Pedro Lopez, la storia del serial killer

Nome completo: Pedro Alonso Lopez

Soprannome: Il mostro delle Ande

Nato nel: 8 ottobre 1948

Morto il: in vita

Vittime accertate: 57

Vittime supposte: 310

Modus operandi: segue la preda anche per giorni, poi la rapisce e la conduce in un luogo sicuro. Dapprima opera violenza sulla giovane vittima, infine procede allo strangolamento mentre la guarda fissamente negli occhi.



Con tutta probabilità Pedro Alonso Lopez è "in gara" con pochi altri assassini malati e degenerati per detenere il primato di uccisioni fra i serial killer di ogni epoca, almeno per quanto ci è dato conoscere. Si ritiene, infatti, che nel corso della sua folle carriera abbia soppresso qualcosa come 310 giovani ragazze, un record difficilmente eguagliabile.

Alla stregua di Don Giovanni, che si vantava delle sue conquiste e ne forniva un elenco dettagliato paese per paese, così Pedro confessa agli investigatori di avere ucciso di sua mano perlomeno 110 ragazze in Ecuador, 100 in Colombia e molte più di 100 in Perù.

Di fatto Lopez è, insieme a Luis Alfredo Garavito e Daniel Camargo Barbosa (anch'essi già trattati su LaTelaNera.com), uno degli assassini più famosi e prolifici nati in Colombia e un vero incubo di morte per l'intero continente sudamericano.

Solo se si considera la vastità, e la scarsa densità di popolazione in quelle terre, ci si può rendere conto come questo omicida seriale possa avere commesso una simile strage quasi indisturbato. Nella maggior parte dei casi Pedro si trova ad agire in zone abitate da indios privi di qualsiasi tutela da parte delle forze dell’ordine, si tratta di una vita piuttosto facile per un assassino dai grossi appetiti come lui, anche se a un certo punto la buona sorte lo abbandona e si trova a rischiare grosso.

Ma procediamo con ordine.

L’infanzia di Pedro Lopez: un vero ragazzo di strada

Pedro Alonso Lopez nasce a Tolmia, Colombia, l'8 ottobre 1948 (sotto il segno zodiacale della Bilancia), durante un periodo di particolari conflitti sociali, in un tempo e in un luogo della Terra nel quale nessuno avrebbe, in effetti, mai desiderato nascere (potendo scegliere, naturalmente).

Giusto un anno prima, nel 1948, viene assassinato un politico liberal popolare: Jorge Eliecer Gaitan e il paese sprofonda nella guerra civile. Il periodo d’anarchia si protrae per dieci anni e costa alla nazione qualcosa come 200.000 morti.

Pedro è figlio di una prostituta, il settimo di tredici fratelli e sorelle. La sua è un’infanzia infelice.
La madre è una figura dominatrice che alleva, se così si può dire, i bambini con autentico pugno di ferro. Ma il ragazzo si trova pur sempre in un casa e qualsiasi cosa è meglio di quello che succede nelle strade, dove la guerriglia, le forze paramilitari e i membri delle forze armate nazionali sono ovunque impegnati a combattersi senza esclusione di colpi, tanto che in Colombia, in quegli anni, la percentuale di criminalità raggiunge livelli 50 volte superiori a quello di tutti gli altri paesi del mondo.

Nel 1957, all’età di otto anni, la madre lo sorprende in atteggiamento inequivocabile con la sorella più giovane: il suo peggior incubo diventa realtà, la donna lo butta fuori di casa e gli ordina di non fare più ritorno. Adesso Pedro si trova nell’inferno delle strade, senz’altra compagnia che se stesso.

Le cose per lui cambiano rapidamente quando un uomo di una certa età gli offre del cibo e la prospettiva di un luogo dove potere vivere. Il ragazzo quasi non crede alla fortuna che sembra finalmente arridergli, e lo segue. L’uomo lo conduce in edificio abbandonato. Ma appena giunto in quel luogo solitario lo aggredisce e lo violenta sodomizzandolo più volte, prima di lasciarlo tornare di nuovo alla strada dove lo aveva trovato.

La devastante esperienza crea in Pedro avversione e timore nei confronti degli estranei, sentimento che giunge quasi al limite del terrore. Dorme in edifici abbandonati e solo di notte emerge dal suo nascondiglio in cerca di cibo fra i bidoni dei rifiuti e gli immondezzai.

