nei delitti di cronaca nera degli ultimi 20 anni portano nella direzione degli assassini seriali.

Delitti di un certo tipo ne abbiamo sempre avuti, ma nelle pagine dei giornali stanno affiorando sempre più crimini cosiddetti "inspiegabili" e portati a compimento con efferatezza spesso inaudita. Fino agli anni ottanta, l'unico vero caso famoso a livello nazionale di serial killer inteso come assassino sessuale era stato quello del Mostro di Firenze.
Ma il crimine si evolve, come si evolve la psicologia delle persone e delle popolazioni, e in realtà questo tipo di criminalità è in continua espansione anche da noi.

Fonti governative statunitensi affermano che il fenomeno ha avuto una crescita del 450 per cento negli ultimi dieci anni. È vero che l'America alberga il 75 per cento dei "nati per uccidere" ma il fenomeno è in espansione anche da noi, soprattutto in Russia e nella vicina Gran Bretagna.

In Italia ne abbiamo avuti 27 dal 1982 al 2002. Siamo al quinto posto dopo USA, Gran Bretagna, Francia, Canada e Giappone. Mitizzati, glorificati e commercializzati dai media, questi criminali godono sempre più di attenzioni provenienti da ogni direzione; psicologi, criminologi e persone comuni.
II mito collettivo di serial killer è Hannibal Lecter, ambiguo e seducente personaggio del film di Jonathan Demme Il silenzio degli innocenti. Il primo volto che appare nella mente di chiunque abbia visto quel film è il suo. I serial killer sono anche così, ma di certo non sono tutti geni perfidi e scaltri.

La maggior parte di queste persone hanno dei forti problemi psicologici, spesso al confine con la schizofrenia e le patologie connesse. Sono degli emarginati semi-autistici con enormi ego.

Vorrei adesso chiarire alcuni miti che circondano l'aura dell'assassino seriale distinguendo una volta per tutte le informazioni veritiere da quelle false.

1. I serial killers sono intelligentissimi
Vero in parte. Come già detto, spesso queste persone hanno quello che macabramente si può definire un "talento" nel manipolare gli altri per il proprio interesse. Per il resto, soltanto meno della metà presenta quozienti di intelligenza superiori alla norma.

2. I serial killers "giocano" con la polizia una partita vinta in partenza scrivendo lettere e lasciando falsi indizi
Anche questo, vero in parte. Gli assassini seriali sono, nella maggioranza dei casi, dei patologici narcisisti e delle inguaribili primedonne. Se scrivono lettere alla polizia può essere per vari motivi.
Il primo, farsi notare, far vedere al mondo quanto sono stati bravi, quanto sono in grado di controllare le situazioni e quanto si estende il loro potere di vita e di morte sulle persone che hanno la sfortuna di incontrarli al momento sbagliato. In realtà tentano di guarire quell'insanabile depressione che li coglie dopo ogni assassinio, rivivendo le emozioni del momento del crimine e tentando di legittimare e di dare un senso più ampio alle loro azioni.
Un secondo motivo può essere quello di cercare di fuorviare gli inquirenti, di fare quel gioco con la polizia e i media all'interno del quale si sentono di comandare e di spadroneggiare. Nella maggior parte dei casi sono anche tentativi di apparire psicotici e "malati", in caso un giorno vengano presi.

È il caso di David Berkowitz che scriveva lettere piene di cose senza senso al capo della polizia di New York. Ha ammesso poi dopo l'arresto che si trattava di una serie di falsità per sviare le indagini.

In generale questo genere di comunicazione a una via sola è la dimostrazione palese di un patetico tentativo da parte di questi criminali di attrarre attenzione mentre cercano in realtà di dire a sé stessi che la loro vita ha un senso e quello che fanno è giusto perché in quel momento hanno il coltello dalla parte del manico.

3. I serial killers sono freddi calcolatori che sfuggono alla giustizia
Falso. La maggioranza di questi assassini uccide nel momento in cui l'occasione gli si presenta. Certo, molti di loro vanno a "caccia" per ore, giorni, mesi.

Certo, molti di loro portano sempre con sé gli "attrezzi del mestiere". Ma la loro capacità di pianificare il loro futuro non va oltre l'atto criminale, che racchiude il senso delle loro vite. Sono quasi completamente privi della capacità di pensare le cose in prospettiva e gli atti con le loro conseguenze. Orientano tutte le loro facoltà all'omicidio e conseguentemente alla giusta occultazione del cadavere, senza un minimo di preoccupazioni per quello che potrebbe succedere il giorno dopo.

4. Alcuni serial killers sono i classici impiegati di banca che poi di notte diventano mostri
Falso. È molto raro che questo genere di assassini siano onesti cittadini che si trasformano in terribili assassini.
Le eccezioni ci sono, ovviamente e forse la più rappresentativa di queste è il caso di John Wayne Gacy.

Tutto il resto del campione medio della popolazione degli assassini seriali, in realtà, si compone di uomini che vivono da soli o con donne a loro volta problematiche, quando non ancora con la famiglia, che probabilmente non si accorgerebbe di loro neanche se si dessero fuoco in giardino.

Persone fortemente emarginate e avulse dalla vita sociale, che raramente rivolgono la parola a qualcuno o che, in ogni caso, possiedono una genuina freddezza d'animo che non tradisce nessuna emozione. Questi criminali molto raramente palesano le loro tendenze omicide in contesti diversi da quello dell'assassinio.

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Articolo scritto da:
David Papini

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