Albert De Salvo (pagina 2)

Lo Strangolatore di Boston: gli omicidi del 1963

Dopo un paio di mesi lo Strangolatore torna a colpire. Si tratta di Mary Brown, 68 anni, il cui corpo viene trovato nella sua casa, a Lawrence, a circa trenta chilometri da Boston. È stata stuprata, picchiata selvaggiamente e strangolata.

Mercoledì 8 maggio 1963 viene ritrovato il cadavere di Beverly Samans, la vittima più maltrattata.

La ragazza, una studentessa di ventitre anni, viene ritrovata esanime da un suo amico, stesa su di un divano con le gambe allargate e le mani legate dietro la schiena, ma non è stata violentata. In bocca ha degli stracci messi dall’assassino per non farla urlare. Infatti la Samans era una studentessa di canto lirico, attività questa che gli aveva sviluppato vistosamente i muscoli del collo, rendendo difficile lo strangolamento da parte del mostro.

Tuttavia viene accertato che il motivo del decesso non è stato dovuto allo strangolamento (le calze annodate al collo avevano solo un valore ‘rappresentativo’), ma in seguito alle coltellate inferte. Ne vengono contate ventidue, diciotto delle quali solo sul seno sinistro, le quali hanno procurato uno squarcio molto profondo, a forma di occhio di bue. Il coltello insanguinato viene ritrovato in un lavandino.

In particolare c’è una cosa che viene compresa dagli inquirenti, dedotta proprio dall’osservazione dei particolari di questo caso: il misterioso serial killer ha cambiato nuovamente Modus Operandi. Ma questo dato rende ancora più sconfortati i detective, che in preda alla disperazione, contattano un sedicente E.S.P, Paul Gordon, di professione pubblicitario.

Questi riesce a dare un nome all’omicida, controllando fra le schede dei pregiudicati con precedenti di molestie sessuali. Si tratta di Arnold Wallace, ventisei anni, estremamente pericoloso e da tempo ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale statale di Boston.

Per una curiosa coincidenza, si scopre che Wallace, ha tentato circa cinque o sei evasioni dall’ospedale, esattamente in corrispondenti con le date omicidi. Lo stesso E.S.P, Gordon, una volta recatosi da Wallace, afferma senza mezzi termini che è lui lo "Strangolatore di Boston".

Il presunto omicida risulta più coriaceo del previsto, avendo un quoziente intellettivo di 60.
Non riesce infatti a distinguere la realtà dalla fantasia e ciò lo scagiona, facendo crollare la teoria del medium.

Intanto il vero assassino continua indisturbato la sua strage.
L’8 settembre 1963 viene ritrovato a Salem il corpo di Evelyn Corbin, 58 anni, divorziata. Il cadavere giace sul suo letto, nudo con la faccia rivolta in giù. Il mostro è tornato al suo vecchio stile: l’ha strangolata con delle calze di nylon. In bocca ha dello sperma, in più l’assassino si è divertito, per prendere in giro le forze dell’ordine, a cerchiare col rossetto, le sue secrezioni. L’appartamento è nel caos, ma come all’inizio, niente furto.

Il 25 novembre 1963 è la volta di Joann Graff, ventitrè anni, disegnatrice industriale, molto religiosa.

In realtà, come affermeranno gli inquirenti, la morte risale a tre giorni prima, 22 novembre, data dell’assassinio del presidente John F. Kennedy a Dallas. Ha sul collo due calze attorcigliate, la vagina è lacerata e sui seni ci sono tracce di morsi molto profondi.
Fortunatamente c’è un testimone. Un inquilino del palazzo racconta agli inquirenti, di aver visto, il giorno dell’omicidio, un giovane sui ventisei anni, con i capelli impomatati e i pantaloni verdi. Aveva chiesto dove viveva la Graff.

Un giovane Albert De Salvo, arrestato
foto: una foto segnaletica di un giovane Albert De Salvo.

Lo Strangolatore di Boston: felice anno nuovo

Il 4 gennaio 1964, due studentesse trovano il cadavere di una loro compagna, Mary Sullivan di soli diciannove anni. Le condizioni in cui è stato abbandonato il corpo sono a dir poco grottesche. Questa volta il mostro s’è voluto divertire.

La ragazza è stata strangolata, fin qui è stato seguito il normale copione delle altre vittime. Ha sul collo quello che oramai è divenuto, il marchio di fabbrica dello Strangolatore: due calze di nylon legate fra di loro, fino a creare una coccarda bianca e rossa. Sulla pianta dei piedi gli è stato appiccicato un adesivo, con su scritto "Happy New Year".

Il cadavere è disposto in posizione seduta sul letto, mentre la testa è appoggiata al muro. Dalla bocca cola dello sperma, ma l’aspetto più orribile di tutta la faccenda è che il mostro le ha ficcato dentro la vagina un manico di scopa, per circa quindici centimetri.

In seguito a questo brutale omicidio i giornali locali si scagliano contro l’inettitudine della polizia.

Lo Strangolatore di Boston: nasce lo Strangler Bureau

Il 17 gennaio 1964, il coordinamento delle indagini passa al Procuratore Generale del Massachussets, Edward Brooke, unico procuratore afroamericano di tutti gli Stati Uniti. È un uomo molto coraggioso, essendo anche di posizioni repubblicane in un paese governato da una salda maggioranza democratica.

Con lo stesso coraggio fonda un nuovo corpo investigativo, la Special Division of Crime Research and Detection, poi ribattezzato "Strangler Bureau", di cui fanno parte alcuni dei migliori membri della polizia di Boston. Al vertice della squadra vi sono: Edward Brooke (Procuratore Generale del Massachussets) e John S. Bottomly (Vice Procuratore Generale).

Oltre a numerosi agenti della polizia locale, la squadra può contare anche sulla competenza di validi elementi quali: Phillip DiNatale (detective), James Mellon (agente speciale), Stephen Delaney (agente), Donald Kenefick (ufficiale medico della polizia e, in quanto tale, coordinatore del Comitato Consultivo Medico – Psichiatrico, un’equipe composta dai migliori esperti di medicina forense).

Dallo studio delle trentasettemila pagine dei rapporti, raccolti durante gli undici omicidi, gli esperti della squadra pervengono a una prima valutazione: non può trattarsi di un solo omicida, in quanto il target delle vittime è troppo eterogeneo, quindi l’assassino deve essere più di uno.
Gli omicidi in cui il modus operandi risulta differente, sono quindi da attribuire a un mitomane.

In seguito, il dottor, Kenefick redige un profilo dettagliato dell’omicida: si tratta di un uomo sui trent’anni, celibe, molto preciso. Ha una grande dimestichezza con la manualità, quindi è probabile che svolga un lavoro, o coltivi con particolare passione, un hobby, dove questa caratteristica è preminente.
Non coltiva rapporti umani, non ha un amico.
In conclusione è completamente solo.

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Dossier scritto da:
Alessandro Nespoli

La copertina del libro Figlio del tuono (Storie dal NeroPremio)
La storia del serial killer Andrei Chikatilo

La storia del serial killer Robert Berdella

La storia della serial killer Leonarda Cianciulli

La storia del serial killer Jeffrey Dahmer

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