Passa quasi un anno prima che Pedro trovi finalmente il coraggio di viaggiare per il paese e finire a Bogotà, la capitale. Qui giunto, trascorre alcuni giorni a mendicare cibo e a frugare fra i rifiuti, poi una coppia di americani residenti nel luogo lo nota. I due non possono fare a meno di provare una profonda pena per l’aspetto scheletrico e denutrito del ragazzo. Gli offrono un pasto caldo e lo pregano di andare a vivere con loro. Pedro non se lo fa ripetere due volte, e accetta. Trova così una stanza e un tavolo tutto suo e poi l’iscrizione a una scuola per orfani, cose che non solo non aveva mai avuto, ma nemmeno sognato di possedere.

Tuttavia il destino ha in serbo per Pedro un'altra svolta crudele.

Una foto dell'assassino seriale Pedro Lopez


Pedro Alonso Lopez: adolescenza amara e carriera criminale

Nel 1963, all’età di 12 anni, un maestro lo aggredisce sessualmente, durante un giorno di scuola. Tutti i ricordi precedenti ritornano d’un colpo a galla e l’odio cresce dentro di lui. Il passo successivo è quello di rubare denaro dall’officina della scuola, quindi Pedro fa ritorno verso l’unico luogo di salvezza che conosce, la sua prima casa (in un certo senso), ovvero le strade della Colombia.

La guerra civile è ormai cosa del passato, adesso c’è solo una sorta di guerra fredda, e possibilità di lavoro che prima non esistevano, le fabbriche che avevano chiuso riaprono, ma Pedro è tagliato fuori, non ha avuto alcuna esperienza lavorativa e possiede solo una educazione minima. Passa i sei anni seguenti a mendicare e commette tutta una serie di piccoli reati per sopravvivere.

Durante questi suoi anni giovanili impara a rubare automobili. Ha poco da perdere e c’è chi compra e paga per i suoi servizi. Diventa un ladro di veicoli molto abile, che si fa notare come il più giovane "apprendista del giro".

Una foto dell'assassino seriale Pedro Lopez in prigione


Pedro Lopez: gli anni della prigione e i primi omicidi

A dispetto delle sue capacità, nel 1969, all’età di 18 anni, Pedro Lopez viene arrestato per furto d’automobili e condannato a sette anni di prigione. È dentro da appena due giorni quando subisce violenza da parte di quattro detenuti più anziani di lui.

In seguito a questo episodio giura a se stesso che nessuno lo toccherà di nuovo. Costruisce un rudimentale coltello utilizzando gli utensili della prigione, poi, nelle due settimane che seguono, compie la sua vendetta uccidendo tutti e quattro gli uomini che lo avevano stuprato. Le autorità giudicano il caso come legittima difesa e si limitano ad aggiungergli altri due anni rispetto alla condanna iniziale per furto.

La prigione, con la sua inevitabile dura scuola di sofferenze, procura un danno irreparabile alla mente di Pedro, una trasformazione irreversibile. Anche se non va dimenticato come una buona parte di colpa sia imputabile anche alla madre, madre che lo ha abbandonato a se stesso scacciandolo di casa, che non ha mai avuto alcuna forma di comunicazione con lui e che addirittura soddisfaceva le sue curiosità con riviste pornografiche.

Pedro si sta avviando all’età adulta, ma nella sua mente l’idea di avere una moglie diviene un pensiero inconcepibile. Nella testa, sua madre detiene la colpa di tutti i patimenti che ha dovuto sopportare nella propria esistenza, e forse non sbaglia del tutto. «È tipico» disse una volta Robert Ressler, compilatore di profili criminali per l’FBI. «Molto spesso gli assassini seriali sono posseduti da forme ossessive nei confronti della loro madre. Insomma, una relazione di odio e amore, parlando in termini comuni. Queste donne non possono certo candidarsi a madri dell’anno e, sebbene non abbiano necessariamente commesso degli abusi, è chiaro che il loro rapporto coi figli è alla base delle devianze che in loro esploderanno con efferata violenza da adulti. Il filo conduttore sembra essere l’elemento sessuale: madri spesso seducenti, che hanno diversi partner sessuali dei quali i figli sono consapevoli. E, naturalmente, per i figli di una prostituta è ricorrente osservare questo tipo di condotta nel comportamento abituale della propria madre.»

Quanto quest’insieme di cose inciderà sul futuro di Pedro, lo si vedrà una volta ritornato libero.

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Dossier scritto da:
Giuseppe Agnoletti

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