Albert De Salvo, la storia del serial killer

Nome Completo: Albert Henry De Salvo

Soprannome: Lo Strangolatore di Boston

Nato il: 3 settembre 1931

Morto il: 25 novembre 1973

Vittime Accertate: 11 ufficiali (più 2 non riconosciute)

Modus operandi: Violenza con percosse, soffocamento, pugnalate, stupri effettuati con oggetti e non.


Lo Strangolatore di Boston: partiamo dalle cifre.
11 vittime in 4 anni più 2 non attribuite al presunto assassino.
Di queste 11, l’età di 6 fra queste oscillavano fra i 55 e i 75 anni, mentre le altre 5 andavano dai 19 ai 29 anni.
Dopo il quinto omicidio lo strangolatore sparisce per 3 mesi.
Dal sesto omicidio il suo Modus Operandi muta radicalmente e per ben 2 volte.

La polizia, trovandosi nel buio più totale si affida a 2 medium per scovare il mostro.
I sospettati sono 3: il colpevole è uno.
Risultato: a 42 anni dall’uccisione della prima vittima e 37 dall’assassinio in carcere del sedicente pluriomicida, Albert Henry De Salvo, il caso dello "Strangolatore di Boston" è ancora una storia aperta.

A ragione di ciò è preferibile partire prima dai fatti sanguinosi, succedutisi dal giugno 1962 al gennaio 1964 e che poi hanno portato alla cattura di De Salvo, sulla cui colpevolezza dubitavano (e dubitano ancora oggi) sia gli inquirenti che i parenti delle vittime.

Lo Strangolatore di Boston: I fatti

La catena impressionante di omicidi commessi nella zona di Boston, tra il 1962 e il 1964 spinge le forze della polizia locale, ad attribuire i tredici omicidi a un solo individuo. La tesi è avvalorata dal fatto che lo “Strangolatore di Boston” non sceglie le sue vittime in maniera arbitraria essendo queste:

- donne sole (separate, vedove o semplicemente sole al momento dell’aggressione)

- la scena del crimine presenta sempre dei particolari molto simili (gli omicidi avvengono in casa, senza che né porte né finestre presentino segni di effrazione).

- il modus operandi è sempre lo stesso (fatta eccezione per due omicidi): le donne vengono strangolate e violentate. Lo stupro viene eseguito inizialmente con oggetti ma dal sesto in poi avviene in maniera naturale con presenza di secrezioni.

L’unico aspetto che appare di difficile interpretazione è che l’età delle vittime risulta molto oscillante.

Lo Strangolatore di Boston: Il primo omicidio

La prima vittima accertata dello Strangolatore di Boston è Anna E. Slesers, un’attraente divorziata, emigrata negli anni Cinquanta dalla Lettonia, assieme ai suoi figli.

Giunta in America, la Slesers si stabilisce nel quartiere di Back Bay (una zona costruita ad hoc, per la povera gente e per studenti), un sobborgo di Boston, in Gainsborough Street, dove vive con i 60$ che ricava dalla sua professione di sarta.

La sera del 14 giugno 1962 Anna, dopo aver cenato, decide di andare a fare un bagno distensivo, in attesa che il figlio Juris arrivi per accompagnarla alla messa lettone, celebrata nella chiesa del quartiere. Juris, arriva prima delle 19 e inizia a bussare alla porta ma la donna non risponde.

Il giovane pensa che la madre abbia avuto un malore o che abbia commesso qualche gesto spropositato. Senza pensarci due volte sfonda la porta ed entra nel piccolo appartamento. Giunto nel bagno la prima cosa che vede è il corpo della madre, che giace nuda, distesa sulla schiena con la corda dell’accappatoio legata in gola. Il primo pensiero del figlio è che la madre si sia suicidata.

Giunta sul posto la polizia, viene scoperto qualcos’altro. Anna E.Slesers non si è suicidata ma è stata violentata e, in seguito, strangolata. L’accappatoio è stato spostato, lasciando nudi gli organi genitali, mentre la testa è rivolta verso la porta. La vagina risulta fortemente lacerata, ciò significa che lo stupro è stato effettuato con un oggetto.

L’appartamento è completamente messo sottosopra, ma si tratta di una simulazione di furto, mal riuscita, al fine di depistare le indagini. Infatti l’orologio d’oro e i gioielli di Anna sono rimasti intatti.

Nonostante tutto questo, la polizia archivia il caso con "furto con scasso" riuscito male. Secondo la descrizione dei fatti, il ladro penetrato in casa, accortosi della presenza della donna ha perso la ragione e dopo averla stuprata, l’ha strangolata.

Tony Curtis protagonista del film sullo Strangolatore di Boston
foto: Tony Curtis interpreta l'assassino nel film The Boston Strangler.

Lo Strangolatore di Boston: altri omicidi del 1962

Il 30 giugno del 1962, due settimane dopo l’omicidio della Slesers, lo Strangolatore uccide due donne, Helen Blake e Nina Nichols. Come è stato appurato dal medico legale durante l’esamina del corpo della Blake, quest’ultima risulta ad essere stata uccisa per prima.

Helen Blake, 65 anni, divorziata, vive nel sobborgo di Lynn. La mattina del 30 giugno viene raggiunta in casa dall’assassino e, successivamente, strangolata con un cappio rudimentale, ricavato dalle sue mutandine e dal suo reggiseno.

