Zodiac Killer (pagina 3)

Zodiac: di nuovo in azione

Terminata intanto l'estate senza passi avanti nell'indagine, a settembre la terra torna ad arrossarsi del sangue di due ragazzi.
Il 27 settembre 1969, Cecilia Ann Shepard e Bryan Calvin Hartner sono fermi in parcheggio in prossimità del lago Berryessa, quando un uomo vestito con uno strano costume si avvicina loro impugnando una pistola. Dice di essere evaso da una prigione del Colorado e di aver bisogno di soldi per fuggire in Messico. Bryan gli tende il portafogli e le chiavi della macchina, ma dopo qualche scambio di battute l'uomo lega lui e Cecilia e comincia a pugnalarli.
Dopo, il killer se ne va tranquillamente.

I giovani vengono trovati da un pescatore che chiama subito i rangers del lago.
Cecilia, ferita da dieci coltellate (cinque alla schiena e cinque sul davanti), morirà due giorni dopo. Bryan, invece, nonostante le sei coltellate ricevute riuscirà a sopravvivere.

Intanto, un'ora dopo l'aggressione un uomo chiama il Dipartimento di Polizia di Napa e dichiara di esserne l'autore. La chiamata viene rintracciata: è partita da una cabina telefonica.
Dalla cornetta vengono rilevate le impronte digitali, la cui unica utilità, in futuro, sarà quella di scagionare il noto assassino seriale Ted Bundy, erroneamente associato al delitto.

Dell'assassino intanto restano solo le tracce lasciate sulla scena del crimine, e alcune scritte sulla portiera dell'auto di Bryan: le date dei precedenti omicidi e uno strano simbolo: un cerchio attraversato da una croce...

L'11 ottobre 1969 a morire è il tassista Paul Stine, freddato da un colpo a bruciapelo sparato alla testa con una 9mm, che però non è la stessa arma del delitto Ferrin.
L'omicidio ha luogo verso le 10 di sera, all'angolo tra Washington e Cherry Street, nel quartiere di Presidio Heights, San Francisco.

Tre testimoni danno una sommaria descrizione dell'assassino: si tratta di un maschio bianco, corpulento, tra i 25 e i 30 anni, alto 5'8" (circa un metro e settantacinque centimetri) con i capelli scuri e vestito di nero.

Incredibilmente, la polizia fa un errore nel diramare l'identikit: in esso si parla di un uomo di colore.
A causa di questo sbaglio madornale, quando gli agenti Fouke e Zelms vedono un bianco che si allontana a piedi in Jackson Street non lo fermano. Essi comunque danno un'occhiata all'uomo: quando viene reso noto il vero profilo, si rendono conto che probabilmente hanno lasciato passare indenne l'autore del delitto.

Immediatamente viene allora convocato un disegnatore che traccia un secondo identikit a partire dalle loro osservazioni. Fouke e Zelms affermano che l'individuo in cui si sono imbattuti è più anziano e più alto di quanto abbiamo riferito i testimoni, ma, non si sa perché, il bollettino non riporta tutte le valutazioni degli agenti: invece di un'altezza di 6'2" (circa 190 cm) compare sempre 5'8".

Due giorni dopo, infine, il Chronicle riceve la lettera che si sperava non arrivasse: è da parte di Zodiac. Questa volta, contiene un pezzo della camicia insanguinata della vittima.

Zodiac: altre possibili vittime

La quarta morte in poco tempo inquieta la popolazione e sbeffeggia la polizia, che intanto comincia a chiedersi se sia possibile che l'assassino abbia già colpito in passato, che delitti rimasti insoluti possano essere avvenuti per mano sua.

Il primo caso sospetto è quello di Robert Domingos e Linda Edwards, freddati il 4 luglio 1963, rispettivamente, da 11 e 9 proiettili sparati da una .22 semi automatica armata con munizioni Winchester Western Super X. Anche in quel frangente non c'era stato nessun furto, nessuna molestia sessuale, nessun testimone. I due ragazzi si trovavano su una spiaggia piuttosto isolata, erano stati legati con dei pezzi di corda già tagliati, uccisi con un'arma del tutto analoga a quella usata nei recenti delitti.

