Zodiac Killer (pagina 4)

Zodiac Killer: il sospettato Rick Marshall

Numerose persone vengono sospettate di essere Zodiac, anche se alcune vengono scartate quasi subito.

Uno dei personaggi su cui si sono concentrate le maggiori attenzioni è Rick Marshall. I particolari che puntavano il dito contro di lui sono i seguenti:
- la somiglianza fisica piuttosto forte con gli identikit diramati
- Marshall nel 1966 viveva nell'area di Riverside in cui era avvenuto l'omicidio di Cheri Jo Bates, possibile vittima del serial killer
- nel 1969 si era trasferito in Scott Street, a San Francisco, a poche miglia dall'unica scena del crimine in città associata a Zodiac
- possedeva una macchina da scrivere della stessa marca usata da Zodiac
- usava una penna dello stesso tipo di quella con cui erano state scritte le lettere spedite dal serial killer
- era ambidestro e la sua grafia secondo gli esperti aveva molti tratti in comune con quella dell'autore delle missive
- amava i film muti, e proprio da un film muto intitolato The Red Phantom Zodiac aveva tratto ispirazione per firmare una lettera da San Rafael
- sapeva usare i metodi di costruzione di diagrammi elettrici, con cui il killer aveva creato i suoi cifrari
- sapeva cucire a macchina: Zodiac aveva indossato un cappuccio cucito probabilmente in casa nel delitto del lago Berryessa
- possedeva delle risme di carta identica a quella usata per le lettere da Zodiac
- guidava un'auto che somigliava molto a quella descritta da Mike Mageau
- nei primi anni '70 lavorava in una radio denominata KITM: queste quattro lettere somigliano ai simboli inclusi a chiusura della cosiddetta "Lettera dell'Esorcista" spedita da Zodiac.

In base a tutti questi dettagli, Marshall è probabilmente il miglior sospetto che la polizia abbia avuto: molti investigatori sono ancora oggi convinti che Zodiac potesse essere lui, ma a suo carico non sono mai state trovate prove che potessero inchiodarlo.

Volti da Zodiac: il sospettato Lawrence Kane

A essere indagato è stato anche Lawrence Kane, che nel 1969 aveva quarantacinque anni.
Kane era alto 5'9" e pesava 160 libbre (165 era il peso stimato di Zodiac). Figlio unico, era stato tirato su dalla madre, dopo il divorzio dei suoi genitori quando aveva tredici anni. Sempre solitario, non si era mai sposato ed era fortemente attaccato alla figura materna. Usava alter ego e false identità, i vicini non sapevano praticamente niente di lui.

Nel 1962 aveva avuto un grave incidente automobilistico a causa del quale gli psichiatri ritenevano non fosse più in grado di controllare l'autogratificazione.

Lawrence aveva conosciuto Darlene Ferrin, una delle vittime di Zodiac, e cinque giorni dopo la morte di quest'ultima, aveva venduto la propria auto (una Pontiac).
Inoltre, al tempo dell'omicidio di Paul Stine, viveva a San Francisco, a poca distanza dal luogo del delitto. Dopo aver ucciso Stine, Zodiac era fuggito verso il Letterman General Hospital, in cui lavorava Donna Lass (possibile vittima del serial killer).

Nel 1970, la Lass si era trasferita da San Francisco a South Lake Tahoe per lavorare in un hotel, e nello stesso anno Kane si trasferì nella stessa città per lavorare nello stesso edificio. Alcuni colleghi della ragazza avevano dichiarato che forse lei e Kane si frequentavano.
Kathleen Johns aveva identificato in lui l'uomo che l'aveva rapita.

Ci sono però altri particolari che spingono a sospettare di lui. In una lettera, Zodiac aveva citato uno spettacolo chiamato The Mikado, e Kane viveva a poca distanza da un teatro in cui veniva inscenata l'opera al tempo dei delitti.
Inoltre in una lettera Zodiac aveva scritto "My name is", e poi un codice. Nel codice è possibile leggere KANE.

Volti da Zodiac: altri sospetti

Accanto a Marshall e Kane, altre persone sono state sospettate di essere Zodiac, ma le prove a loro carico sono state piuttosto deboli.

Micheal O'Hare era un esperto di codici, ma non era stato collegato a nessuna delle vittime.

Addirittura si pensò che Zodiac potesse essere Ted Kaczynski, il celebre UnaBomber, che viveva a San Francisco sul finire degli anni ‘60 e aveva anche lui l'abitudine di scrivere lettere alla polizia dopo i suoi crimini.

Bruce Davis, infine, ex membro della "Famiglia Manson", era stato sospettato, ma poi scagionato dall'FBI. La sua grafia, inoltre, non corrispondeva a quella del serial killer.

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Dossier scritto da:
Giuseppe Pastore

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