Il corpo della Blake viene trovato nella sua camera da letto, con la faccia in giù. L’ano e la vagina sono stati lacerati brutalmente, ma non vi sono tracce di sperma. Questa volta però il furto c’è stato. L’assassino ha infatti portato via due anelli di diamanti e ha cercato di forzare con un piede di porco una cassaforte. Il medico legale constata che la vittima è deceduta alle 10 del mattino.

Poi è la volta di Nina Nichols, 68 anni, fisioterapista in pensione, vedova.
L’unico uomo con cui, aveva un rapporto era il cognato. Lo scenario del crimine è molto simile ai precedenti. Violenza sessuale seguita da strangolamento (questa volta avvenuto con una calza di nylon). La Nichols si trova nel salotto con la vestaglia di seta alzata fino alla vita.

Questa volta lo stupro è avvenuto con maggiore brutalità in quanto la vagina è sanguinante. Come nel precedente omicidio, la casa è stata lasciata nel caos più totale, ma l’argenteria e i preziosi sono intatti. La Nichols, afferma il medico legale, è morta alle 17:00. Cinque ore dopo la Blake.

Giunti così a tre vittime, il questore Edmund Mcnamara decide di correre ai ripari, diramando un comunicato d’emergenza, per invitare le donne di Boston a chiudersi bene in casa, sigillando porte e finestre. Non vi sono più dubbi: la polizia di Boston ha a che fare con uno spietato serial killer.

Data la modalità degli omicidi e l’età delle vittime, l’FBI, stila un profilo provvisorio dell’omicida. Il soggetto viene identificato come un malato mentale con forti risentimenti verso la figura materna.

Il 12 agosto 1962 è la volta di Jane Sullivan, 70 anni, di professione balia. Il corpo viene trovato dieci giorni dopo, il 22 agosto, in avanzato stato di decomposizione.

Il cadavere è rivenuto nel bagno della sua abitazione, nel sobborgo di Dorchester, ma l’aggressione è avvenuta a più riprese. Infatti vengono rinvenute tracce di sangue sui pavimenti della cucina, della camera da letto e del salotto. Date le condizioni del cadavere, risulta difficile stabilire se ci sia stata o no violenza sessuale. Per il resto l’abitazione non presenta tentativi di scasso o di furto.

Il 19 agosto 1962 è la volta di Ida Irga, una vedova molto timida e riservata. Il corpo viene ritrovato due giorni dopo, il 21 agosto nella sua abitazione, nello stesso sobborgo dove abitava Jane Sullivan. Il cadavere giace nel soggiorno. Il volto è tumefatto, con tracce di sangue rappreso.

La vittima, al momento dell’omicidio, indossava una camicia da notte marrone, lacerata durante lo stupro. Sotto il corpo viene rinvenuto un cuscino, servito probabilmente all’aggressore per tenere sollevata la donna durante la violenza, mentre le gambe, sono allargate e legate a delle sedie, sollevate di una ventina di centimetri dal pavimento. Attorno al collo viene trovata legata una fodera di un guanciale, ma gli inquirenti sospettano che la vittima sia stata strangolata manualmente. Come nei tre precedenti omicidi, non vi sono tracce di scasso o di furto.

Dopo il ritrovamento del corpo della Sullivan la città intera versa in uno stato di panico, ma il mostro decide di placarsi e per tre mesi regna il silenzio.

Lo Strangolatore ritorna all’opera il 5 dicembre 1962. Questa volta il target della vittima è molto diverso. Si tratta di Sophie Clark, un’attraente afroamericana studentessa presso il Carnegie Institute of Medical Technology.

La Clark abita insieme ai suoi amici, in un appartamento di Back Bay (nello stesso sobborgo dove l’assassino ha colpito per la prima volta). Il suo cadavere, rinvenuto dai suoi compagni di stanza, viene trovato con le gambe allargate. La morte è avvenuta per strangolamento, mediante una calza di nylon.
Ma questa volta c’è un indizio importante.

La vittima è stata violentata in maniera "naturale", in quanto gli inquirenti trovano delle tracce di sperma sul tappeto.

Ma non è finita. La vicina della vittima, Marcella Lulka, riferì ai detective che verso le ore 14:00 del 19 agosto, il giorno dell’omicidio, si era presentato nel suo appartamento, un individuo, che, a suo dire, asseriva di essere stato mandato dal proprietario dell'immobile per imbiancare le pareti. Essendo stata oggetto di ripetute avanches, la Lulka aveva allontanato energicamente l’individuo, intimandogli di andarsene minacciando di chiamare il marito, presente in casa. L’uomo allora si allontana, asserendo di aver sbagliato appartamento.

Grazie alla testimonianza della donna, ora lo Stangolatore, o il presunto tale, ha un volto e un’identità. Si tratta di un uomo fra i venticinque e trent’anni, di altezza media e biondo scuro.

Il 31 dicembre 1962, sempre nel sobborgo di Back Bay viene ritrovato il cadavere di Patricia Bissette, una segretaria di ventitrè anni. A fare la macabra scoperta è il suo superiore il quale, preoccupato per l’assenza della ragazza dal posto di lavoro, si reca a casa sua.

La Bissette è stata violentemente sodomizzata, (sono presenti numerose lacerazioni nell’ano) ed è stata strangolata. Al suo collo vengono trovate numerose calze di nylon legate fra di loro. La casa, come da copione, è stata messa sottosopra.

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Dossier scritto da:
Alessandro Nespoli

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