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Fantasia La Fantasia è l'elemento fondamentale della psiche umana tramite la quale possiamo modificare la realtà, sostituire il presente, rivedere il passato e anticipare il futuro.

La produzione fantastica inizia in tenera età. Nel periodo infantile i bambini si rifugiano nella fantasia e, a seconda del contesto familiare in cui crescono, proiettano ciò che hanno introiettato come modalità di rapportarsi con il prossimo. Vivere e crescere in un ambiente disfunzionale e ostile può generare delle serie conseguenze psichiche per il bambino che cercherà rifugio nella fantasia. Si creerà un mondo immaginario personale in cui proiettare l'ostilità e l'odio che ha ricevuto da tutti e che nella realtà diventano oggetti di cui disporre a proprio piacimento.

Questo in generale secondo un approccio psicoanalitico classico, tuttavia non è bene generalizzare per vari motivi, prima fra i quali non è detto che chi sviluppa queste fantasie violente poi le agisca. Secondo poi, a prescindere dal contesto familiare in cui si cresce non è detto che chi è stato maltrattato o abusato diventi a sua volta carnefice. A volte si nasce con la propensione a compiere del male, per il gusto e il piacere di infliggerlo, anche nelle "migliori famiglie".

Nel caso specifico del serial killer la fantasia riveste un ruolo di primaria importanza: egli inizia a fantasticare sull'atto oltraggioso che compierà nel periodo adolescenziale e talvolta anche prima. Il leit motiv della sua fantasia è il dominio su un altro essere umano. Il potere decisionale di vita o di morte infonde una sensazione di onnipotenza, non vi è potere più grande al mondo. Egli vivrà tale fantasia in maniera compulsiva e come in un film rivivrà e assaporerà ogni singolo frammento e istante di follia come un'esperienza unica e grandiosa che deve inevitabilmente essere agita. Nel momento in cui nella mente del serial killer i frammenti del suo delirio fantastico vengono debitamente collocati, è giunta l'ora e godere del risultato della sua opera, fino a quando lo stato di necessità emotiva o compulsione lo indurranno di nuovo all'acting out.

Il serial killer fantastica sul come avverrà l'incontro con la preda/vittima, sulla modalità ed il tipo di approccio, su particolari caratteristiche fisiche della vittima (qualora ne abbia la necessità psichica), fantastica sul come proiettare la vittima in un baratro di terrore, dolore e sofferenza fisica (questo in particolare lo fantastica il sadico). Il Dott. Marco Strano nel Manuale di criminologia clinica (See Editrice Firenze 2003), asserisce che, quando la fantasia di dominio è pienamente soddisfatta, la vittima non ha più scampo,poiché considerata un oggetto. Qualora fosse ancora in vita, evento molto raro, verrà eliminata, buttata come farebbe un bambino con un giocattolo rotto.

Il necrofilo fantastica sul momento in cui potrà giacere accanto all'oggetto della sua parafilia, vale a dire il cadavere con il quale si accomoderà a tavola o avrà rapporti sessuali. O con il quale si farà anche la doccia, proprio come faceva Dahmer con le sue vittime prima di smembrarli.

Il Dott. Strano asserisce anche che con il tempo le fantasie dell'omicida seriale si perfezionano sempre di più arricchendosi di dettagli ed elementi che inizialmente non c'erano. Altro elemento molto importante è il ricordo dell'omicidio che va ad alimentare la fantasia in maniera pregnante, rendendola di volta in volta più cruenta. Molti serial killer ritornano sulla scena del crimine proprio per questo motivo: rivivere intensamente lo stato emotivo di eccitazione, di dominio che hanno provato nel compiere l'atto inenarrabile contro qualcuno, talvolta tale tipo di comportamento è seguito da attività masturbatoria o dalla sottrazione di oggetti appartenuti alla vittima quale trofeo o feticcio.

L'omicidio reale non soddisfa emotivamente come quello immaginato. Nella realtà si perde la sensazione di perfezione che il serial killer cerca in ogni omicidio, per questo motivo continuerà a uccidere e non si fermerà fino a quando verrà catturato, o eliminato.


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Articolo scritto da: Carola Castagnini
Pubblicato il 13/04/2009

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