Theodore Kaczynski (pagina 5)

Unabomber: la rivendicazione

Finita la campagna dinamitarda, o almeno messala un po’ in disparte, Ted Kaczynski iniziò quella che possiamo definire la fase di rivendicazione degli attentati di Unabomber, per fare sapere a tutti che cosa stesse facendo e perché.

Per fare questo redasse il suo Manifesto di 35.000 parole e lo fece arrivare alle maggiori testate giornalistiche degli Stati Uniti d'America, il New York Times e il Washington Post, con la richiesta che fosse pubblicato, condizione necessaria perché lui smettesse di mettere bombe.

Nel documento da lui redatto, si parlava dell’odio verso il nuovo e il progresso, e si diceva che l’avvento del computer non avrebbe portato all’uomo niente di buono.

Bisognava quindi che il genere umano ritornasse indietro, vivendo più al contatto con la natura. Era la mente che doveva avere il ruolo principale nel risolvere i problemi, e per fare questo era necessario portare la società a un collasso sociale, per ripristinare il dominio dell’uomo sulle cose.

Questo era anche il motivo per cui Unabomber firmava i suoi ordigni con il legno, il ritorno cioè alla natura, usare materiali naturali.

Theodore Kaczynski (Unabomber): la cattura e la condanna

Fu proprio leggendo questi articoli firmati dall'Unabomber che David Kaczyniski (fratello di Theodore) e sua moglie Linda riconobbero il modo di parlare di Ted.
Lo sconforto prese entrambi perché non sapevano cosa fare, ma optarono per la cosa più giusta e coraggiosa: anche se fosse costata la pena capitale al fratello, volevano salvare altre vite probabilmente in pericolo.

Unabomber, l'interno della sua capanna Dopo consigli con gli esperti e raggiunta la certezza che fosse proprio lui il serial killer, David denunciò Ted alle autorità, e questo permise di raggiungerlo nella sua baracca nel Montana.

Il 3 aprile del 1996, Donald Sachtelben e una squadra di agenti dell’FBI fecero irruzione e arrestarono Theodore Kaczyniski.

Fu selezionata la giuria e il 22 dicembre 1997 Unambomber fu processato per dieci capi d’accusa.

I primi di gennaio del 1998 Kaczynski tentò di suicidarsi, per rimanere nello schema di chi sprezza il pericolo e la vita.

Il 22 gennaio dello stesso anno, si dichiarò colpevole di tutti i capi d’accusa e fu condannato, ma la pena capitale gli fu risparmiata e commutata in ergastolo.

Il 10 agosto 2006 il giudice Garland Burrell jr. ha messo in vendita gli oggetti personali di Theodore Kaczynski, sequestrati al momento dell’arresto nel Montana, in un’asta su Internet, e i proventi sono stati usati per risarcire le famiglie delle vittime.
Naturalmente tra gli oggetti messi in vendita non ci sono i contenitori e i materiali per costruire le bombe.

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Dossier scritto da:
Carlo Anzini

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