Ed Kemper (pagina 5)

Durante il fine settimana di Pasqua, attende che lei vada a letto, quindi, alle 5 e 15 del mattino, la uccide a martellate. La decapita e la violenta. Per ultimo, le taglia la laringe e cerca di gettarla nel tritarifiuti.
Agli agenti dirà: «Mi sembrava la cosa giusta, per farle pagare tutte le volte che se l’era presa con me, urlando e sbraitando.»
Quando però preme il pulsante per l’accensione, il tritarifiuti s’inceppa e gli “risputa” l’organo. «Perfino da morta, continuava a tormentarmi. Non riuscivo a farla tacere!», gemerà. Infuriato dall’evento, da lui stesso ritenuto “macabramente appropriato”, Ed chiama un’amica di sua madre, Sally Hallett, e la invita a casa per una “festa a sorpresa” in onore di Clarnell. Quando la donna arriva, la strangola e le taglia la testa. Ne adagia il cadavere decapitato sul proprio letto, e va a dormire in quello della madre.
La domenica di Pasqua, si mette in macchina e comincia a guidare senza meta verso est. Con la radio accesa, si aspetta di sentire da un momento all’altro d’essere diventato una celebrità nazionale. Il tempo passa, però, e la radio non dice nulla.
Alla fine, esausto e deluso dalla sua mancata consacrazione alla fama, si ferma nei pressi di Pueblo, in Colorado, e chiama da una cabina telefonica il Dipartimento di polizia di Santa Cruz.

La cattura.
Ai suoi “amici” poliziotti, Ed confessa tutti i propri delitti. Deve però faticare parecchio per convincerli di essere davvero lui l’assassino di quelle ragazze di cui discorrevano insieme nei bar. Poteva il buon “Big Ed”, il ragazzo che esprimeva sincero ribrezzo per le efferate modalità degli omicidi, essere un assassino? Sembrava impossibile.
Eppure Ed fornisce delle prove inoppugnabili, informazioni che solo l’omicida poteva avere. La polizia di Santa Cruz non può far altro che andarlo ad arrestare, mentre lui attende pazientemente il loro arrivo all’interno della propria auto.
È così che ha quindi fine la sua carriera criminale, cominciata con l’omicidio dei nonni e terminata con quello della madre, da sempre desiderato e finalmente messo in atto.

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Dossier scritto da:
Giuseppe Pastore

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