Le somiglianze col caso del lago Berreyssa sono evidenti, inquietanti. Forse, anche qui è stato Zodiac a colpire.

Il secondo caso che a lui viene collegato è quello di Cheri Jo Bates, uccisa il 30 ottobre del 1966.
La ragazza era stata picchiata e pugnalata più volte con un coltello a lama corta. È proprio quest'ultimo particolare a far pensare a un possibile legame con Zodiac.

Molti giornali nel novembre del 1970 pubblicano articoli in cui si ipotizza la sua responsabilità, e il serial killer risponde con delle lettere in cui si attribuisce la paternità dell'omicidio. I dubbi però restano: c'è la possibilità che stia solo cercando altra gloria e che l'assassino non fosse stato lui.

La polizia, in verità, per questo caso un altro sospetto lo aveva già: un certo Bob Barnett (il nome è fittizio), che aveva avuto una relazione con la ragazza e non aveva mai accettato che fosse finita. Una testimone aveva visto un uomo che indossava abiti simili ai suoi nei pressi del luogo in cui Cheri Jo sarebbe stata uccisa poco dopo, e Bob aveva rifiutato di rispondere ad alcune domande durante il test del poligrafo.
In più, sulla scena del crimine era stato trovato un orologio Timex del tipo che veniva dato ai militari, e la sorella di Bob lavorava alla base dell'Air Force di Norton.

Le continue contraddizione dell'uomo non facevano poi che aumentare i sospetti. Purtroppo, però, si scoprirà che non era lui l'assassino: all'epoca del delitto il test del DNA non esisteva ancora, tuttavia le analisi effettuate in seguito stabiliranno che i capelli rinvenuti sul luogo del delitto non erano suoi.
L'ipotesi che potesse essere stato Zodiac a uccidere Cheri Jo Bates resta allora in piedi.

All'assassino seriale viene accostato anche il rapimento di Kathleen Johns, avvenuto il 22 marzo 1970 nei pressi di Patterson, in California.
Kathleen stava viaggiando con la sua bambina di pochi mesi lungo l'autostrada 132 e si era fermata perché un uomo, gesticolando, le aveva indicato che aveva dei problemi con una ruota che sembrava sul punto di staccarsi. Lo sconosciuto le aveva offerto il suo aiuto e aveva fatto finta di fissare lo pneumatico, ma quando Kathleen si era rimessa alla guida la ruota si era svitata del tutto e lei aveva dovuto fermarsi. L'uomo l'aveva convinta allora ad accettare un passaggio fino a una vicina stazione di servizio, ma in realtà l'aveva condotta in un'area disabitata dove l'aveva tenuta prigioniera per due ore minacciando di ucciderla.

In seguito la Johns aveva visto l'identikit di Zodiac in una centrale di polizia e aveva sostenuto che poteva essere lui l'aggressore. I giornali riportarono la cosa e il 24 luglio Zodiac si fece vivo con Chronicle, attribuendosi il crimine. Molti dubbi restano, anche perché il serial killer non fu in grado di riferire particolari che attestassero chiaramente il suo coinvolgimento: probabilmente, egli aveva solo cercato di farsi pubblicità.

L'ultimo possibile caso su cui vengono fatte ipotesi è quello della sparizione di Donna Ann Lass, scomparsa il 6 settembre 1970 da un hotel di South Lake Tahoe, nel Nevada.
La ragazza, venticinquenne, lavorava sul posto come infermiera: di lei dopo le due di notte, quando aveva staccato dal lavoro, si era persa ogni traccia. Il giorno successivo un uomo aveva poi telefonato al suo principale annunciando che non sarebbe più tornata, a causa di problemi familiari.

Il supposto collegamento con Zodiac starebbe solo in una cartolina che viene spedita al Chronicle, nel 1971, che si pensa opera sua. Quest'ultima comunque non contiene nessuna prova, mentre di solito egli ne forniva in abbondanza.
In definitiva, nessun legame certo viene stabilito riguardo a questo caso.

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Dossier scritto da:
Giuseppe Pastore

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