Arthur Shawcross, la storia del serial killer

Nome completo: Arthur John Shawcross

Soprannome: Genesee River Killer

Nato il: 6 giugno 1945

Morto il: in vita

Vittime accertate: 13

Modus operandi: uccisione per strangolamento. Ritorno sulla scena del delitto per deturpare i cadaveri. Riferiti, ma dubbi, episodi di cannibalismo.


Uno strano bambino.
Arthur John Shawcross nasce di sette mesi, il 6 giugno del 1945, nel Maine. Il padre, Arthur Roy, è un caporale dell’esercito: nell’attesa che egli termini il servizio militare, sua moglie Bessie porta il piccolo Arthur junior con sé a Watertown, nello stato di New York, a vivere a casa della cognata.

Watertown è una cittadina piccola e accogliente, pochi abitanti e un clima “familiare” che favorisce l’instaurarsi di solidi rapporti all’interno della comunità, soprattutto per la famiglia Shawcross, ben radicata nella zona. Nonostante però le favorevoli condizioni, il piccolo Arthur sente come estranei i suoi stessi parenti e comincia invece a interloquire precocemente con una serie di personaggi immaginari. Accanto a questa tendenza a isolarsi dal mondo reale per interagire con quello fittizio costruito dalla fantasia, dopo la nascita del fratellino Jimmy, si rende protagonista di reiterati episodi di enuresi che costituiscono un primo significativo indizio del suo futuro da serial killer.

Enuresi/piromania/crudeltà con gli animali, è questa infatti la famosa Triade di MacDonald, i tre segnali che più spesso si riscontrano nelle infanzie di chi da adulto è diventato un omicida seriale.

Il piccolo Arthur bagna il letto in maniera cronica, diventando ben presto oggetto di scherno da parte di alcuni parenti.
A questa situazione di disagio familiare, va ad aggiungersi il mancato inserimento scolastico. Il suo rendimento non è cattivo, ma Arthur trascorre gran parte del tempo da solo, tenuto a distanza dagli altri bambini che guardano con sospetto il suo continuo dialogo a voce alta con interlocutori inesistenti. Per ingraziarsi alcuni dei ragazzini più grandi, comincia a bulleggiare con i piccoli e i deboli, e ad andare in giro con una barra di ferro da usare per picchiarli. A ogni colpo che infligge fa seguire effetti sonori simili a quelli dei fumetti: “Bang! Zap! Boom!”.
Dopo il suo arresto, un’insegnante racconterà come Shawcross a scuola apparisse "continuamente coinvolto in fantasie varie, all’interno delle quali percepiva se stesso come una persona diversa, meritevole di rispetto e dignità."

All’età di nove anni, visto il suo preoccupante comportamento, Arthur viene sottoposto a una serie di test psicologici per comprendere la causa del suo disagio. I medici che lo valutano riferiscono di “opprimenti sensi di inadeguatezza e di abbandono e rifiuto, sulla base dei quali ha sviluppato un forte risentimento nei confronti dei familiari, in particolar modo della madre.”
Parallelamente al rafforzarsi del comportamento antisociale, il suo rendimento scolastico subisce un netto peggioramento. Quando arriva in quinta elementare, ha già tre anni più degli altri bambini.
Come riferirà in seguito, già in questo periodo l’idea del sesso è sempre presente in lui, e si delinea col passare del tempo come un’ossessione da cui non riuscirà mai a liberarsi.

All’età di otto anni, Shawcross si masturba frequentemente e, stando a quanto affermerà agli psichiatri che lo esamineranno, intrattiene relazioni di sesso orale sia con bambini maschi che femmine, e pure con animali da allevamento, soprattutto pecore e mucche – una volta con un cavallo, e con una gallina che uccide durante un "gioco".
Le motivazioni di tale comportamento stanno nelle violenze che subisce da parte della zia, Tina.

Per la maggior parte degli omicidi seriali, i traumi psicofisici subiti in età infantile rappresentano uno dei motivi principali della formazione di personalità psicopatiche e antisociali: nel caso di Shawcross, l’elemento deviante, o quanto meno uno dei tanti, è una precoce iniziazione al sesso orale da parte della zia.
L’esperienza indirizza così gli immaturi istinti sessuali dello Shawcross bambino verso una pratica di cui non riuscirà più a fare a meno.

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Dossier scritto da:
Giuseppe Pastore

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