Gianfranco Stevanin, la storia del serial killer

Nome completo: Gianfranco Stevanin

Soprannome: Il Mostro di Terrazzo

Data di nascita: 2 ottobre 1960

Data di morte: in vita

Vittime accertate: 6, di cui 4 identificate

Modus operandi: soffocava o strangolava le sue vittime durante atti di sesso estremo.


Gianfranco Stevanin: l'infanzia, l'adolescenza e l'incidente

Gianfranco Stevanin nasce il 2 ottobre 1960 a Montagnana, in provincia di Padova, da Noemi Miola e Giuseppe Stevanin.
Il bambino trascorre i primi quattro anni di vita in quella campagna assolata poi i genitori lo mandano in collegio, dai preti, mentre la madre sta portando avanti una gravidanza che si concluderà con un aborto.

Al ritorno, Gianfranco inizia a frequentare le scuole elementari: è un bambino socievole e non ha problemi a rapportarsi con i compagni e a creare delle amicizie.

Verso i sette anni si ferisce mentre usa un attrezzo agricolo. La ferita alla testa richiede quattro punti di sutura ma poteva andare decisamente peggio. I genitori si preoccupano talmente tanto che decidono, per tenerlo lontano dai guai, di mandarlo in un collegio di suore. Qui rimane fino al primo anno delle superiori.

Dopo il collegio il ragazzo decide di continuare gli studi in una scuola pubblica di Legnano ma il 21 novembre 1976 ha un grave incidente stradale con la moto.

L'incidente procura a Stevanin una frattura frontale e un notevole trauma cranico. Viene sottoposto a un’operazione ma le lesioni sono molte e gravi: lesione bilaterale dei lobi frontali e delle vie nervose collegate al sistema limbico. L'atrofia provoca poi delle crisi epilettiche.

Da quel momento la vita di Gianfranco Stevanin cambia in modo radicale, ha riportato un danno neurologico rilevante e le conseguenze si faranno sentire molto presto.

Lui stesso ammetterà: "Dopo il trauma sono cambiato, ho dovuto cambiare. Sono tornato dall'ospedale e mi sono ritrovato senza amici, senza compagnia. Non potevo più fare il motocross, il mio sport preferito. Ero diventato più tranquillo, misuravo le parole e i fatti. Mia madre era diventata ancora più protettiva di prima, ero sempre sotto una cappa. A scuola non riuscivo a rimanere concentrato a lungo e avevo forti emicranie".
E così Stevanin lascia gli studi.

Gianfranco Stevanin: il rapporto più importante

Nel 1980, a 20 anni incontra Maria Amelia e rimane con lei fino ai 25. Per lui è stato il rapporto più lungo e importante. A un certo punto la ragazza si ammala e su pressione dei genitori la coppia si scioglie.

Stevanin dà la colpa alla famiglia. "Finì per colpa dei miei genitori. Hanno fatto di tutto perché la lasciassi. Intervenivano sempre, non mi consideravano un adulto. (...) Dopo di lei ho avuto altri rapporti sentimentali ma si sono sempre interrotti perché io cercavo la sua sosia e non la trovavo".

A quel punto Stevanin si dedica solo a rapporti occasionali, fatti di una notte e via, senza legami.

Scopre così il mondo delle prostitute. Con il sesso a pagamento può soddisfare quelle fantasie che fino alla maggiore età erano rimaste sono nella sua mente.

Il ragazzo confessa però che "...le fantasie sarebbe meglio che rimanessero tali. Passando alla realtà non mi eccitavano più".

Gianfranco Stevanin: il sesso e le prostitute

Il sesso è una parte importante nella vita di Gianfranco Stevanin ed è praticamente essenziale e intrinseco negli omicidi.

Stevanin ammette di aver scoperto la sessualità intorno ai dodici anni e a tredici di aver avuto il primo rapporto sessuale con una ragazza di 24, sposata. Lui stesso confessa: "Lei mi ha usato e non mi è dispiaciuto, in questo modo ho conosciuto il sesso in prima persona".

La famiglia di Stevanin era però molto cattolica e la sessualità era vista in modo rigido, sua madre gli regalò un libro sull'educazione sessuale ma senza mai parlarne di persona.

Del resto il ragazzo aveva già imparato da altre fonti. Libri scientifici, riviste porno. Un giorno la madre trova le riviste in casa e scoppia il finimondo. Ma poi tutto si calma. Per Stevanin il sesso non era peccato, solo una parte naturale della vita.

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Dossier scritto da:
Carla Cigognini

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