Donato Bilancia (pagina 3)

Il primo della lista: Giorgio Centenaro.
Ormai schiavo dell’idea di vendicarsi, il 14 ottobre del 1997 Bilancia imbocca, forse senza esserne consapevole, una strada che lo porterà a uccidere diciassette persone e a diventare il serial killer italiano che ha mietuto più vittime.
Dopo essersi appuntato il numero di targa dell’auto di Centenaro, si reca agli uffici dell’ACI e risale all’indirizzo dell’uomo, poi lo aspetta sotto casa. Sono le quattro del mattino quando lo vede parcheggiare e dirigersi verso il portone. Lo raggiunge alle spalle e gli dice: «Ciao, come stai? Adesso andiamo a casa tua e ci facciamo una partitina, io e te.» Arrivati nell’appartamento, gli ordina di togliersi tutti i vestiti, tranne le mutande e la canottiera. Bilancia sa che usare la pistola non sarebbe saggio: Centenaro abita in una mansarda e il rumore dello sparo si sentirebbe in tutto il palazzo.
Lo lega allora con del nastro adesivo, poi gli tappa naso e bocca con le mani. Ogni tanto gli permette di respirare, intanto gli spiega perché lo stia facendo. Alla fine, senza esitazioni, lo soffoca. Si accerta che sia morto dandogli un calcio nei testicoli.
Apre la porta e se ne va.

Il secondo della lista: Maurizio Parenti.
Come già ha fatto con Centenaro, Bilancia attende che Parenti rientri a casa per mettere in pratica il suo piano. Fa finta di passare per caso in macchina da quelle parti, e nel vederlo gli dice: «Ho delle cose da farti vedere, degli orologi, se ti può interessare.» Parenti, che è un collezionista, lo invita a raggiungerlo. Parcheggia, allora, e scende dall’auto con in mano un sacchetto, all’interno del quale, invece degli orologi, ci sono guanti e nastro adesivo.
Entrati nel portone, estrae la pistola e imbavaglia l’amico. Lo conduce all’interno dell’appartamento e lo lega a una sedia in cucina, si fa dire dov’è che tiene i soldi.
La moglie di Parenti, Carla Scotto, si sveglia e si accorge di ciò che sta accadendo. Viene immobilizzata anche lei.
Bilancia si appropria del contenuto della cassaforte (tredici milioni e mezzo in denaro, una scatolina piena di orologi, assegni) soltanto per sviare le future indagini, getterà poi ogni cosa tranne i contanti.
Parenti e la moglie sperano intanto che col furto finisca tutto, che Bilancia abbia solo bisogno di soldi, ma quest’ultimo li conduce in camera da letto e inizia a parlare. Se sta agendo in questo modo un motivo c’è, e Maurizio lo conosce bene.
Parenti comprende di non avere speranze e poggia il capo sulla pancia della moglie. Bilancia gli stende sopra il copriletto, poi spara due volte. Alla donna destina un solo proiettile, al petto.
Prende la borsa con l’attrezzatura e gli oggetti sottratti e lascia l’appartamento.

Furti col morto.
Uccisi Centenaro e Parenti, Bilancia ha ottenuto la propria vendetta, ma una volta provata l’esperienza dell’omicidio non riesce più a controllarsi: la violenza che ha scoperto essere parte integrante della sua personalità ha bisogno di venir fuori e prevarica ogni freno razionale. «Penso che in me convivano due personaggi, che chiamerò B1 e B2» dirà ad Andreoli. «Fino al giorno del mio primo delitto, fortunatamente, B1 è sempre riuscito a controllare, anche se parzialmente, B2, quello più trasgressivo... Nei mesi in cui ho commesso gli omicidi era B2 a dominare su B1...»
Il 27 ottobre 1997 segue Bruno Solari fino a casa, con l’intento di rapinarlo. Poco dopo che l’uomo è salito nel proprio appartamento, citofona e con la scusa di avere una raccomandata da far firmare si presenta alla porta e viene invitato a entrare. «Abbiate pazienza» dice a lui e alla moglie, «questa è una rapina.» Quando Maria Luigia Pitto inizia a urlare, perde la testa e la uccide. Spara poi anche al marito. Se ne va senza toccare niente, e ha il sangue freddo per fischiettare con noncuranza di fronte a una ragazza che incrocia scendendo le scale.
Il duplice omicidio è stato lo sfortunato epilogo della rapina andata male, ma ciò che accade pochi giorni dopo conferma che Bilancia non ha più considerazione per la vita altrui. Non avendo soddisfatto il proprio bisogno urgente di soldi, egli decide infatti di derubare il cambiavalute Luciano Marro. Ne studia i movimenti per alcune sere e si accorge che l’uomo va a gettare l’immondizia lasciando aperto il blindato. Il 13 novembre gli sottrae circa quarantacinque milioni di lire, poi l’uccide, per evitare che possa testimoniare contro di lui. Coi soldi in tasca, s’allontana dal luogo del delitto.
Siamo giunti così a sei vittime: tre uccise per vendetta, tre per soldi. Da questo punto in poi, però, qualcosa cambia: l’omicidio diventa un fine e Bilancia ammazza perché non può più farne a meno.

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Dossier scritto da:
Giuseppe Pastore

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