Albert Fish (pagina 3)

La cattura.
Sulla lettera c'era un emblema particolare, piccolo ed esagonale con scritto N.Y.P.C.B.A. (New York Private Chaffeur's Benevolent Association); con la collaborazione del presidente dell'associazione venne fatta una perizia grafologica su tutti i membri. Il giovane custode dell’edificio ammise di aver preso un paio di fogli di carta da lettera e delle buste. Aveva lasciato la cancelleria nella locanda in cui abitava al numero 200 East della 52esima strada. La locandiera fu scioccata quando le fu data la descrizione di Frank Howard, e affermò che l’uomo aveva vissuto lì per ben due mesi e che passava ancora regolarmente dalla locanda a ritirare le lettere che un suo figlio gli recapitava a quell’indirizzo.
Fu semplice in seguito rimanere in attesa che arrivasse una lettera, e attendere che Fish andasse a richiederla.
Era il tredici dicembre del 1934.

Prigionia e Sentenza.
In carcere, Fish descrisse con dovizia di particolari molti degli omicidi da lui perpetrati, come quello di Francis MacDonnell, rapito nel giugno del 1924 mentre giocava nel giardino di casa. Il suo corpo fu trovato in un bosco: era stato picchiato violentemente e strangolato con le sue stesse bretelle, dopo essere stato denudato. Non provando alcun rimorso, Fish descrisse come avesse prelevato dal suo corpo le orecchie e il naso, per mangiarle, e di come le avesse gustate una volta arrivato a casa, cocendole in pentola con carote, cipolle, sale e pepe, e arricchendo il tutto con un po’ di bacon.
Fish soffriva anche di una grave forma di masochismo. Raccontò che gli piaceva farsi picchiare, a volte dai suoi stessi figli. Era solito conficcarsi aghi nello scroto e nella zona circostante l’ano, che a volte non riusciva più a tirar via. Nel suo corpo furono trovati ben ventinove aghi di varia lunghezza.
Durante il processo si cercò di dimostrare la sua infermità mentale, ma egli fu ugualmente condannato a morte mediante sedia elettrica.
Il sedici gennaio del 1936 la pena fu eseguita.
Albert Fish aiutò i suoi carcerieri a stringere le fibbie della sedia, ed esclamò che la scossa suprema era l’unica cosa che non avesse ancora provato.

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Dossier scritto da:
Isabella Ninfole

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